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Piero Baldesi, liberale

di Adalberto Scarlino | 14 Settembre 2014

E’ giunta oggi, domenica 14 maggio, la notizia della morte, all’età di sessanta anni, di Piero Baldesi, direttore della Scuola di Scienze Azendali di Firenze, della quale,fin da prima della fondazione, era stato promotore, poi animatore e guida infaticabile, preziosa per i tanti giovani in quella bella scuola formatisi.

Era nato – ed era – liberale Piero Baldesi. Laureato in scienze politiche alla facoltà Cesare Alfieri, studioso di storia e di economia, proprio nel 1985, lo stesso anno dell’apertura della Scuola da lui diretta con intelligenza ed energia esemplari,aveva pubblicato -per La Nuova Frontiera di Livorno – il suo libro “Un’esperienza liberale: Eugenio Artom”, dedicato al personaggio che Piero dimostrò, con naturale sensiblità e profondità ,di conoscere e stimare.

Pubblicato in : Primo piano

Info Adalberto Scarlino

Adalberto Scarlino ha svolto per lunghi anni l’attività di insegnante di italiano e storia nelel scuole medie superiori. Iscritto fin da giovanissimo al Partito Liberale Italiano è stato consigliere comunale di Scandicci negli anni sessanta e, tra gli anni ottanta e novanta, consigliere comunale a Firenze ed assessore nelle giunte Bonsanti, Lando Conti, Bogianckino e Morales. Segretario del circolo culturale Piero Gobetti e co-fondatore del Gruppo dei Centouno , è presidente del Comitato Fiorentino per il Risorgimento. E’ autore, con Silvestra Bietoletti, di “Firenze, percorsi risorgimentali ” , Lucio Pugliese editore, seconda edizione 2010.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Loredana Ficicchia

    25 Settembre 2014 alle 09:36

    Piero riusciva sempre a sorprendermi per la sua mente brillante. Sin da quando declamava il pensiero liberale da una macchina in corsa, col megafono in mano. Che altro dire di Piero, se non che era un caro amico legato ai miei ricordi con la Gioventù liberale, quando ero una studentessa universitaria alla Cesare Alfieri. Negli anni a venire ho avuto spesso modo di incontrarlo alla Scuola di Scienze aziendali, l’ho anche intervistato.I suoi modi composti, ingentiliti dal sorriso, sempre quelli di allora. Ci mancherà.
    Loredana

    Rispondi
  2. Pierpaolo VARGIU

    23 Settembre 2014 alle 16:51

    Quando scompaiono persone importanti, come Piero Baldesi, si apre un vuoto anche in coloro che non li vedono da trent’anni.
    Giovane liberale un po’ meno giovane di me, alla fine degli anni settanta, Piero era uno di quei matti che aveva scelto il mestiere difficile del liberale in un Paese che liberale non era, ne’ voleva essere.
    Eravamo pochi, ma non ci mancava la passione civile e non eravamo timidi nel difendere le nostre idee.
    Eravamo pochi e questo ci aiutava a non essere colleghi di partito, ma amici veri.
    Ed è per questo che Piero manca.

    Rispondi
  3. flavio aliquò mazzei

    20 Settembre 2014 alle 11:28

    I miei ricordi di Piero Baldesi risalgono ai tempi della Gioventù Liberale. Io, giovane ragazzo liberale rimasi subito affascinato dalla figura di Baldesi, più anziano ma poi non di molti anni, sia dal punto di vista umano che politico. Umanamente era una persona solare, sempre disponibile e con il quale era facile instaurare un dialogo. Era colto e raffinato al contempo senza essere pesante o spocchioso. Era, la sua, una raffinatezza leggera, di chi sa di sapere e di valere e non ha bisogno di vantarsene o di farne sfoggio per far sentire gli altri sciocchi. Parlare con lui era sempre un raffinato piacere intellettuale, un godimento dello spirito: se ne ricavava idee, informazioni, ci si sentiva sempre arricchiti dalle sue riflessioni profonde e mai scontate. Quando ascolto i politici di oggi discutere nei loro pollai televisivi non posso far a meno di riandare con la memoria a quelle ore passate con Piero Baldesi in via La Marmora a discutere, a confrontarsi, a parlare, con un livello di profondità culturale che oggi pare lontano anni luce dalla ignoranza e dalla superficialità imperante.
    Per me giovane liberale divenne presto un punto di riferimento fondamentale.
    Mi regalò, dopo poco che ci conoscevamo, il suo libro “Un’esperienza liberale: Eugenio Artom” con una dedica, a cui tengo particolarmente.
    Eravamo pieni di ideali, volevamo cambiare il mondo e il paese, consideravamo la politica come servizio e per gli ideali che muoveva. Poi l’esperienza politica finì e con Piero ci perdemmo di vista, tranne sporadici incontri. Piero ha cercato di realizzare quelle che erano le sue idee nella gestione della scuola di Scienze Aziendali e dai risultati ottenuti ho avuto la conferma delle grandi capacità che l’uomo aveva.
    Il suo libro con la sua dedica è nella mia libreria e il suo ricordo rimarrà sempre con me.
    Flavio Aliquò Mazzei

    Rispondi
  4. Donata Piantanida

    19 Settembre 2014 alle 17:44

    Ho conosciuto Piero molti anni fa, prima dell’apertura della “sua” scuola.
    Non lo vedevo da tempo, ma non ho mai dimenticato la lucidità del suo pensiero politico.
    Soprattutto non ho dimenticato la serenità che ho avvertito sempre nei nostri incontri, a Firenze e nelle città dei Congressi liberali.
    E nelle parole – tante eppure troppo poche – scambiate con lui.

    Rispondi
  5. Paola Chiola Giovannetti

    18 Settembre 2014 alle 22:08

    Ho avuto la grande fortuna, e l’onore, di conoscere Piero Baldesi alla Scuola di Scienze Aziendali quando fui ammessa al 7° corso in gestione d’Impresa: era l’autunno del 1992.

    Ricordo con tenerezza i giorni dei durissimi esami di ammissione. Il Direttore era severo con quelle centinaia di studenti che aspiravano ad uno dei trenta posti disponibili, e nulla era dato per scontato; neanche la mia laurea con Lode e due lingue estere ben parlate mi permisero di dormire sonni tranquilli in selezione, anzi!

    Baldesi ci guidava con impeto tra una prova e l’altra, da una stanza all’altra, da una commissione di esame all’altra, con una fermezza che, per noi che ancora non lo conoscevamo, incuteva un rispetto a dir poco timoroso. Era alla ricerca, attraverso i test, di studenti davvero appassionati, davvero motivati… i mesi a venire sarebbero stati impegnativi e il Direttore non voleva sbagliare la lista della squadra che avrebbe rappresentato il patrimonio della Scuola nell’anno successivo.

    Una volta ammessi, questo capitano giovane ma autorevole seppe mostrare a tutti noi quanto la costruzione del nostro successo nel mondo del lavoro fosse la sua ragione di vita, oltre che la nostra.

    Ci spronava, ci strigliava, e si arrabbiava moltissimo quando deludevamo le sue aspettative ma poi, come un babbo premuroso, di fronte al mondo esterno ci difendeva e presentava solo il meglio di ciascuno di noi.

    Dal mattino alla sera le nostre giornate erano scandite da corsi con docenti universitari, incontri con consulenti aziendali, e soprattutto con imprenditori e dirigenti.

    Un lavoro di preparazione enorme, per una persona sola. Lo ricordo talvolta stanco, ma incapace di fermarsi per un momento di riposo…

    Tutti ma proprio tutti i nostri “formatori” lo trattavano con un rispetto reverenziale, consapevoli che il Direttore stava forgiando un potenziale umano dal quale sarebbe a breve stato possibile attingere per assumere in azienda dei giovani appassionati, colti, preparati nel modo migliore possibile alla Vita d’Impresa.

    Ed il suo essere ossequioso con i grandi nomi dell’ateneo e dell’industria fiorentina lo rendeva, alla fine, il più grande di tutti.

    Ha sempre creduto che per i suoi studenti fosse importante confrontarsi con il mondo più ampio possibile, ed è per questo che trascorreva ore ed ore a costruire reti di relazioni tra la SSA e le migliori scuole estere, prima in Europa, e poi in tutti i continenti.

    Esperienze straordinarie, e mai scontate, per noi che abbiamo potuto sperimentarle .

    E come non ricordare il suo sottile e raffinato umorismo, da vero British Lord; sapeva dire con estrema serietà cose drammaticamente comiche!

    Oggi, sorrido con affetto a quei mesi alla SSA, e se la mia vita professionale da lì in poi è stata ricca, gratificante, bellissima, viaggiando in tutto il mondo con aziende prestigiose, lo devo in gran parte al mio Direttore.

    Grazie di cuore, Piero, per la stima e l’amicizia che mi hai dimostrato in mille modi.

    Ti sarò per sempre grata.

    Paola Chiola Giovannetti

    Senigallia

    Rispondi
  6. Pierluigi Costa

    16 Settembre 2014 alle 08:14

    Mi ero appena iscritto alla Gioventù Liberale, subito dopo l’iscrizione all’Università, alla fine del 1974, e tra i primi che conobbi, nella stanza della GLI in via San Gallo, fu Piero Baldesi. Da subito mi apparve di una maturità politica straordinaria tanto che per qualche tempo pensai che tra noi ci fosse molto di più che un solo anno di differenza. Io, istintivamente liberale fino da ragazzino ma assolutamente ignorante di cultura liberale, proprio ascoltando Piero colsi i suggerimenti a leggere, ad approfondire. Evidentemente era proprio nelle sue corde la capacità alla formazione dei giovani: ricordo distintamente una chiacchierata con Piero, solo 2 o 3 anni dopo, su Tocqueville sul quale, credo, stava preparando la tesi. Per alcuni anni ci siamo frequentati con assiduità. Capitava spesso di andare insieme a Piero, in quella seconda metà degli anni ’70, ad incontri e manifestazioni, nei quali eravamo visti sempre con diffidenza e qualche volta con ostilità dalle “gioventù” degli altri partiti. Ma Piero continuava con calma e determinazione a tessere rapporti con gli altri movimenti in modo che i liberali della nuova era Zanone fossero accettati. Ricordo una sera, andai con Piero ad una manifestazione importante (ma su cosa?): quando fu annunciato il suo intervento una salva di fischi lo accolse e solo l’aiuto di alcuni amici radicali e di qualche giovane socialista gli consentì di cominciare a parlare. Non ricordo cosa disse, ma la sua calma, la sua capacità a portare in fondo il discorso senza farsi distrarre dalle contestazioni mi impressionarono. Poi le strade si dividono, le frequentazioni si diradano, ma capitava di incontrarsi, per caso, quasi sempre stranamente nei supermercati entrambi intenti a fare la spesa, e ci fermavamo a parlare: io sempre con la mia foga (talvolta con rabbia) e lui con la stessa identica pacatezza e affabilità. L’ultima volta, forse un anno fa, alla cooperativa di Legnaia a Sollicciano, ci siamo salutati con una stretta di mano, ora vorrei averti abbracciato.

    Rispondi
  7. Paola Emilia Cicerone

    15 Settembre 2014 alle 19:55

    L’incontro con Piero Baldesi – e con tanti altri amici liberali tra cui Adalberto Scarlino – alla fine degli anni ’70 ha segnato per me l’inizio del mio impegno politico,prima come simpatizzante poi come iscritta al PLI. Aprendo la strada a lunghi anni di militanza, di amicizia, di attività, di scoperte intellettuali, durante i quali la voce di Piero molte volte ha fatto da filo conduttore , indicando la strada giusta,la posizione corretta da assumere, con fermezza ma sempre con pacatezza. Se l’occasione di questo ricordo non fosse tragica, mi farebbe sorridere ripensare ora a quanto mi sembrasse adulto quel ragazzo poco più che ventenne, pronto a moderare le nostre ( e le mie) intemperanze. Più avanti le nostre strade si sono separate e ci siamo persi di vista, ma ho sempre ricordato Piero con affetto, e mi dispiace non avere più la possibilità di dirglielo. Lo faccio qui, ricordandolo insieme a tanti amici.

    Rispondi
  8. Alessandra Campagnano

    15 Settembre 2014 alle 15:36

    Anch’io lo avevo conosciuto, proprio quando aprì la Scuola di Scienze Aziendali. Era l’opportunità – modernissima – di creare un punto d’incontro tra imprese e futuri ragionieri dando loro quella preparazione di immediata applicazione che l’Università non sempre riusciva a dare. Gli sia lieve la terra.

    Rispondi
  9. Marisa Brambilla

    15 Settembre 2014 alle 13:20

    Aveva vent’anni quando, nel 1974, Piero Baldesi era stato eletto delegato al Congresso nazionale del Partito Liberale che si sarebbe svolto a Roma nell’aprile. Già allora la sua presenza aveva quei tratti di serietà e costanza che lo avrebbero poi caratterizzato negli anni del suo impegno politico prima e, a partire dal 1985, nella ideazione e conduzione della Scuola di Scienze Aziendali, la sua creatura prediletta. Negli anni ’70 il Partito Liberale fiorentino aveva conosciuto una stagione fortunata, per la presenza di un gran numero di giovani, altrettanto preparati e impegnati di Piero Baldesi, pieni di entusiasmo, ma anche ricchi di cultura politica e di capacità organizzativa, che andarono a rafforzare e rinnovare le fila della Gioventù liberale. Altre elezioni e altri congressi si sono succeduti dopo il 1974, la battaglia politica infiammava gli animi e partecipare era una necessità, il Partito aveva bisogno di rinnovarsi, di superare lo stereotipo di un Partito di tradizione e di vecchio liberalismo, per cercare una nuova definizione, nuove alleanze, nuovi spazi politici. Non tutto è stato realizzato, non tutti traguardi sono stati raggiunti, ma questo non fa perdere di valore e di significato l’impegno di coloro che, con Piero Baldesi, avevano affrontato questa sfida con entusiasmo e fiducia. Raccogliere i giovani attorno a sé, dare loro la preparazione necessaria per affrontare la vita e il lavoro, diventerà per lui, negli anni successivi, quasi una missione, e ogni volta che la “sua” scuola apriva le porte per inaugurare un nuovo anno, Piero Baldesi, “il mitico direttore”, era sempre il più preparato, il più entusiasta, il più fiducioso. Credeva nella cultura, quella vera, che prepara alla vita, e per insegnanti sceglieva sempre i migliori fra i docenti universitari, fra i professionisti, gli imprenditori, i rappresentanti delle istituzioni più qualificati e più sensibili alla formazione dei giovani. E anche questo è un insegnamento che non dimenticheremo.

    L’ultima tua mail, caro Piero, era un invito per la presentazione del nuovo anno della Scuola il pomeriggio di mercoledì 17 settembre a Sorgane. Un appuntamento mancato, ma conserverò la mail nel mio computer, con affetto. Marisa Brambilla

    Rispondi
  10. Paolo Marini

    15 Settembre 2014 alle 13:13

    La morte di un amico sempre procura tristezza non solo per la sua persona e per la sua famiglia ma anche perché con l’amico se ne parte inevitabilmente qualcosa di te, una frazione – spesso importante – di esperienze, di memoria condivisa.
    Nel caso di Piero Baldesi, poi, ci ha lasciato una persona senza dubbio particolare, per due motivi: primo, per la dedizione convinta, indefessa, quasi assoluta agli impegni (prima nel Partito liberale e successivamente con la Scuola di Scienze Aziendali ); secondo, per la disponibilità all’ascolto, al consiglio, la premura per gli altri – che quella ‘assolutezza’ non gli ha mai sottratto.
    Tuttavia, secondo me vale per Piero quanto vale per chiunque su questa terra: morendo è soltanto ‘partito’ – meglio che ‘scomparso’ e molto, molto più appropriato che ‘morto’. Le cose buone che ha fatto, le opere che ha realizzato nel viaggio (vorrei dire, nell’esilio) terreno, rimarranno nella memoria di quanti lo hanno conosciuto e a vario titolo gli sono stati vicino; ma soprattutto sono un tesoro che porterà a miglior frutto, a compimento, nel viaggio dentro una realtà superiore, verso quell’Assoluto che è la dimora autentica, definitiva dell’essere. Dunque, a Piero un commosso “buon viaggio”!

    Rispondi

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