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Pole la donna 5°puntata – Le amiche del cuore

Breve decalogo per riconoscere le sòle vaganti femminili, travestite da amiche del cuore e per questo molto più pericolose delle sòle vaganti maschili

di Redazione Pensalibero.it | 5 Dicembre 2006

E’giunta l’ora di svelare che sì, insomma, qualche difettuccio ce l’abbiamo anche noi. E si evidenzia particolarmente quando si tratta di capire se le amiche del cuore, quelle che di noi sanno tutto e sono sempre a portata di telefono ed e-mail per le emergenze della vita, ci sono o ci fanno. Perché mentre l’amicizia fra uomini, spesso ruspante e poco incline agli sdilinquimenti, è sostanzialmente omertosa, basata sulla necessità secolare di far fronte insieme al comune nemico che è la donna scassapalle, l’amicizia femminile viaggia sempre borderline, perennemente in bilico fra la perfetta letizia e la catastrofe umanitaria. Tutte, prima o poi, abbiamo preso solenni fregature in questo campo, per cui ci sembra utile stendere un breve decalogo che aiuti il riconoscimento delle sòle vaganti femminili, travestite da amiche del cuore e per questo molto più pericolose delle sòle vaganti maschili, che non si travestono perché tanto si riconoscerebbero comunque.
1 – diffidate di quelle che piangono sempre. Al telefono, per e-mail – la lacrima telematica è la più infida, si legge ma non si vede, dunque mancano le prove – in ogni situazione che le metta improvvisamente in dovere di mostrarvi la loro amicizia. Vi hanno già bidonate, solo che non sanno come dirvelo – per questo prendono tempo piangendo.
2 – evitate come la peste quelle del “perché succedono tutte a me?!”, che sono così compiaciute dall’autocommiserazione da non accorgersi che intanto accadono tutte anche a voi ed al resto dell’umanità in genere, ma nella gara della sfiga vogliono arrivare prime ad ogni costo, anche quello di inventarsi problemi inesistenti.
3 – abbiate compassione, intanto che prendete il largo, di quelle che, finchè sono conviventi, si atteggiano a sante patrone delle single ma poi, appena riescono a farsi infilare l’anello al dito, diventano improvvisamente socie onorarie del club delle Elette per stato civile. Compatitele, perché non sanno quello che fanno, né tantomeno quanto si rendono ridicole facendolo.
4 – abbiate paura di quelle che, intanto che ti chiedono “Come stai?!”, ti fanno una Tac istantanea con la quale riescono a vedere persino un eventuale piercing all’ombelico, seppur nascosto dal cappotto. Quello che poi vi cuciono addosso alle vostre spalle, ammettendo riluttanti che “sì, è in forma, ma insomma possibile che non guadagni abbastanza da non potersi permettere neanche una borsettuccia di Gucci?!”.
5 – resistete all’impulso di ridere in faccia a quelle che con fare materno, ma pietoso, ti chiedono “sei ancora single?!” il che equivale ad essere portatori subdoli di un morbo che, Dio non voglia, potrebbe anche propagarsi. Pensate a quando avete beccato il loro marito con l’amante, e rallegratevi della vostra immensa fortuna.
6 – fuggite a gambe levate da quelle che ti dicono “Vorrei tanto essere come te”, una frase che ha provocato più morti della bomba su Hiroshima, preludio di una concimazione intensiva di invidia sul fertile terreno della vostra buonafede.
7 – non reagite a provocazioni del genere “Ma come fai a scrivere così”, sottinteso “Che sei scema lo sapevo, ma non fino a questo punto”. E’ la verità, e va accettata con umiltà. Stronza anche se rinasci.
8 – cercate di capire che quelle che non si fidanzerebbero mai con un metalmeccanico, perché in preda alla sindrome del fighetto very cool, non sono consigliabili neanche come amiche. L’usa e getta è il loro verbo, ed anche il soggetto ed il complemento.
9 – ricordatevi che non esiste una sana gelosia, ma solo la versione malata. Dunque se un’amica vi chiede di presentarle un uomo, di solito sottintende il vostro.
10 – apprezzate solo quelle che non vogliono essere voi, non vi trovano “meraaaviglioseee” anche con un attacco di colite in corso, non dichiarano che siete esenti da difetti, non mentono quando chiedete loro “Ti sembro ingrassata?” e soprattutto non pensano di dover ad ogni costo spremervi come un limone per fare la cedrata in casa. Esistono, per fortuna, basta trovarle. E sapersele conservare.

La versione maschile

Oh, dove ci si becca stasera? Ma lo sai che quel grullo di Mario s’è stroncato di pesi in palestra?! Ricordati i biglietti per la partita, che domenica c’è da soffrire, tutti alla Fiesole, e vai!!

Pole la donna essere uguale all’omo?!

Chi.Bo.

Pubblicato in : Primo piano

Info Redazione Pensalibero.it

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Antonio Dani

    9 Dicembre 2006 alle 15:01

    Appunto: jedem das Sein!

    Rispondi
  2. Chiara

    9 Dicembre 2006 alle 12:01

    Sono dispiaciuta ed amareggiata di trovare simili commenti assolutamente fuori luogo e del tutto estranei allo spirito di questa rubrica e di questo sito. Grazie all’amico Ramon, ed a tuti coloro che sono intervenuti con senso dell’ironia e con il desiderio di un dialogo aperto e sereno. Come si conviene fra persone civili ed educate al rispetto. Che non perdono mai di vista il senso della misura.

    Rispondi
  3. Antonio Dani

    8 Dicembre 2006 alle 21:52

    JEDEM DAS SEIN!

    Rispondi
  4. ramon de castagno

    8 Dicembre 2006 alle 19:28

    Non abbia complessi, senor Antonio. Vada oltre.

    Rispondi
  5. Antonio Dani

    8 Dicembre 2006 alle 18:56

    Ringrazio Ramon de Castagno per l’invito nella sua bottega di barbiere, ma ho fatto il taglio dei capelli pochi giorni fa. Comunque è interessante innescare reazioni per misurare il cervello degli assidui di questo sito. Comincio a guardare con simpatia un Pecoraro Scanio, tant’è! A.D.

    Rispondi
  6. ramon de castagno

    8 Dicembre 2006 alle 18:37

    Gent.ma Chi. Bo.
    El senor Antonio, qualche lettera fa, ha lasciato in calce il suo indirzzo privato apposta per lei. Forse ha qualcosa di personale da rivelarle.

    Rispondi
  7. Antonio Dani

    8 Dicembre 2006 alle 15:56

    Argomenti, Chiara, occorrerebbero argomenti, non aria fritta. A.D.

    Rispondi
  8. Chiara

    8 Dicembre 2006 alle 12:38

    Accipicchia…stai facendo le prove da Guru?!

    Rispondi
  9. Antonio Dani

    7 Dicembre 2006 alle 22:58

    Cara Chiara,
    non capisco. Chiunque non sia d’accordo con te è uno che possiede verità rivelate? O la possiedi tu facendo del relativismo un assolutismo? Ma non caschiamo in pirandellismi. Che i peggiori cattolici si annidino tra gli atei non è una mia verità rivelata, ma il motivo del fallimento storico dei laici, un’analisi che si fa strada ed è ampiamente accolta. Che il dolore venga incerottato per impedire che spezzi l’omeostasi tua, mia e di tutti, non è una strategia tua, ma un millenario analgesico, che risolve i problemi mutandone i postulati, ed è la via cattolica all’esistenza. Anche quando mi inviti a non generalizzare, forse non ti rendi conto di pensare da cattolica, con o senza fede poca conta, ma in quel non generalizzare c’è la difesa caricaturale della persona, caricaturale perché invece della persona ci si accontenta dell’individuo, invece dell’organismo i suoi tic. Tu mi chiedi di rispettare il tuo individualismo ricco di verità concrete, bene lo rispetto ma non mi interessa e chissà, forse “giorno verrà in cui”, diceva il profeta di Accattone, che non interesserà nemmeno a te. E poi ricorda, bisogna distinguere tra verità rivelata e conclusione di un pensiero. La prima non sai da dove viene e ti zittisce, il secondo compie un itinerario spesso molto duro ma ti fa reagire, appunto come accade a te. Il resto appartiene alla volgarità del “ciascuno fa quel che crede”, all’individualismo mascherato da trionfo della libertà. Antonio Dani

    Rispondi
  10. Chiara

    7 Dicembre 2006 alle 15:06

    Che il dolore vada metabolizzato è una mia personale e non fideistica teoria che NON ti chiedo di condividere, ma di rispettare sì. E’così difficile, oppure pensi che tutti debbano vedere il mondo come lo vedi tu?! Perchè questo, semmai, non è molto in linea con un sito liberale e laico…sa tanto di “Possiedo la verità rivelata e la possiedo solo io”. Te lo ribadisco, ognuno trova la propria strada ed il proprio approccio alla vita…

    Rispondi
  11. Antonio Dani

    7 Dicembre 2006 alle 14:24

    Cara Chiara,
    che il dolore, dico il dolore morale o conoscitivo, debba essere metabolizzato è quanto di più cattolico si possa concepire. Ma non stiamo scrivendo sul sito “Pensa Libero, laici e liberali per la Toscana”? Boh! Antonio Dani

    Rispondi
  12. Chiara

    7 Dicembre 2006 alle 12:23

    L’alleggerimento del dolore significa metabolizzarlo, accettare che fa parte della nostra vita ed imparare a conviverci meglio che si può. Non generalizzare, ognuno trova la propria strada, e questo non significa disarmarsi, ma al contrario attrezzarsi.

    Rispondi
  13. Antonio Dani

    7 Dicembre 2006 alle 11:36

    Cara Chiara,
    lungi da me deridere il dolore di chicchessia, e certo non il tuo, né come vedi mi appello per fare un polverone al dolore mio o di tutti, perché non credo affatto che si sia ugualmente “figli di Gesù”. Solo vorrei che la contromisura al dolore non fosse il suo illusorio alleggerimento ma la consapevolezza che ne deriva, la religiosità dei non credenti che il dolore accende nella memoria, e quindi l’impulso alla vita. L’alleggerimento del dolore non è il suo superamento ma il nostro disarmo. Antonio Dani ( a.dani@hotmail.it )

    Rispondi
  14. Chiara

    7 Dicembre 2006 alle 09:36

    Antonio, ci sono cose che non bisognerebbe ma i fare, in primis giudicare le persone che non si conoscono. Non puoi sapere nè i grandi dolori che purtroppo mi hanno toccata, nè le battaglie che affronto quotidianamente per non venire meno ai miei principi, pagando un costo elevato per questo. Se scelgo di aiutare me stessa, e forse anche qualcun altro, a fronteggiare le difficoltà e le amarezze con un sorriso, non credo per questo di meritare l’etichetta di superficialità che tu mi appiccichi. Non mi appartiene, e te lo dico serenamente.

    Rispondi
  15. Antonio Dani

    6 Dicembre 2006 alle 18:21

    Cari amici,
    mi sorprende non poco che il mio richiamo all’utile della vita sia stato interpretato per ciò che nella vita conviene. E quando mai? L’utile della vita non è misurabile né in convenienza o sconvenienza. L’utile della vita non ha misura e non va confuso con l’utilitarismo. Forse utile è termine sbagliato, forse è preferibile essenzialità. Ma stanchezza, paura, rischio, pericolo e, dio ce ne guardi, anche la malattia mostrano l’essenzialità della vita e fanno perdere la voglia di giocarci col pretesto del bisogno di quotidiano “divertissment”, ossia di una stronzata per procedere leggeri. E’ un brutto sintomo comunque che l’uso del termine “utile” abbia subito evocato un mondo fatto di calcoli e tornaconti. Evidentemente è il vero quotidiano di ognuno, salvo rigenerarsi poi nell’idealismo di massa che dai grandi dell’umanità ricava calcomanie. E poi tutto questo bisogno ludico da cui siamo bombardati mi sembra molto libresco e voluto da chi ha interesse a spengere qualsiasi battaglia. Ecco infine la parola dimenticata e ritrovata, battaglia, perché o nella vita si combatte, e foss’anche per la vita, o si resta poveri stronzi. I poveri stronzi dell’occidente grasso e ricco. Se volete replicare per ironizzare, non perdete tempo perché conosco tutta la cartuccera dell’ironia intelligente. Se avete da dirmi qualcosa di vero vi leggerò con piacere. Antonio Dani

    Rispondi
  16. Chiara

    6 Dicembre 2006 alle 09:32

    Scusate l’inconveniente. Dunque, Antonio, penso che quella mezz’ora che utilizzo per scrivere sia un utile esercizio di accettazione del quotidiano.

    Rispondi
  17. Chiara

    6 Dicembre 2006 alle 09:30

    Antonio, io mi alzo ad ore antelucane ed il daffare non mi manca, ma trovo che concedersi mezz’ora per rielaborare la realtà quotidiana in chiave ironica, e renderla q

    Rispondi
  18. patrizia

    5 Dicembre 2006 alle 22:48

    Sono d’accordo con Chi Bo e Franchini. Abbiamo tutti quotidianamente il nostro piccolo calvario con tutti i chiodi che l’utile ci procura. Se non ci fosse l’inutile, cosa sarebbe la vita? Una sequela di doveri e basta. L’inutile alleggerisce l’utile come una boccata d’aria fresca quando l’atmosfera si è fatta pesante, come una pausa caffè un po’ più lunga, come un breve viaggio imprevisto. E come dice secondo me giustamente Franchini , i cosiddetti ‘grandi’ si sono e ci hanno nutrito di ‘inutile’. E, credo, siamo tutti commossi e riconoscenti per tutte quelle adorabili ‘stronzate’ che ci hanno lasciato in visione.
    Patrizia

    Rispondi
  19. franchini

    5 Dicembre 2006 alle 20:31

    Con cortesia e senza vis polemica chiedo che qualcuno mi illumini sull’utile della vita. Mi sembra che Dante o Caravaggio o Francesco di Assisi, finanche tal Cristo (per dire dei nostri), si trastullassero, nelle “stronzate”.
    Pure privo di studi completi, credo che da quelli che ho citato sia disceso e dipeso molto “utile” della vita, per moltissimi. O sbaglio?
    Ringrazio, se sarò corretto.
    franchini

    Rispondi
  20. Antonio Dani

    5 Dicembre 2006 alle 18:23

    Non stava voglia di trastullarsi nelle stronzate quando uomini e donne si alzavano a ore antelucane per mettere insieme pranzo e cena e la stanchezza mastrava a tutti l’utile vero della vita. Antonio Dani

    Rispondi
  21. franchini

    5 Dicembre 2006 alle 18:12

    Grazie! Grazie! Grazie! Mia ninfa, sorgente dal profondo dei desideri.
    Conserverò le tue riflessioni. Come la mia carissima prozia conservò al tempo i confetti delle sue nozze eluse. Il fratello ne fece lecornie per il suo famelico palato. Riavvolgendo la carta in cui erano riposti.
    Fu il desiderio incontenibile.
    C’est la femme. C’est la vie.
    Con ammirazione.
    franchini

    Rispondi
  22. Chiara

    5 Dicembre 2006 alle 17:02

    Franchini, a mordere te c’è il rischio di contrarre il morbo del lumacone, altrimenti detto: ci provo per punto d’impegno…

    Rispondi
  23. franchini

    5 Dicembre 2006 alle 15:59

    Perchè, mia radiosa Boriosi, sei intrigante e affascinante creatura. Qui, civettuola. Finalmente!
    E, per mio dire, sono un “lupo” (ormai, senza canini). Vago, non per mordere; ma, per essere morso.
    Sempre, con grazia. La sfida.
    franchini

    Rispondi
  24. Chiara

    5 Dicembre 2006 alle 14:36

    Franchini, quello che sei l’hai detto tu. Finchè ho scritto le stesse cose degli uomini ero un’erinni prevenuta, ma se scrivo dei difetti delle donne divento “stranamente” intelligente…come mai i due rovesci della medaglia continuano ad avere un peso diverso?!

    Rispondi
  25. franchini

    5 Dicembre 2006 alle 12:36

    Questo decalogo lo trovo “stranamente” riflessivo, acuto, sincero, intelligente. Sarò, sono, spietatamente, egoisticamente, maschilista. Ma, che succede?
    Con grazia,
    franchini

    Rispondi

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