La prospettiva nebulosa ed esaltante di un agosto “caldo” per la partecipazione, da me annunciata la scorsa settimana, agli “Stati Generali dei Socialisti”, convocati a Bologna per il 14 e 15 del mese, è durata solo qualche giorno. Giusto il tempo di ricevere dai promotori, i responsabili dell’associazione “PSI Componente Autonomista” una disdetta. “La cosa ha riscosso un certo interesse ma la data è stata da molti sconsigliata avendo già assunto diversi impegni che impediscono la presenza. Pertanto si è pensato di riproporre l’iniziativa in autunno con data ancora da fissare”. Fine della trasmissione.
Era, sul piano della logica e delle probabilità, l’esito sul quale si sarebbe scommesso. Per questo, cioè per la singolarità dell’iniziativa, avevo aderito con entusiasmo. Se qualcuno si presentasse – avevo pensato e scritto – su questo qualcuno si potrà veramente contare.
Ma, almeno per me, la sortita è stata utile perché ha messo in moto (avvertite dai soli addetti ai lavori) una serie di reazioni che sono in linea con le ragioni che non hanno permesso, fino ad oggi, di dare vita a qualcosa di concreto per proiettare l’area della cultura liberale e socialista fuori dall’irrilevanza politica.
Per andare al sodo, ne cito una sola, che le assorbe tutte. “ Ma chi sono questi, e di chi stanno facendo il gioco” si sono chiesti in molti. E poi: “ se c’è Tizio o Caio, non fa per noi”.
All’interno del pulviscolo di sigle, associazioni, gruppi presenti nei social, etc. si continua a guardarsi in cagnesco. E la ragione è una sola: la consapevolezza di essere deboli, nel momento stesso in cui si irride alla debolezza altrui. Ecco perché, in vista degli incontri che restano programmati a fine estate, sarebbe indispensabile bandire i veti incrociati ed accettare le sfide. Per andare da qualche parte, occorre cominciare il percorso tutti assieme. Poi, come sempre ognuno deciderà se proseguire o meno, a seconda delle scelte prevalenti.
Nicola Cariglia

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