La festa del contentino, altrimenti detta Festa della donna, ovvero: beccati questa giornata e non rompere per i restanti 364 giorni dell’anno, che già c’è il Ministero delle Pari Opportunità a spendere chiacchiere a vuoto, avanza anche quest’anno con il suo carico allergizzante di mimose e scemenze allegate, che non si è ancora capito quale dei due elementi sia quello scatenante delle nostre intolleranti reazioni.
Però, siccome gli anni passano, i capelli imbiancano ed i California Dream Man, per fortuna, invecchiano anche loro, con quei patetici spogliarelli for women only che sembrano ormai propedeutici alla pace dei sensi, quest’anno abbiamo motivi validi per desiderare di festeggiare per la prima volta questa ridicola ricorrenza.
Capperi, forse non ve ne siete accorti, ma gli ultimi dodici mesi nel nostro paese hanno segnato clamorosi punti a favore delle donne, dunque in alto i calici e avanti con le mimose, amiche care!
Intanto, vorreste ignorare tutto il clamore sollevato dall’ultima campagna pubblicitaria di Dolce e Gabbana che, dovendo la loro fortuna ad una manica di donne cretine disposte a travestirsi da strappone anche all’ora della prima colazione, hanno pensato bene di omaggiarle fotografando uno stupro?! Un atto di finezza, di sensibilità nei confronti delle vittime di questo schifoso crimine, di rispetto verso le donne in generale, giustificato così dai due stilisti: “il voyeurismo non è in noi, ma negli occhi di chi guarda”, il che in altre parole significa che se facessimo un’eguale campagna mostrando Gabbana stuprato da cinque uomini non saremmo passibili di denuncia, la colpa andrebbe a chi guardasse con occhi lussuriosi tale immagine.
E vogliamo forse rinnegare i prodigiosi frutti dell’intelligenza femminile donati dalle nostre “sorelle” in Parlamento?! La Gardini fa un comunicato stampa ogni volta che va in bagno; la Carfagna ci ha reso edotti che due uomini non possono concepire un figlio; la Santanchè, convivente da undici anni, ha scritto che “la convivenza è un prodotto di bassa intensità morale”, non rendendosi conto che parlava di se stessa; la Pollastrini si è confusa sui tempi dei verbi e da Dico è passata ad Avrei Detto Se Avessi Potuto; la Bindi, dopo un secolo di militanza nelle Acli, di colpo ha scoperto che la Chiesa dovrebbe occuparsi dello spirito invece che del potere; la Binetti è riuscita nell’epica impresa di costringere Rutelli ad una presa di posizione, fatto mai avvenuto prima nella sua pur lunga militanza politica, per intimarle il silenzio. Insomma, c’è di che essere orgogliose, e pazienza se in altri paesi le donne si battono per la presidenza della repubblica, qui ci si batte per la precedenza nei bagni di Montecitorio che ci sembra una questione molto più importante: arrivare prime, in certi momenti, val più di un incarico, altro che Parigi val bene una messa…
E vogliamo forse dimenticare la fantastica par condicio applicata dalla Melandri con la sua entrata categorica negli spogliatoi della Nazionale subito dopo il trionfo di Berlino? Una pagina altissima, un momento topico nella storia dell’emancipazione femminile nel nostro paese: vedere i calciatori in mutande ripaga di tutti i casi di mobbing ignobilmente taciuti negli ultimi anni – o vogliamo dire secoli?!
Ricapitolando, abbiamo molti motivi per festeggiare l’8 marzo, quest’anno, e sentirci orgogliose del nostro ruolo sociale e civile. Siamo meravigliosamente rappresentate in Parlamento da schiere di ex veline ed ex soubrettine che hanno dimostrato con i fatti che le donne sono talmente superiori agli uomini da non aver bisogno di preparazione alcuna per diventare onorevoli, basta la presenza a garantire qualità superiori ed a raccogliere valanghe di voti. Siamo straordinariamente rispettate dai media, in generale, per cui sono sparite tutte le copertine acchiappalettori con donne nude a profusione – sì, lo so, ci sono ancora Panorama, l’Espresso, Vanity Fair, Max, Maxim, Style, però ad esempio Topolino punta molto sull’intelligenza cognitiva di Clarabella e questo è un dato di fatto rilevante: vogliamo forse non tenerne di conto?! Anche le pubblicità si sono adeguate, a parte quelle dei profumi, dei cosmetici, delle auto, dei vestiti, dei gioielli, delle scarpe, però il lievito Bertolini non utilizza modelle nude per promuoversi, preferendo una bella crostata antianoressia, un messaggio di forte impatto sociale che ci sembra giusto sottolineare con forza.
Insomma, nell’anno in cui la Palombelli ha lanciato la proposta di fondare il Partito delle Donne, con l’indimenticabile slogan “Diamoci una mossa, ragazze”, non avvertite anche voi un fremito che vi scuote dal profondo? Certo, potrebbero essere i primi segnali dell’allergia alla mimosa: che volete, è più forte di noi, vederne una e starnutire è tutt’uno. Vabbè, sarà per l’anno prossimo…
La versione maschile
Quando vedo la Yespica – che fica – potrei persino diventare berlusconiano.
Pole la donna essere uguale all’omo?!
Chi.Bo.

Lascia un commento