Sarà Turandot, l’unica tra le opere non prodotte o coprodotte dal Teatro Verdi di Pisa, ad inaugurare la stagione 2012/13 del teatro di Pisa.
Una Turandot “sontuosa” che proviene dal Festival Pucciniano dove ha riscosso, per scene e costumi, meritatissimi applausi nelle edizioni in cui è stata in cartellone. Scene di Ezio Frigerio, costumi di Franca Squarciapino che hanno conquistato il pubblico torrelaghese e non mancheranno di conquistare anche quello pisano. Ancora una volta Maurizio Scaparro, coadiuvato da Luca Ramacciotti, sarà il regista di questa inconclusa favola che costituisce, di fatto, l’eredità del M° Puccini; un cast eccellente, almeno sulla carta, si proporrà per la prima di Venerdi 12 ottobre (ore 20.30) mentre per la pomeridiana della domenica 14 ottobre (ore 16) siamo certi che la sostituzione con la soprano Natalia Masala riserverà interessanti e piacevoli sorprese.

A dirigere l’Orchestra del Festival Pucciniano, una bacchetta divenuta ormai una certezza; il giovane M°Valerio Galli si è ormai confermato come una delle bacchette di grande sensibilità oltre che di estremo rigore, capace di leggere le partiture pucciniane con una grandissima empatia che restituisce suggestioni davvero notevoli.
Ma non senza un comprensibile orgoglio, a pochi giorni dall’inizio della stagione lirica, il direttore artisticoMarcello Lippi ha sottolineato come ben sei delle sette opere in cartellone quest’anno siano state prodotte a Pisa.
«Un teatro di tradizione – ha sottolineato Lippi – ha tra i propri obbiettivi anche quello di dar vita a nuove produzioni. Nonostante il non facile momento congiunturale abbiamo creduto che questa scelta ci consentisse di presentarci con la credibilità di una struttura in grado di dar vita a produzioni di livello rimanendo nei budget previsti. Preziose, ancora una volta, le sinergie che sono state attivate e che ci hanno permesso di costruire una stagione ricca di appuntamenti che, ci auguriamo, possano trovare ancora una volta il consenso del pubblico e della critica.
Ad esclusione, infatti, di Turandot, opera con la quale si aprirà venerdì 12 ottobre la stagione lirica del nostro teatro, che porta la firma del Festival Pucciniano, le altre opere in cartellone ci vedono protagonisti di questa impresa che ha coinvolto le maestranze, i registi e i cantanti che hanno accettato di partecipare anche con cachet inferiori al loro valore e i teatri che hanno con noi creduto nella possibilità di non arrendersi di fronte ad una crisi che paralizza ogni iniziativa, mettendosi in gioco con entusiasmo e passione.
Così è nata la produzione di Traviata che vede insieme con noi i teatri di Lucca, Livorno, Torre del Lago in collaborazione con Maggio Formazione; quella del Nabucco, condivisa con Ramfis Production (con la quale abbiamo realizzato l’Aida dello scorso anno); Otello, con Latina Opera Lirica e Napoli Milionaria, nuova produzione Progetto LTL Opera Studio che vede il Teatro del Giglio capofila e noi, con il teatro Goldoni di Livorno suoi partner.
A queste, dobbiamo aggiungere produzioni interamente curate da noi: Le nozze di Figaro e, in prima mondiale, Falcone e Borsellino, opera in un atto su libretto di Gaspare Miraglia con musiche di Antonio Fortunato.
Nomi di grandissimo prestigio come la signora Giovanna Casolla, Turandot, la signora Irina Dubrovskaja, Violetta, Stefano Lacolla, Alfredo, Stefano Antonucci, Giorgio Germont, Giovanni Meoni, Nabucco, Dimitra Theodossiu, Abigalle, Antonello Palombi, Otello solo per fare alcuni nomi, si troveranno affiancati a giovani voci del nostro vivaio e ad altri che, attraverso il nostro teatro, hanno l’opportunità di farsi conoscere ed apprezzare. Un altro compito dei teatri di tradizione quello di far crescere nuove voci che sappiano dar lustro al melodramma garantendo non solo un ricambio generazionale, ma anche la continuità di una tradizione che, proprio dalla frequentazione dei palcoscenici accanto ai grandi nomi, è possibile acquisire davvero, ovviamente accanto ad uno studio metodico e ad una necessaria pazienza che sappia moderare inopportune anticipazioni».
E in effetti il pubblico pisano (ma non solo) sembra rispondere positivamente a queste sollecitazioni fatte di titoli conosciuti e di cast complessivamente di buon livello; come ha tenuto a dire il Presidente del teatro Verdi, Giuseppe Toscano, a stagione non ancora iniziata sono stati ben 450 gli abbonamenti venduti e un trend decisamente positivo viene dalle associazioni e circoli la cui presenza è cresciuta del 74% rispetto alla stagione 2010/11, segno di un interesse non solo individuale rispetto ad una scelta fatta dal teatro pisano di accrescere l’offerta senza gravare sui costi.
Ma un’altra interessante operazione è stata avviata dal teatro Verdi, quella di valorizzare le risorse “locali” legate al mondo della lirica.
«Abbiamo inteso far sì che il patrimonio locale possa avere visibilità e meritata fama – ci dice il direttore artistico – per questo, all’interno del progetto “Opera da camera”, ovvero produzioni che saranno proposte in sala “Titta Ruffo”, proporremo due opere di un compositore pisano, il M° Marco Bargagna, tratte da testi di Luigi Pirandello, Sgombero e La Patente che vedranno la regia di Fabrizio Corucci, anch’egli pisano, baritono e fondatore de “IL TEATRO ALLA MODA” che riunisce un gruppo di artisti e musicisti toscani di grande talento e professionalità. Inoltre, visto il positivo risultato che ha dato l’Orchestra Arché, una giovane compagine che unisce i migliori giovani musicisti della Toscana coadiuvati dalle prime parti di alcune fra le più importanti orchestre nazionali, affideremo a loro molte delle opere in programma: Le Nozze di Figaro, Nabucco, Otello, Falcone e Borsellino. Pisano sarà anche il direttore d’orchestra delle Nozze di Figaro, il M° Francesco Pasqualetti, pisani gli Ausermusici diretti da Carlo Ipata che proporranno nella stessa serata LA SERVA PADRONA di GBattista Pergolesi e LE QUATTRO STAGIONI di Vivaldi.
Pisani, o comunque provenienti dal nostro teatro, molte delle voci giovani comprimarie che canteranno in questo cartellone.
Senza correre il rischio di apparire campanilista – ci dice ancora Marcello Lippi – credo che questo sia un segno tangibile di una volontà di interagire positivamente con il territorio da parte di questo teatro, offrendo le opportunità necessarie a far sì che il merito e le capacità trovino modo di rendersi visibili. Crediamo in questa mission poiché è necessario che certe professionalità emergano e servano da esempio a quanti, per vie diverse, intendano affrontare la non facile strada delle professioni dello spettacolo, in particolare quella della lirica. A riprova della bontà delle nostre scelte sta il fatto che, contro le 50 richieste di partecipazione al progetto Opera Studio dello scorso anno, quest’anno sono pervenute oltre 160 richieste; si noti bene che questo progetto, contrariamente ad altri laboratori formativi, anziché costare ai partecipanti prevede per loro una borsa di studio quale retribuzione per il lavoro svolto oltre ad aprire loro, come abbiamo detto, le porte di molti teatri e offrendo la possibilità di cantare accanto a grandi interpreti nazionali e internazionali».
Dunque non resta che attendere il 12 ottobre per entrare nel vivo delle rappresentazioni e valutarne la realizzazione; in ogni caso, questo impegno profuso dal teatro Verdi di Pisa è un raro esempio di come si possa affrontare la crisi senza chiudersi a riccio in una estenuante e limitativa attesa di “tempi migliori”. Intraprendenza, sinergie, valorizzazione delle risorse locali sono ingredienti preziosi per reagire alla ormai cronica penuria di risorse economiche che rischia di mettere ko molti dei teatri toscani. E’ altresì evidente, però, che non può essere solo la “buona volontà” o lo “spirito d’iniziativa” a colmare l’ormai troppo grande buco dei finanziamenti mancanti. Occorre una diversa politica per gli spettacoli che veda una maggiore circuitazione delle produzioni realizzate con il coinvolgimento di una rete più ampia di teatri interessati a mettere in scena le produzioni realizzate ed una maggiore sinergia da parte dei soggetti chiamati a dirigere i teatri. Il diritto all’autonomia è sacrosanto ma non può essere fatto pagare coercitivamente alla popolazione né divenire strumento di ricatto verso gli Enti Locali: a fronte di risorse limitate, queste devono essere rese disponibili per progetti che abbiano un ritorno evidente, che coinvolgano il maggior numero di persone e che utilizzino, accanto ai nomi di prestigio ormai necessari per garantirsi il pubblico, risorse locali che devono essere adeguatamente sostenute per consentirgli di accedere, se in possesso delle adeguate professionalità, ai circuiti nazionali e internazionali.

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