
Il Governo corre ai ripari. Almeno ci prova con la convocazione di gran corsa della cabina di regia dopo le parole del commissario Gentiloni che ha fatto intendere la non disponibilità dell’Europa a versare la terza rata del Pnrr senza dei correttivi immediati. Apriti cielo. Da inizio maggio a queta parte non è passato giorno senza che il presidente del Consiglio e il ministro Fitto, titolare della delega per gli affari europei, non ricordassero l’imminente versamento nelle casse italiane.
Gentiloni non lo dice direttamene. Ma il senso è chiaro: “Le differenze nel ritmo di attuazione dei piani stanno diventando più evidenti. Mentre alcuni Paesi sono sulla buona strada, altri rischiano sempre più di subire ritardi. È necessario impegnarsi per affrontare il crescente arretrato di richieste di pagamento rispetto ai piani iniziali e mantenere la rotta, onde evitare un accumulo di esigenze di finanziamento per la Commissione negli ultimi anni”. Poi riferendosi al governo italiano ha detto che Meloni deve fornire più di un chiarimento per quanto riguarda alcuni aspetti relativi alla terza rata. “Posso dirvi – ha detto ancora commissario europeo Gentiloni – che la Commissione non procederà mai a un esborso se non saranno raggiunti gli obiettivi. Per questo nello specifico la valutazione richiede tanto tempo: la terza richiesta è stata presentata alla fine dell’anno scorso e quindi i tempi sono molto più lunghi, sei mesi rispetto ai due ordinari. Comunque stiamo facendo questa valutazione molto approfondita, le autorità italiane stanno lavorando e penso che l’esercizio si concluderà tra breve”. Un brivido lungo la schiena di chi rassicurava sull’immediatezza del versamento.
Allora ecco il consiglio dei ministri con 10 modifiche agli obiettivi. Modifiche che “riguardano diversi ministeri”, ovvero “i ministeri delle Infrastrutture, delle Imprese, dell’Istruzione, della Cultura”. Così il ministro Raffaele Fitto, al termine della cabina di regia sul Pnrr convocata in tarda mattinata a Palazzo Chigi. “La quarta rata a questo punto – ha aggiunto – dopo una condivisione formale con la Commissione europea, può essere oggetto di richiesta di pagamento, che inoltreremo. Ieri abbiamo concluso con la Commissione Ue il tavolo tecnico”, da qui la convocazione, “partita nella serata di ieri”, della cabina di regia per dare il disco verde alle modifiche.
È la prima volta che accade da quando il Piano di ripresa e resilienza è nato. “Ci sono 19 miliardi di euro che l’Italia avrebbe potuto incassare già da febbraio con la terza rata del PNRR: siamo a luglio e non ne abbiamo traccia. Ci sono altri 16 miliardi di euro, la quarta rata, per i quali dovevamo presentare la domanda a fine giugno: siamo all’11 luglio e tutto tace. Tace soprattutto la presidente del Consiglio, in silenzio da giorni per i guai giudiziari dei suoi ministri e sottosegretari mentre l’Italia rischia di perdere le risorse che faticosamente ha ottenuto dall’Unione europea». E’ la dura nota della segretaria Pd Elly Schlein che continua: “«La presidente Meloni si assuma le sue responsabilità e venga a spiegarci in Parlamento perché non si è ancora visto un euro della terza rata del PNRR e perché rischia di slittare anche la quarta, si ricordi che parliamo di risorse che riguardano investimenti strategici per le imprese, il lavoro e le vite delle persone e ottenerle è essenziale per far ripartire il Paese. Una cosa è certa: non possiamo perdere la storica opportunità del Pnrr perché il governo passa il suo tempo a difendere Santanchè, La Russa e Delmastro”.
(Da “Avanti Online”)

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