“Ormai da tempo è evidente che per risolvere il problema delle liste di attesa non servono misure tampone come questa adottata dall’assessore Rossi perché il problema è molto più complesso e riguarda in particolare la struttura del modello organizzativo toscano. Sono dunque necessarie soluzioni adeguate e non demagogiche: tra queste fondamentali la programmazione dei servizi in modo da modulare effettivamente la domanda e l’offerta dentro le strutture ospedaliere e sul territorio, l’integrazione fra pubblico e privato e la regolamentazione e il controllo della libera professione intramuraria”.
Lo ha dichiarato la consigliera regionale di Forza Italia, Anna Maria Celesti, vicepresidente della commissione “Sanità”, commentando il piano anti-liste di attesa varato dalla giunta regionale lo scorso febbraio e operativo da domani in numerose Asl.
“Lo stesso accordo Stato-Regioni – continua Celesti – che oggi Rossi cita prevede fra le priorità che nel territorio siano attuate adeguate iniziative presso le strutture pubbliche per favorire accertamenti diagnostici in maniera continuativa. E a tal fine dovrebbero essere utilizzati per ampliare ulteriormente l’offerta dei servizi, la flessibilità organizzativa, gli istituti contrattuali della turnazione, del lavoro straordinario e della pronta disponibilità.
Proprio partendo da queste indicazioni diventa necessario un profondo ripensamento del modello sanitario toscano che ad oggi assorbe risorse eccessive e sproporzionate per autoalimentarsi a detrimento della centralità del paziente e della corretta individuazione dei servizi da erogare.
L’iniziativa di Rossi non garantisce assolutamente il cittadino che necessita di visite o di esami diagnostici perché i 25 euro che l’Asl dovrebbe sborsare quando non si rispettano i tempi di attesa sono una cifra ridicola che di fatto non copre i costi della prestazione fatta presso una struttura privata che vanno ad esempio da 100 euro in su per una visita ginecologica ed una cardiologica.
Ma non solo – conclude Celesti – Questo rimborso verrà pagato dall’Asl entro sei mesi e così per il cittadino, al danno di non ricevere la prestazione, si aggiunge la beffa che il ridicolo rimborso arriverà per lui in tempi molto più lunghi rispetto ai 15 giorni nei quali lui invece sarà costretto a pagare la multa all’Asl se non si presenterà all’appuntamento per la visita”.

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