Se un Leitmotiv ha caratterizzato questa edizione del progetto “Opere da Camera” realizzato dal Teatro Verdi di Pisa grazie all’impegno del suo direttore artistico, Marcello Lippi, lo possiamo sicuramente trovare nell’entusiasmo e nella preparazione dei giovani cantanti che si sono esibiti nei vari cast.
Un leit motive che mostra quanto un lavoro di preparazione accurato e fortemente motivante com’è quello di interpretare ruoli da protagonisti e non solo quelli da comprimari, può incidere sulla resa complessiva di queste voci, ancora in formazione, ma già in grado di esprimere risultati pregevoli.
Con SI CAMMINAVA SULL’ARNO,opera in prima assoluta su libretto di Fabrizio Altieri e musiche di Marco Simoni, prima tra le opere in programma, abbiamo imparato a conoscere il tenore Fabio La Mattina, il baritono Stefano Trizzino, che incontreremo ancora lungo questo tour, e la soprano Carla Seraponte: un trio convincente che ha saputo “raccontare” questa romantica storia ambientata nella Pisa del 1929 con padronanza vocale e interpretativa che ha coinvolto il pubblico presente nelle due serate di messa in scena.
Con SERATA BUZZATI nella quale sono state due le opere presentate, il cast si è allargato con nuove presenze che hanno confermato il livello qualitativo con il quale questo giovane team si è presentato al pubblico, un livello che ha soddisfatto non solo il pubblico ma anche quella parte di critica che ha saputo cogliere da questi allestimenti, il valore formativo che il contatto reale con il palcoscenico può dare al di là dei necessari studi, a giovani cantanti che ancora non sono entrati stabilmente nella carriera artistica.
Ne Il Mantello, libretto di Dino Buzzati e musica di Riccado Chailly, si sono esibiti, tutti come protagonisti, Javier Landete nella parte di Giovanni, Sofia Janelidze in quella della mamma, Dafne Tian Hui in quella di Marietta, Raffaella Palumbo nella parte di Rita, la sorella di Giovanni. Un’opera musicalmente difficile che il cast ha saputo dominare con convinzione ricevendo i complimenti anche della sorella di Chailly, ospite della serata.
E’ stata poi la volta di Gli Amici, anch’essa tratta da un racconto di Buzzati, ma con libretto e musica di un compositore vivente, il M° Angelo Bellisario, in prima assoluta. Il cast che ha per la prima volta dato voce a quest’opera era composto da Javier Landete nella parte di Tony Appacher, Daniele Piscopo in quella di Amodeo Corti, Raffaella Palumbo nel ruolo della moglie di Corti, Stefano Trizzino in quelli del direttore del conservatorioMario Tamburlani, Dafne Tian Hui ha impersonato la prostituta Gianna e Fabio La Mattina il pavido Don Raimondo. Il giudizio? Più che positivo quello del pubblico, entusiasta il compositore che ha avuto nei loro riguardi meritate parole lusinghiere.
Senza riferimenti, non è facile trovare la via giusta per cantare opere decisamente fuori dai cartelloni di repertorio, ma questi cantanti lo hanno fatto e bene, portando sul palcoscenico un entusiasmo ed una freschezza che non guasta se si aggiunge ad una vocalità più che soddisfacente.
PINOCCHIO, opera in tre atti di Natalia Valli, ha conquistato anche il pubblico più giovane. L’immortale storia del burattino di legno incanta ancora in questo disincantato e tecnologico XXI secolo! Anche in questo caso non sono mancati gli applausi e tutto è scorso con piacevolezza in un caleidoscopio di colori e di immagini che hanno fatto da cornice ad una bella performance del cast composto da Emanuela Grassi, Pinocchio, Stefano Trizzino, Geppetto, Dafne Tian Hui, la Fata Turchina, Raffaella Palumbo, il Grillo parlante, Marco Innamorati, Mangiafuoco, Valentina Boi, Gatto / I Corvo, Sofia Janelidze, Volpe / III Corvo, Claudia Muntean, II Corvo, Andrea Schifaudo, Lucignolo e Fabio La Mattina, un Monello.
Nomi che ricorrono dicevamo, senza preoccuparsi di essere sempre e solo il protagonista, imparando ad esserlo quando è il caso ma anche a sostenere gli altri ruoli comprendendone l’importanza nel disegno complessivo dell’opera e capendo che deve avere una bella voce, quindi deve impegnarsi per averla, anche quello che entra in scena un attimo per dire “a tavola” se si vuole che l’effetto complessivo dell’opera funzioni davvero.
E che dire de IL FLAMINIO, conclusione pirotecnica di questo piacevole percorso musicale? Trasformare una “pesante” opera barocca in una modernissima storia è davvero un’alchimia ma, in questo caso, ci sono riusciti davvero. La sala stracolma ha segnato più di una scena con applausi caldissimi per poi tracimare in una standing ovation alla fine dei tre atti, volati in un soffio, grazie ad un allestimento leggero e ironico e ad una interpretazione di tutto rispetto che, rigorosissima nel rispetto della partitura, ha saputo vestirsi di una modernità inaspettata.
Onore al merito, dunque, a Massimiliano Silvestri, Flaminio, Sofia Janelidze, Giustina, Fabio La Mattina, Polidoro, Juan José Navarro, Bastiano, Emanuela Grassi, Checca, Raffaella Palumbo, Agata e Andrea Schifaudo, Ferdinando.
Molti di questi giovani cantanti sono partiti da Pisa come veri interpreti di un’opera intera; domani, forse, saranno a New York o a Parigi, a Vienna o a Milano: più maturi, più capaci, con più sicurezze e qualche errore in meno. Ma ciò che hanno imparato a Pisa, grazie anche al supporto di valenti Maestri accompagnatori, direttori d’orchestra, registi e scenografi che hanno creato l’ambientazione e il supporto alle loro voci, resterà nei loro cuori e nelle loro voci e sarà un bagaglio prezioso per andare avanti senza dimenticare che la “gavetta” qualche volta, pur faticosa, è entusiasmante.








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