Pietà pelosa, strumentalizzazione sincera. Nemmeno il silenzio ed il rispetto che si deve ai morti e, ancora di più, se uccisi nell’adempimento del proprio dovere. In Italia, un Paese ormai incattivito e rancoroso, dopo molti altri questa sorte è toccata anche a Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma, in piazza Monte della Pietà. Forse lo svolgimento del dramma ancora non è noto nei particolari. La cosa certa è che la grandissima risonanza del crimine non è stata nutrita di pietà e commozione ma, piuttosto dallo spirito di rivalsa di due opposte parti di opinione pubblica. L’una tutta volta a dimostrare che ogni problema di ordine pubblico, a maggior ragione se di sangue, è riconducibile agli immigrati africani. L’altra a sostenere il contrario. Il povero Mario Cerciello Rega, ad appena 35 anni, è stato prima ucciso da un delinquente e poi banalmente strumentalizzato a fini di parte. Perché in Italia, anche oggi, come cantavano nell’ultima guerra, prima gli alpini e poi i partigiani, “pietà l’è morta”.
Porti chiusi e vicoli ciechi. 135 migranti, intanto, sulla nave della Guardia Costiera italiana “Gregoretti”, sono trattenuti al largo del porto di Catania per volontà del ministro dell’Interno Salvini e con la complicità dell’intero Governo, in primis del presidente del consiglio Conte. E’ palesemente un abuso, un sequestro di massa che si svolge nell’inerzia e nell’indifferenza generale, in spregio a norme ed accordi internazionali. Se davvero Salvini ed il governo pensassero di essere nel giusto tenendo in ostaggio 135 persone, dovrebbero procedere nei confronti del comandante della nave della Guardia costiera “colpevole” di avere raccolto i naufraghi. Più che la politica dei porti chiusi (i migranti continuano ad arrivare) quella di Salvini appare sempre più la politica dei vicoli ciechi.
Dall’altro capo del mondo con il proprio inconfondibile sapore di provincia. Se si potesse votare quale è la caratteristica più fastidiosa dei politici italiani, non avrei dubbi: il loro provincialismo. Insopportabile quando si recano all’estero per qualche missione, di governo o meno, e trascurando le ragioni per le quali si trovano dall’altra parte del mondo, approfittano del seguito immancabile di giornalisti in gita per ribadire il loro pensiero sulle questioni italiane (quasi che in Patria non abbiano sufficienti occasioni). Il malvezzo è trasversale e ultimamente lo hanno dimostrato due politici di opposta collocazione ma con lo stesso nome. Matteo Renzi, nel Montana per un incontro con leader politici e big della Silicon Valley, ci avrebbe potuto spianare orizzonti di grande interesse da una delle capitali mondiali dell’alta tecnologia. E, invece, ci ha parlato tramite i giornali delle piccole e quotidiane dispute italiane e addirittura di quelle interne al PD. L’altro Matteo, Salvini, ha fatto anche peggio. Partecipando (come fa raramente) ad Helsinki ad un incontro internazionale, ha rinnovato una delle sue tante minacce di crisi di governo, ed ha colto l’occasione per offendere una delle sue tante fissazioni: la comandante della Sea Watch, Carola Rackete. E’ solo il caso di sottolineare che il tema dell’incontro nella capitale Finlandese era la politica nei confronti dei migranti dei Paesi europei. Ma Salvini di questo argomento preferisce parlare in Italia. Il rischio di doversi confrontare con gli altri leader europei, proprio non lo vuole correre.
Nicola Cariglia

PERFETTO