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Piccolo manuale liberale ad uso del segretario Alfano

di Andrea Bitetto | 14 Marzo 2012

Siamo alle solite, l’involuta destra italica non sa suonare altra musica da quella del vecchio spartito che veniva intonato – in tutt’altro contesto, e da tutt’altri figuri – prima del 18 aprile 1948.

Qualche mese fa avevamo partecipato alla celebrazione per il centenario della nascita di Vittorio Zincone, tenutasi alla Camera dei Deputati. Vittorio Zincone, per chi non lo conoscesse, fu giornalista, di grandissimo livello, politico, nelle file del fu Partito Liberale, ed era, come ha ricordato sua figlia Giovanna, un sincero ed onesto conservatore ed un cattolico.

Nei comportamenti, sia pubblici che privati, un galantuomo.

Scomparve nel 1968, poco tempo prima dell’emanazione della legge sul divorzio in Italia, che condurrà, di lì a poco, alla battaglia referendaria per la sua abrogazione.

Ma anche se mancò prima, sappiamo che avrebbe combattuto per la difesa della legislazione divorzista, lui cattolico e conservatore. Ma profondamente liberale.

Determinato, come cattolico, a non dover mai far ricorso a tale istituto, ma altrettanto convinto che tale sua profonda convinzione morale non potesse esser d’ostacolo al riconoscimento di un simile diritto.

Il nostro lettore si chiederà per quale motivo indugiamo nel ricordo di una figura lontana nel passato, e caduta nell’oblio dei più.

Lo facciamo perché quell’esempio ci è venuto in mente leggendo le dichiarazioni dell’On. Alfano, delfino dell’Achille Lauro del Nord e segretario del Popolo delle libertà, sul riconoscimento delle unioni omosessuali. Da apprendista propagandista, perché va riconosciuto al suo mentore di essere, in questo, un maestro difficilmente eguagliabile, Alfano ha ammonito che in caso di vittoria della sinistra gli italiani si ritroverebbero nientepopòdimenochè il riconoscimento dei matrimoni omosessuali: troppo per il moderatismo italico da lui rappresentato.

Siamo alle solite, l’involuta destra italica non sa suonare altra musica da quella del vecchio spartito che veniva intonato – in tutt’altro contesto, e da tutt’altri figuri – prima del 18 aprile 1948.

Ma il tema toccato da Alfano va ben oltre la frusta minaccia dei cosacchi che abbeverano i cavalli a San Pietro, perché riguarda l’idea stessa di destra che si vuole portare avanti.
Di destre, come di sinistre, ve ne sono molte ed in Italia abbiamo, è vero, la sventura di sperimentare due epifanie assai modeste dell’una e dell’altra.

Chi scrive, poi, non può certo esser comodamente arruolato tra le fila dei progressisti, facendoci difetto quel tanto di ottimismo che alimenta le filosofie del progresso. Siamo degli scettici e, nostro malgrado, assai pessimisti sulla natura umana.

E ci chiediamo, quindi, che razza di idea di libertà coltivi Alfano, pur consapevoli che nella neolingua del laurismo del Nord, di cui egli è erede designato, l’idea di libertà è l’esatto contrario dell’ideale liberale al quale cerchiamo, pagandone i salati conti, di restar fedeli.

Ed ancor più pressante è la domanda, che sappiamo vana, di che idea abbia Alfano degli italiani.

Crediamo che, nonostante tutto, gli italiani siano molto più avveduti dei politici che li rappresentano, come l’esempio storico del divorzio, e dell’aborto, avrebbero dovuto insegnare. Insomma, il nostro vituperato paese non è la culla di vecchi parrucconi, di insopportabili codini e di isteriche beghine, come spesso si vuol ingiustamente far credere.

Alfano è davvero convinto che il moderatismo, il conservatorismo – che non sarebbero categorie politiche neglette – facciano il paio non con la morale del cristianesimo, ma con i desiderata di Santa Romana Chiesa?

Non è forse vero che quello che Prezzolini chiamava il vero conservatore si dovrebbe guardar bene dal confondersi coi reazionari, coi retrogadi, coi tradizionalisti, coi nostalgici? Il vero conservatore sa che a problemi nuovi occorrono risposte nuove, ispirate a principi permanenti.

E che, quindi, di fronte alla realtà di molte convivenze omosessuali che condividono i patimenti, le gioie, le passioni e le delusioni dell’umana esperienza, non si vede per quale motivo si debba negare loro la possibilità di vedersi riconosciuta, nella società, piena cittadinanza, che vuol dire pieni diritti e doveri, come a qualsiasi coppia eterosessuale.

Il diritto segue la società, e non il contrario. Ed è uno strumento che consente di regolare i rapporti soprattutto, ci sia concesso dirlo, quei rapporti che per la loro natura elettiva costituiscono il massimo esempio di consapevolezza, non solo affettiva ma civile.

Questa è l’essenza di quei principi liberali ai quali noi, pur nella ridotta di queste colonne, cerchiamo di fornire testimonianza. Quegli stessi principi che all’on. Alfano paiono alieni, non nelle dichiarazioni propagandistiche, ma nell’azione quotidiana.

Siamo abituati, nostro malgrado, a professioni di liberalismo da tanto al chilo. Che sono tanto più fastidiose quanto più smentite dall’agire quotidiano.

Trova così triste conferma quel vecchio appunto dei diari notturni di Flaiano: quel giorno che ci sentiamo a sinistra basta ascoltare un qualche politico di sinistra a salvarci. Se pendiamo a destra, ecco in nostro soccorso i politici di destra.

E ci sentiamo non stranieri in patria, ma estranei a questa classe politica.

Pubblicato in : Primo piano

Info Andrea Bitetto

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giuseppe Selvaggi

    14 Marzo 2012 alle 17:30

    Sottoscrivo questo articolo e mi complimento con Andrea Bitetto per la sua lucidità ed ironia.

    Rispondi
    • mario rossi

      14 Marzo 2012 alle 21:44

      l’ronia c’è, ma in quanto a lucidità e a proposte liberali zero.

      Rispondi

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