Dunque, il mistero si è velocemente chiarito: “il tocco femminile” di cui Sandro Bondi sentiva il bisogno in politica ha un nome ed un cognome e riguarda una persona sola, atta a risolvere tutti i problemi della presenza delle donne in politica, una sorta di unica quota rosa che saldi il debito pubblico contratto. In una dichiarazione rilasciata al Riformista, e ripresa dal Corriere della Sera, Bondi infatti asserisce che alla successione di Forza Italia, dopo la lunga monarchia assoluta esercitata da Berlusconi, dovrebbe provvedere nientemeno che Veronica, ovvero la moglie del Re, in vesti, par di capire, di Regina. Insomma, come accadde a Caterina dè Medici, che sposò il Delfino e si ritrovò regina di Francia alla sua morte…come idea democratica non c’è male, la dice lunga sul personaggio che la propone e su quelli che gli vanno dietro esultanti, ma c’è di più. Le motivazioni di tale naturale successione sono infatti sconcertanti: “La signora Veronica Berlusconi ha rappresentato in questi anni in maniera superba la rivendicazione del valore della dimensione privata e familiare, non meno importante di quella pubblica o politica”. Ora, pur con tutto il rispetto dovuto alle scelte di vita personali, non si capisce per quale motivo una donna che ha sempre privilegiato la vita familiare dovrebbe di colpo diventare il presidente di un partito che, voti alla mano, è in questo momento il primo in Italia. Ciò sia detto senza ironia, perché chi scrive ha una certa stima della signora Berlusconi che, ai tempi del referendum sulla Legge 40, rilasciò un’intervista molto dura ed esplicita sulle ragioni per le quali, contrariamente al Re suo marito, non solo sarebbe andata a votare ma avrebbe anche votato sì. Denunciò apertamente l’ipocrisia di chi fa leggi sulla pelle degli altri ma riserva a sé il diritto di fare ciò che vuole, e rivelò l’esistenza di una ferita profonda e dolorosa: il rifiuto, non suo, di un figlio imperfetto, perché chi legifera per impedire la diagnosi prenatale poi non accetta di avere figli afflitti da handicap.
La stima dichiarata per la signora Berlusconi, non ci impedisce però di sottolineare l’assurdità della proposta di Bondi: se “la dimensione privata e familiare” prevale su quella pubblica e politica, per quale ragione una donna dovrebbe impegnarsi in politica?! Si suppone che abbia già trovato una propria misura di vita e che questa nulla abbia a che fare con l’impegno di trovare risposte concrete ai bisogni di una comunità. Non si capisce se dietro alle parole di Bondi ci sia un tentativo di riportare le donne al ruolo di angeli del focolare o di inaugurare un nuovo trend: dopo il buon padre di famiglia, la buona madre di famiglia.
Se questa è la strada per una via femminile alla politica, lo diciamo subito, non ci piace né ci trova consenzienti, di più, ci fa arrabbiare solennemente, offrendoci il ritratto impietoso di un cammino all’indietro che può solo farci del male. Per una Ségolène Roayl che, a diciotto anni, portò suo padre, generale dell’esercito, in tribunale, perché le rifiutava l’iscrizione all’Università, sostenendo che una donna a quell’età si sposa e quella è la sua strada – per inciso: vinse la causa – non possiamo accettare risposte del genere di quella di Bondi alla cronica assenza di donne in politica nel nostro Paese.
L’abbiamo già detto: non dobbiamo cercare la Ségolène italiana, ma un sistema democratico e corretto che permetta alle donne di dare il loro contributo. Caro Bondi, vogliamo smettere di giocare alla famiglia felice, e cominciare a parlare di elezioni primarie, vere, non bloccate ed aperte a tutti, all’interno dei partiti?! Se riportiamo la politica alla gente, fuori dai giochi delle lobbies, scommettiamo che le donne saranno le prime a partecipare con impegno?!
Chiara Boriosi

Io non riprendo alcun cavallo di battaglia,di nessuno.Mi attengo all’articolo qui sopra,non sposto di continuo il nocciolo del problema.Mi limito a dire quanto penso,senza stare a preoccuparmi di chi altro lo ha detto.Sono laico,anche politicamente.
Benissimo ,Ariola. Riprendi un vecchio cavallo di battaglia dell’antiberlusconismo (post)comunista ,teso a sbattere in faccia non i vizi ,ma i vizi altrui !Io vorrei tornare al nocciolo del problema: vogliamo o no considerare gli stipendi ,le pensioni ed i benefits dei c.d. onorevoli come il primo conflitto di interesse del nostro Paese ??!!
Eppure mi sembra che sia da in po’ di tempo che ,sbavando dietro a carote ideologiche , ci ritroviamo con un sacco di legnate tra capo e collo ! E smettiamola di sventolare come “perniciosi ” per il Paese solo certi “ramoscelli” nell’occhio degli altri !
Concordo sul nepotismo imperante trasversalmente nella politica italiana.
Tuttavia,l’articolo di Chi.Bo. verte sù Forza Italia,in particolare.A tal proposito,per non fuorviare,mi sono limitato a sottolineare una elementare verità:è un partito azienda,e la successione auspicata da Bondi,al di là del sesso,rispecchia questa realtà.
Se non sapessi di uscire fuori tema e fuori dal nocciolo della questione,mi dilungherei sui conflitti d’interesse,perniciosi per il paese,del propietario di FI ed altre aziende.
Stavolta lascerei perdere le sottigliezze . Certo buone per esternazioni risibili (come quelle bondiane), ma distraenti rispetto al vero problema ,richiamato apertamente da Chiara: la situazione di nepotismo imperante ed esteso (ben oltre i legami coniugali) che impera nella politica italiana attuale . Le sottigliezze servono solo a richiamare l’attenzione oltre il nocciolo della questione.
L’Osservazione del Compagno Ariola coglie nel segno ed è sottile.
Quanto a tutto l’articolo della Boriosi continuo a dire che il problema che cerca Bondi va in tutta altra direzione che venire incontro alla partecipazione delle donne alla politica.
Alla guida di un’azienda non può che succedere un familiare,al di là del sesso.
Cos’altro è Forfa Italia?
Brava chiara, ancora una volta hai colpito nel segno.
Il Re è nudo, non potendo presentarsi a corte, manda avanti la Regina.
Con tutto il rispetto per Veronica Lario, e per le sue,poche ma buone, esternazioni, la politica,Berluconi a parte, è una cosa seria.
Le donne non hanno bisogno di trampolini di lancio più o meno alti, le donne hanno bisogno di essere lasciate libere di esprimersi e di lottareper i propri ideali, tutto il resto vien da sè.