
La politica dei talk show sta perdendo il senso della realtà. Il futuro dei cittadini si gioca in una battuta contro l’avversario, mentre sembra quasi impossibile che qualcuno trovi il coraggio e l’umiltà di ammettere un errore. Sarebbe già una rivoluzione. E poi ci si stupisce se sempre meno persone vanno a votare.
Ma votare chi? I partiti dovrebbero compiere un gesto di realismo e consentire ai cittadini di scegliere davvero i propri candidati: persone stimate, che hanno visto crescere, studiare, lavorare, impegnarsi nel volontariato e nella vita della comunità. Invece, nella politica dei talk show domina il dileggio. Si invita magari l’ultimo dei consiglieri comunali, eletto con sette, dico sette, preferenze, che pontifica, giudica e critica il presidente di un altro Paese, eletto da milioni di cittadini, senza sapere praticamente nulla della sua realtà. E giù risate, applausi e slogan.
Nei talk show si straparla anche di sanità pubblica senza rendersi conto che i primi a soffrirne sono i malati. Persone che non possono fare altro che aspettare il proprio turno, sperando in una telefonata, perché non possono permettersi non una clinica di lusso, ma nemmeno una semplice visita privata. E la colpa, puntualmente, è sempre di qualcun altro.
Questo atteggiamento è diventato insopportabile e offende l’intelligenza dei cittadini, perché tutti, nessuno escluso, hanno avuto responsabilità di governo a livello nazionale o locale. Per carità, i comici vanno benissimo e aiutano a sorridere. Ma quando l’originale diventa più divertente dell’imitatore, allora la situazione dovrebbe preoccuparci. Una risata può alleggerire una serata, ma non può sostituire il confronto sui problemi reali. Non quando si parla della salute, del lavoro, degli stipendi che non bastano ad arrivare a fine mese, del costo della vita che cresce e delle difficoltà quotidiane di milioni di famiglie. C’è chi deve rinunciare a cure mediche, chi fa i conti con bollette sempre più pesanti e chi, per andare a lavorare, trascorre ore sui treni dei pendolari. In questi casi servono risposte, non battute. Eppure il dibattito pubblico sembra preferire la polemica permanente alla ricerca di soluzioni concrete. Si rincorrono le dichiarazioni ad effetto, si costruiscono polemiche sui social e si dimentica che dietro i numeri ci sono persone in carne e ossa.
Povero Salvini, ogni occasione è buona per metterlo sotto tiro. Certo, se si togliesse dalla fronte il bersaglio sarebbe forse meno esposto alle critiche. E una scelta potrebbe essere quella di lasciare il Ministero dei Trasporti, visto che i disagi continuano a essere sotto gli occhi di tutti. Ma il motivo principale di queste riflessioni riguarda la sanità. L’ultima idea, infatti, è quella di sperimentare l’attività dei medici di famiglia nelle Case di Comunità per sei ore alla settimana. Una proposta che appare difficile da comprendere, soprattutto se si considera che già oggi molti cittadini faticano a trovare un medico di base disponibile. Se i medici mancano, come si può pensare di sottrarre altro tempo alla loro attività ordinaria. Ecco, nei talk show dovrebbero essere invitati proprio coloro che elaborano e propongono simili soluzioni. Dovrebbero spiegare ai cittadini come intendono risolvere problemi che sembrano aggravarsi anno dopo anno. Questi sì che meriterebbero imitazioni satiriche. Perché quando certe idee incidono direttamente sulla vita e sulla salute delle persone, il confine tra commedia e realtà rischia di diventare pericolosamente sottile.
Ginevra Matiz

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