In questi tempi bui e perigliosi, dove non si ha più alcun punto di riferimento certo, e neanche incerto, se è per questo, e se non fosse per la rassicurante presenza della Nutella potremmo veramente credere di essere stati teletrasportati su un pianeta sconosciuto, l’unica fonte credibile per ricostruire le tracce della nostra faticosa esistenza sta nella musica. Diciamolo subito: ci ha fregate tutte, amiche care, inutile nascondersi ora dietro a snobberie del genere “Ma figurati, io ho sempre ascoltato i Led Zeppelin e Frank Zappa”, quando so benissimo che intere palettate di rimmel si sono liquefatte dentro i vostri occhi – bruciando maledettamente, sia detto per inciso, perché al nostro autolesionismo non c’è limite – al primo accordo di pianoforte di un Baglioni rauco, o alla prima nota di sassofono di un Venditti gnaulante. Ci hanno messo in ginocchio con una vera congiura, alla quale hanno aderito persino trasgressivi riconosciuti come Vasco Rossi, per rovinare la vita alle donne di un’intera generazione – che sono state, anzi siamo state, particolarmente credulone, perché è mai possibile che uno strapanato come Vasco, al cui solo apparire suonano tutti gli allarmi, compresi quelli del Mulino Bianco, possa cantare “Sei chiara come un’alba, sei fresca come l’aria” e farci credere al miracolo della conversione?! Questa è stata la fregatura delle donne che sono state giovani negli anni Ottanta: credere di poter fare il miracolo. Perché Vasco sì ed il nostro uomo no?! Ecco, il disastro è nato così, è partito da una canzone, è diventato l’Odissea del Terzo Millennio – solo che a questo giro Penelope non si prende nessuna rivincita, i Proci imperversano e Ulisse…bè Ulisse è andato a ritrovare se stesso sulla barca di Briatore.
E Vasco è stato solo il capofila, anzi il capobranco di una banda di manipolatori che ci ha definitivamente portate fuori strada. Alzi la mano chi non ha mai sognato ad occhi aperti ascoltando Venditti cantare “E non c’è sesso senza amore, è la dura legge del mio cuore”, pensando che il proprio uomo, specie di Cromagnon arretrato, non ancora arrivato al disegno su parete della caverna, potesse riuscire finalmente a collegare con una miracolosa Usb – che allora, ammettiamolo, era al di là da venire – il proprio corpo con il proprio cuore, ammesso che riuscisse a rintracciarlo con l’ausilio di Mappy o del Tom Tom, che però erano ancora strumenti sconosciuti. E poi dicono che gli anni Ottanta siano stati leggeri – ma per chi?!
E vogliamo ricordare con tutto lo strazio consentito i danni irreversibili provocati da Baglioni che poetava su “Mille giorni di te e di me”, con queste immortali parole: “Ti presento un vecchio amico mio, il ricordo di me. Per sempre, per tutto quanto il tempo di questo addio, io mi innamorerò di te” – ha fornito un alibi degno di Norimberga a legioni di bastardi in fuga con la segretaria che intanto ci tenevano buone dicendo: ma io ti amo ancora ed un giorno potrei tornare…la classica sindrome del piede nella porta, roba da ergastolo, se esistessero tribunali cui appellarsi per un po’ di sana giustizia sentimentale.
Ma il culmine del disastro, e ci duole dirlo, l’ha toccato Lucio Battisti – lo so, lo abbiamo amato, lo amiamo, lo ameremo sempre, ma dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che è il maggior responsabile delle nostre disgrazie. Perché “Lo scopriremo solo vivendo” è diventato il manifesto degli evanescenti, delle anguille maschili vaganti per il mare magnum delle nostre sconcertate esistenze – se la Chiesa si decidesse a riconoscere San Mai come santo patrono delle donne, tutte, senza alcuna eccezione, “Lo scopriremo solo vivendo” diventerebbe l’inno ufficiale della ricorrenza, da cantare in coro come memento della nostra imbecillità e dell’altrui profonda bastardaggine.
Ed il fatto che gli anni Ottanta siano ormai lontani, ed il nostro cuore un po’ più forte, non ci impedisce, oggi, di cascarci ancora – sono due mesi che si vedono donne in lacrime all’interno di macchine ferme in coda nel traffico…no, non piangono di rabbia per il ritardo a cui sono costrette, stanno ascoltando alla radio Tiziano Ferro che canta “Ed ero contentissimo”, ovvero la sintesi di tutte le scuse dei fuggitivi dall’amore. Se avvertite strani ululati provenire dalla strada, sappiate che non si tratta del postino sdraiato dal solito motorino kamikaze, ma della reazione femminile al punto in cui quel caro ragazzo canta “E il mio ricordo ti verrà a trovare quando starai troppo male, quando invece starai bene ti starà a guardare, perché ciò che ho chiesto sempre al cielo è di darti gioia e amore vero”…capito?! Pregano pure per noi, le anime belle…
La versione maschile
Te lo ricordi quando Cocciante cantava “E adesso spogliati come sai fare tu, ma non ti illudere, io non ci casco più” – un vero uomo, c…o!
Pole la donna essere uguale all’omo?!
Chi.Bo.

Cara Chiara,
ho letto con piacere i tuoi divertenti articoli. Ad essere sincero però, li trovo tutti pervasi da una vena di pessimismo e di ineluttabilità. Dai troppo per scontata l’impossibilità ad avere una ben che minima chance di comunicare con gli uomini. Ritieni gli uomini del “Marzian”, ma ti sei maichiesta veramente che “tipo di uomo” hai incontrato nella tua vita? Hai mai tentato di valutare seriamente la preparazione culturale, la sensibilità e la maturità dei tuoi partners. Come spero tu sappia, gli uomini non sono tuttieuguali, grazie al Cielo! Esistono anche uomini preparati, gentili, comprensivi, maturi, disponibili al dialogo e, cosa per me molto importante, pronti a RIDERE!
La “versione maschile” riportata a conclusione di quasi tutti i tuoi scritti, la trovo troppo stereotipata: un uomo sempre immaturo,egoista e menefreghista. Troppo semplice, troppo scontato.
Spero non me ne vorrai, un abbraccio Carlo.
Caro Malabrocca,non sono affatto rinunciataria.Anzi!!Sono recidiva specifica infraquinquennale…Diciamo che ho solo un pò più di esperienza per vari motivi.Tutto qui.E tra uno sbadiglio di Antonio Dani ed un sospiro di Franchini è molto, molto piacevole leggervi. Milena Samà
Che poi, senza scomodare Epidauro, c’è quel vecchio detto che afferma “Chi ha il pane non ha i denti”…e viceversa. I cannibali sono altrove, noi siamo dei dilettanti…
Parafrasando un poeta della corona di Epidauro: “Oh, Chiara, perchè tenti franchini? Non può!”.
Ovvero: ” nun so buono ‘a magnà’ “.
Il mio sospiro, lieve sfiori la tua fronte.
franchini
Andiamo per ordine. Malabrocca, è vero che questa rubrica è una provocazione, è nata proprio per questo, per “provocare” un dialogo ed uno scambio di opinioni. Ma da parte mia non c’è nessuna volontà sadica, credimi, perchè in questo eterno gioco del non capirsi fra uomo e donna ci sono dentro anch’io, purtroppo.
Franchini, ma ti pare che io possa fare la mantide intellettuale come sostieni? La provocatrice, sì, ma non ho velleità cannibalistiche di alcun genere.
Dani, nel mio precedente intervento rispondevo alla tua frase “Chiara scopre oggi le canzonette”, e ti rispondevo che nessuno scopre nulla all’improvviso. Certo che si impara dalle esperienze, è l’unico strumento di conoscenza che abbiamo.
Grazie a tutti per gli interventi, in calce ad una rubrica che, lo ripeto, è nata per parlare e confrontarsi scegliendo la via della provocazione ironica. Senza prendersi troppo sul serio, per non rattristarsi più di quanto la vita già ci porti a fare.
Cara Chiara,
se le personali esperienze non portano nessuna scoperta, nemmeno uno starnuto, a che pro raccontarle? Le leggerò sbadigliando. Antonio Dani
Cara Malabrocca,
realmente non riesco a capire cosa sarebbe la mia “incavatura repressa”. Potresti spiegarmi? Antonio Dani
No! Simpaticissimo malabrocca.
Nessun salto mortale. Ognuno alla sua parte per essere “cortese” (di antica memoria) ad una donna che forse (Dio, Chiara mi uccide!) gioca troppo ad essere mantide (intellettuale).
Ed in fin dei conti, chi osserva e chi provoca?
Il gioco ha sempre tavoli multipli. Qualche volta si perde la posta, se non si conosce il sistema. Che Chiara pretende di conoscere, come tutti noi.
Il problema è nell’individuare il giocatore fortunato (o baro).
Con stima,
franchini
Mamma mia, quando si parla di Donne scoppia il finimondo.
E poi, siamo tutti qui, io da polemico incallito, mia moglie dice che rompo più di uno schiaccianoci, Franchini con la sua verve poetica, Dani con una grande incavatura repressa, la Sammà rinunciataria, non si aspetta più, ormai, che possa esistere l’ Uomo con la U maiuscola e sopra tutti , Chiara, Chiara che con la sua sottile ironia,
come un grande pasticcere, mette le ciliegine al posto giusto, una frecciatina qua, una punturina là, ci porta la dove ella vuole, non sangue ma idee, afferma, ma poi ci strizza come limoni …..
Non la conosco, Chiara, almeno come persona, ma lo so, lo sento, sarebbe capace di farci fare, a noi maschietti, il triplo salto mortale, e magari togliere la rete di sicurezza a salto in corso, e noi lì, in fila, pronti, aspettiamo il nostro turno, convinti che a noi, lo scherzetto non lo farà.
Cari ragazzi, la verità è che, in questo campo, non esistono torti e ragioni, ma solo punti di vista diversi. Di questo parliamo, in realtà, e su questo ci confrontiamo. Nessuno scopre nulla oggi, ognuno porta la propria esperienza e la scambia con gli altri. Per questo continuerai a leggerci, Antonio.
Gentilissimo Dani,
riscontro non per polemica ma per il solo piacere di una conversazione da perditempo, lontana dai clamori ed inquietudini della vita, vera.
Chiara ne da occasione, con il suo volteggio sulle futilità, con discorsi futili; sebbene sottendano altre e intense e sofferte malinconie.
Vero. Condivido.
I miei motti, qui, sono da teatro dei pupi. Ma, mi legge?
Mi risponda altrove. Lascio ampio spazio a riflessioni “serie”. Le attendo . Le ambisco. Non se ne sottragga.
Mi conceda, ci conceda, il riposo dalle angoscie e il naturale e quieto e sorridente nulla.
Forse non è ozio ( la sua manifesta cultura, ho ragione di ritenere sappia dell’ozio).
E’ compiacimento (forse, senz’altro, falso) infantile e goliardico. Ma la morte, quella vera, la si affronta (per chi ne è costretto nel tempo certo) anche con l’eluderla con una sfida recitata.
E’ difficile leggermi, qui?
Sorrida e il cielo le sarà amico. Come, mi abbia amico.
Con sincerità e auguri.
franchini
Cari amici,
permettetemi il punto. Chiara a quaranta, cinquanta o ottant’anni – non avverto differenza, né mi interessa – scopre che i canzonettari indigeni, d’oltre Atlantico o d’oltre Manica ci hanno sempre preso per il culo, con i loro aforismi e verità cretine dentro musicacce cretine. Meglio tardi che mai! Franchini dà colore, facendo il guascone della commedia dell’arte e l’Orlando del teatro dei pupi. Milena è la più vera, assillata dalla persanale scoperta: uomo e stronzo di cane stitico sono sinonimi. Concordo, anzi andrei molto oltre le convinzioni di Milena, ma la legge me lo vieta. Infine Malabrocca dice cose vere, ma a spostarne una sola variabile d’un’acca, è vero l’opposto. Poi sta il più idiota, idiota reale non ironico, il sottoscritto che leggendovi pensa di essere al bar del dopolavoro ferrovieri anni cinquanta, e si chiede sgomento:” Ma io dove sono, e dove vivono, che dicono questi eterni fanciulli pascoliani senza mutande? Continuano a scherzare col fuoco, sceglieranno mai qualcosa senza riservarsi l’uscita di servizio? “. E la risposta è no. Eppure il più idiota continuerà a leggervi. Antonio Dani
Cara, cara Chiara,
mi senbra tu condivida. O, ancora, divago?
Proprio non vuoi (vero che non si scherza sulla tragedia) che tra noi scorra il sangue.
Sai bene che era un modo per “amarci”, tra tutti i tuoi lettori.
Resto abbandonato e morente.
Un caro abbraccio.
franchini
A parte l’insensata barbarie che non vorrei neanche commentare, ovvero il delitto cosiddetto d’onore, ti faccio presente che il possesso è prettamente maschile, come si evince dall’articolo “il” che lo precede, e che le peggiori bastardate gli uomini, di solito, le commettono perchè incapaci di stare soli. Come tutte le donne ben sanno.
La lancio (forse dovrei attendere la prossima puntata): nell’omicidio d’onore l’uomo uccide per solitudine, la donna per possesso.
Il motivo “sentimentale” della barbarie, della violenza è diverso. Come diverso è il pianto.
Sbaglio?
Scorrerà, finto, il sangue. Alfine.
franchini
Caro Malabrocca,magari piangessero…Piangere, in fondo,fa male solo a sè stessi (gli occhi si gonfiano, si tira sù col naso, si perde un pò di smalto ),ma lanciare ogni sorta di oggetti dagli spalti degli stadi o addirittura una moto? E scannarsi per la squadra del “cuore” o per ragioni c.d.politiche?
La donna è mobile soprattutto quando si rende conto che nessun cambiamento il “prescelto” ( è vero, hai ragione,è quasi sempre colpa nostra) ha effettuato nell’arco della vita di coppia.Inutile,egli non matura,non maturerà mai!E quando si illude di esserlo diventato ( sempre tardi e grazie all’opera infaticabile di una donna) dichiarando,così, la propria indipendenza, ahimè, l’uomo nuovo ( il c.d.Sòla tardivo) sparge intorno a sè inutile dolore e sofferenza.. Benedetti siano quei pochi uomini che piangono ai concerti!!Di solito, gli altri piangono, non visti, sulle spalle delle compagne nuove o vecchie che siano…
Ma no, scorreranno idee, che mi sembra meglio…
Quindi, per parafrasare Franchini,
scorrerà del sangue ? !
Caro Malabrocca, il tuo commento è così ricco di sollecitazioni, sia pure condensate in poche righe, che mi ha dato lo spunto per la prossima puntata…grazie, dunque, e ci leggiamo fra qualche giorno…
Pole la donna essere uguale all’uomo ?
Speriamo di no, è stata la prima risposta.
Sicuramente no, è la risposta di oggi.
La donna, agro-dolce parentesi per molte vite vissute nella noia, è uno strano “animale”.
Non vive nella realtà ma è fortemente condizionata dai sogni, per lei la vita non è mai quella che appare ma quella che vorrebbe che sia, da qui i pianti le disillusioni, spesso le recriminazioni “contro” .
Un esempio, la donna si sceglie un uomo (quegli uomini che pensano di essere loro a conquistare e a scegliersi la donna sono a dir poco dei poveri illusi) si sceglie un uomo, dicevo, perché vede in lui qualcosa di diverso da tutti gli altri.
Il giorno dopo,comincia la lavorare per cambiarlo, siccome spesso ci riesce, pochi sono gli uomini con un carattere ben definito, nel momento in cui si accorge che è cambiato, non gli piace più perché a quel punto, come lui ce ne sono milioni .
L’ uomo, sceglie una donna perché la vede e la sente diversa dalle altre e spera che non cambi mai.
Ma come si diceva, la donna è mobile e cambia, o come cambia.
Per l’uomo, la canzone, per bella che sia, è musica, è melodia, è relax e nulla più.
Per la donna la canzone è illusione, speranza, realtà da vivere anche a costo di soffrire.
Le donne si innamorano pazzamente dei cantanti loro beniamini, si strappano i capelli, piangono ai concerti.
Non ho mai visto uomini piangere nemmeno ai concerti dei Beatles.
Pole la donna essere uguale all’uomo ?
Penso di no, ,…… spero proprio di no !
Ce li vedete a convivere due esseri ugualmente cinici e senza fantasia ?
Antonio, la tua approvazione mi sconvolge…in senso buono, naturalmente. Continua così anche tu…
Cara Chiara,
finalmente leggo cose vere e intelligenti, non solo per le donne ma per tutti. I filosofi canterini ammaestrati per lo più nelle case del popolo anni sessanta e settanta sono stati l’asse portante della modernizzazione italiana. Quando venivano inventati canti resistenziali e operai, e si costruiva un’epopea emotivo-genitale, falsamente liberatoria che ci ha preso in giro, trasformandoci tutti in falsi reduci d’una storia che non è esistita. Un vera tragedia tutt’ora imperante, su cui si sorride senza avvertirne la valenza politica qualunquista inoculata in un intero ambito generazionale, praticamnte mezzo secolo, dai nati nei quaranta ai nati nei novanta. Bene, procedi così. Antonio Dani
Mi cara,
ma l’ironia non è la più tagliente delle armi?
Continui a sfuggire il duello.
Soccombo, mia intelligente, astuta e (forse) dolce amica. E, aguzzina.
Un beneugurante soffice bacio augurale di sereno anno (anche alle tue Lettrici, se accolto).
franchini
Franchini, rassegnati. Chi sceglie l’ironia come arma è, per sua natura, contrario agli spargimenti di sangue, quindi se aspiri al martirio devi rivolgerti altrove…
Cara Chiara,
non vale.
Non ti è consentito cavartela “banalmente” -e con la consueta sottile arguzia- !!!
Possibile che io non possa vedere “scorrere il sangue” tra noi? (potrei anticipare la tua eventuale risposta, ti porgo la battuta)
Dovrò dunque rassegnarmi ad una vita non eroica?
Sono ai tuoi piedi! Graziami, ancora!.
tuo, devoto (ormai schiavo),
franchini
ps qualche volta non sono così musone
Cara Milena, se tu non ci fossi, e della tua esistenza sono ben certa, bisognerebbe inventarti..! Il tuo commento chiosa benissimo quanto ho scritto, ma tranquillizzati: non ti sei persa nulla, se non conosci Tiziano ferro, se non un’arrabbiatura postuma della quale puoi benissimo fare a meno. Trovo geniale la scelta della musica classica: non ha parole, e dunque ognuno può riempirla come vuole…un abbraccio.
E’ vero,oh.Chiara,com’è vero!Sei una interprete eccezionale dell’animo femminile (ed anche di quello maschile).Tutti noi, infatti, abbiamo dei riferimenti melodico-poetici che hanno condizionato la nostra vita giovanile ed il nostro divenire.I miei,a partire dalla 2°media, vivendo all’estero, sono stati “Only you” dei Platters,”Ne me quitte pas” di Jaques Brel.Per non parlare di “Et maintenant”di Gilbert Becaud, fino ad arrivare da ormai quasi adulta ( e qui faccio per 3 volte il mea culpa) a rassegnarmi e capire di dover accontentarmi di un semplice “Pensami” di Julio Iglesias,visti gli esiti, non proprio brillanti, degli amori precedenti.
Salto a piè pari tutti quei complessi famosi degli anni 70-80 che mi hanno vista madre, lavoratrice a tempo pieno (anche 12 ore al dì)compita padrona di casa nonchè addetta alle p.r.( quelle di mio marito,ovviamente) sui quali non mi sono potuta troppo documentare dal momento che le ore notturne residue mi servivano un pò per dormire, un pò per riflettere a come fare per incastrare tutti gli impegni familiari e lavorativi del giorno dopo. Se ,però, chiedi al mio ex- marito, egli di sicuro ti risponderà con cognizione di causa.
Fortunatamente, oggi, mi salva la musica classica che vede piangere di commozione il mio compagno e me con lui ( sublime esempio di comunione spirituale) e che ha il merito di farmi star bene e farmi sentire un pò meno…stupida!(Ahimè ci sono ricascata!)
Tiziano Ferro, cara Chiara, non l’ho mai sentito cantare. E’ grave?Mi devo vergognare? Oppure pensi che, questo, almeno, mi è stato risparmiato dalla vita?
Caro Franchini, il mio scritto non è una truffa ma proprio una presa in giro. Di cosa? Ma della nostra ingenuità…ed in quel “nostra” rientrano tutte le categorie umane…
Mia cara,
questa volta la polemica è aperta! Si apparta la consueta ammirazione. Tralascio finanche la straordinaria figurazione del “cromagnon arretrato”. Cerco il sangue!
Alla mia memoria devastata –non ricordo, finanche, ciò che scrivo- non appartengono le presunzioni “poetiche” delle idiozie che cinicamente riporti. Forse, soltanto, una canzone di Fidenco che mi ricorda la giovinezza dei 15 anni ed una di Paoli –nenia con cui cullavo i mie figli-; naturalmente vibra in me la “napoletana” –ma, questa, è altra cosa; poesia, a dirla con Croce-.
Mi dica (uso il lei, per il “sangue”): non infonde nel suo scritto un elitario e isolato compiacimento, una sottesa esaltazione della sua figura muliebre? Trasportata e infusa in quel “fuga con la segretaria”.
Mi dica: la segretaria non è forse anch’essa donna? Non avrà avuto –o non ha- anch’essa orecchie per ascoltare idiozie. Non appartiene, anch’essa alla marea di “donne in lacrime all’interno di macchine ferme”.
Il circolo è ambiguo. Viziato da una visione adescatrice, poi pietistica, poi (diciamolo) sessuale della femmina. Che, diciamolo ancora, è reale. Spietatamente reale.
Voglio dire la pseudo poesia sollecita le pseudo emozioni: queste, tipici strumenti della ricerca e della “truffa sentimentale“ verso il maschio. Non viceversa, come lei, disperatamente, impone.
Anche il suo scritto, mia gentile, è una “truffa”. Intellettuale. Ben portata.
Ma io la denuncio, pubblicamente.
Ora, il “sangue”!
Suo (tuo)
franchini