Ho l’impressione che il ceto politico torinese stia già ragionando in termini “Bresso ce la farà perché contro Cota va in discesa”.
Intanto Cota sposterà una valanga di voti a Novara, cosa che Ghigo non poteva fare. Sono tanti i temi che può agitare una provincia più legata a Milano culturalmente, politicamente, economicamente contro il torinocentrismo della nostra regione. Pensiamo solo alla Malpensa e alla Popolare di Novara, ma c’è anche la medicina, quella novarese è eccellente (e, non essendoci l’università, meno mafiosa).
Poi, diciamo la verità, non è che il ceto politico culturale torinese sia così popolare neanche a Torino, dove ha tagliato le proprie radici (nessuno sa chi comanda nel Pd, come e per cosa) e anche i collegamenti con la gente. Adesso, una quota delle madame e architetti si batte intorno alla “lista per Bresso” che però sarà un gioco interno alla casta.
Almeno si recuperasse qualcosa nel giro degli 82.000 studenti universitari, Però quelli che hanno votato han battuto per la prima volta i ciellini, ma hanno fatto emergere gli indipendenti dell’Onda non eleggendo neanche uno dei candidati dei giovani burocrati del Pd. E non credo che basterà mettere nella lista di Bresso qualche altro prof amico.
Poi c’è la gestione della cultura, elitaria e clientelare, con l’esplosione del caso Soria.
Gli enti locali, in crisi finanziaria, non riescono a supportare niente e neanche a tamponare errori e inevitabili carenze.
Insomma , non sarà una passeggiata, e per di più vedo poca gente che ha voglia anche solo di passeggiare.
Claudio Bellavita

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