C’è uno stile in tutto e uno stile per ogni età. C’è uno stile per parlare in salotto e per arringare in piazza, c’è uno stile per mangiare al Pescatore (di Canneto sull’Oglio) e per addentare un kebab. E ci dovrebbe essere anche uno stile per noi “vecchi” che, dopo i quaranta, vorremmo essere come i nostri figli, di venti, e li copiamo male anche nelle avventure tecnologiche e intenettistiche come Facebook, il social network che va per la maggiore. E facciamo ridere. Ci sono comportamenti che tenuti a 17 lineetta 23 anni sono normali o apprezzabili e atteggiamenti che a 40 sono imbarazzanti. Come dice Carlo Rossella, un giornalista che di costume, buone maniere e stile se ne intende, se vedi ballare in discoteca una ventennne anche su cubo ti diverti se vedi una quarantenne saltare a ritmo dance provi disorientamento e imbarazzo. Meglio se fosse su un tango o un walzer. Come la storia dell’infradito: gran ciabatta, quasi artistica se l’infradito è indossato da ragazze e ragazzi fino ai 27, facciamo, ma se portato a 50 anni, magari fuori spiaggia è quasi da denuncia. C’è modo e ciabatta. Come le cuffiette nell’orecchio: un conto sono ragazzini e studentesse e un conto l’attempato signore con impermeabile anni Settanta che sale sull’autobus addobbato di cuffiette e invece di ascoltare i Coldplay immagini che senta una canzone di Toto Cutugno. Con tutto il rispetto. Oppure ancora gli zaini zainetti e cartelle a tracolla. Un conto è vedere un ragazzo facciamo fino ai 29 lineettta trenta anni portare una bella Freitag o uno zainetto multicolor con pupazzetti e pin, e un conto un quarantenne che starebbe bene invece attaccato ad una sobria 24 ore. Insomma noi “vecchi” dai 40 in su dobbiamo darci una regolata. Possiamo sentirci giovani, dentro, fin che vogliamo, ma fuori è meglio esibirci con attrezzature adatte al contesto anagrafico. Giubbotti, camicie, scarpe, cuffie e braccialetti che vediamo addosso ai nostri figli non possono automaticamente star bene addosso a noi solo perche ci sentiamo o vorremmo essere più giovani. C’è una sentenza estetica, che spesso ci sfugge. E vale anche per internet e per il mega frequentato social net di Facebook. Una roba -dai diciamolo- più da ragazzi e giovani che da professionisti o genitori in cerca di controllo o di fughe. Per carità democrazia e liberta più che assicurate, ma dovremmo essere noi ad autolimitarci. Un conto è se si chiedono amicizia e si iscrivono a gruppi o si scambiano foto ragazzi e giovani (generazioni omogenee, le chiamano i sociologi) e un conto è se si cercano amicizie o scambiano informazioni e foto signori professionisti o quasi nonni. Ri per carità una utenza Facebook non si nega a nessuno e non c’è età per dialogare, cercare amici. Oppure ricostruire parentele, trovare contatti culturali, professionali, umani, ma poi è tutto stile nostro usarlo a seconda della generazione a cui apparteniamo. Il confine anche in internet tra il modernismo giovanilistico e il ridicolo è molto labile. Sono più giustificate certe mamme anche giovani che alla parola Facebook sgranano gli occhi che altre mamme e papà che, con la scusa di sentirsi giovani e magari dialogare con i figli anche nei siti, si spacciano di fatto per altre generazioni. Così va il mondo. Perché ci siamo messi in testa che siamo giovani fino a 59, adulti fino a 75 e quasi vecchi da 76, ma meglio se ci chiamano saggi o senior. Ipocrisie della moda generazionale e voglia di riscatto. Certo se si sta in famiglia con mamma e papà fino a 38 c’è poco tempo per fare gli adulti, e il rischio è -Facebook o Messenger permettendo- che passiamo da giovanetti a vecchierelli senza essere mai stati “grandicelli”. Buona navigazione.
Fabrizio Binacchi
www.virgola1.splinder.com

trovo semplicemente allucinante quanto scritto…le linee guida su come devo apparire in base all’età: sembra y=f(x) dove x è l’età e y è ciò che dovrei mettermi addosso ed è ovviamente una corrispondenza biunivoca…
…secondo te dovrei moderarmi su facebook e non portare più un infradito perchè sono alla soglia dei 40? penso che siano altri gli aspetti da curare per non urtare la sensibilità altrui…se poi a qualcuno non piace se ascolto musica mentre giro in ciabatte evidentemente giudica dalle apparenze ed è un problema suo.
Non sono del tutto d’accordo con te. E’vero che a seconda dell’età cambia il modo di rapportarsi alle cose ed alle situazioni, ma l’età non può neanche essere un ghetto da cui non si può uscire. Se vado ad una festa e ballo, mi diverto e non ci vedo nulla di strano perchè sto facendo qualcosa che mi piace, indipendentemente dalla mia età, soprattutto se la musica è quella della mia giovinezza – anni Ottanta – ed il valzer, permettimi, lo ballava la mia nonna. Idem per Facebook: puoi creare uno scambio di opinioni con tante persone e, se lo sai usare, è uno strumento interessante, ma anche divertente, basta vedere i gruppi che ci sono. Come sempre, credo che la regola, più dall’età, sia data dal sano e semplice buon senso. Essere se stessi è possibile, a venti come a quarant’anni. ChiBo.