I berlinesi, a casa loro, lo hanno già capito decretando in questi giorni, mediante un referendum di iniziativa popolare con una maggioranza del novantotto per cento dei votanti, di essere favorevoli alla ripubblicizzazione della quota societaria posseduta da due aziende private, la francese Vaolia e la tedesca Rwe. La ragione? A causa della segretezza di alcuni documenti “la privatizzazione dell’acqua berlinese non è conforme alla legge”. Così dicono i promotori del referendum. E non si tratta di una questione che si possa liquidare – è proprio il caso di dirlo – come una quisquiglia di carattere tecnico. La trasparenza, infatti, è una conditio sine qua non a tutela dei cittadini. E’ utopistico pensare che con i presupposti vigenti in Italia si riesca ad ottenere quella necessaria trasparenza che è venuta meno anche nella ben più rigorosa Germania. Con il Decreto Ronchi, infatti, è possibile che diventino azionisti delle società di gestione del servizio idrico integrato anche soggetti come F2i, il Fondo italiano delle infrastrutture. Un fondo di investimento che raccoglie risparmio dai soci, fra i quali figurano, tra gli altri, Cassa depositi e prestiti, Fondazione Mps , Fondazione Crt ed anche da soggetti denominati Limited Partners, di molti dei quali l’identità è segreta. La trasparenza, pertanto, non è d’obbligo neppure per una società che si propone come azionista dei gestori dei nostri servizi pubblici locali, fra i quali il servizio idrico.
F2i è anche socia della multiutility Iren, pertanto, indirettamente anche di numerosi enti locali. I più importanti tra questi sono i Comuni di Torino, Genova, Reggio Emilia, Parma e Piacenza. E’ così che vogliamo privatizzare la gestione dei servizi idrici? Od è, piuttosto, un modo per ingarbugliare ulteriormente il rapporto far regolati e regolatori, dove non si capisce più chi sia l’uno e chi l’altro. Chi svolga il ruolo pubblico e chi quello privato. E’ mai possibile che le conseguenze generate dalla diffusione dei prodotti finanziari derivati non ci abbiano insegnato niente?
E’ indubbio che all’acqua si debba dare il giusto valore, ma non sarà certo il prezzo (ben lungi dal re prezzo di Einaudi che può esercitare la sua funzione a beneficio dei cittadini solo in mercati veri, aperti alla concorrenza ed adeguatamente regolati e sorvegliati) fissato da una società privata in questo contesto normativo a darglielo.
Il problema è complicato e le ragioni sociali implicite non possono essere marginalizzate.
E’ per queste ragioni che il Partito liberale toscano, nell’interesse prioritario dei cittadini, ha sostenuto fin da subito con convinzione la raccolta firme per il referendum abrogativo del Decreto Ronchi. Ed oggi se ne augura il successo, nell’auspicio che la materia possa tornare in Parlamento ed essere trattata con maggior attenzione nei riguardi di quei check and balance che sono la cifra di un’autentica liberalizzazione a garanzia e beneficio dei cittadini.
Alberto Lopez

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