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Percio’: cambiare tutto, cambiare subito…

Uno degli elementi fondamentali della societa’ americana è la inossidabile voglia di cambiamento.

di Oscar Bartoli | 8 Agosto 2016

Il vantaggio accumulato da Hillary Clinton nei confronti di Trump non deve indurre in errore l’osservatore italiano.

L’America è una nazione profondamente divisa al suo interno con una opinione pubblica che si focalizza su una cultura demo liberale e, in contrapposto, una quasi metà che stinge su sentimenti di destra che si estendono sino alle minoranze neonaziste.

In questo quadro molto articolato è difficile prevedere da ora che la vittoria arriderà al candidato democratico.

Da 13 mesi ormai ogni giorno sui media rimbalzano in maniera ossessiva le immagini, le dichiarazioni, le contro dichiarazioni, gli ammiccamenti, le gaffes, le offese di genere e di cultura che il candidato Trump ha elargito nelle primarie sconfiggendo gli altri 17 pretendenti ed ora continua a elargire in questo scampolo di campagna elettorale prima delle elezioni presidenziali dell’8 novembre.

Ma a differenza di quanto può pensare un osservatore dotato di ragionevole equilibrio, bisogna tenere conto  di quanto sta accadendo nell’altra metà della popolazione americana, quella cioè orientata a destra e un tempo terra di coltura per il partito repubblicano.

Uno degli elementi fondamentali della societa’ americana è la inossidabile voglia di cambiamento.

Si tratta di un sentimento molto diffuso che stinge quasi sempre nel populismo, che non si basa su fatti concreti, ma che coinvolge sentimentalmente la voglia di pulire tutto, buttar via le cose che sanno di stantio e ricominciare daccapo.

Si tratta di una molla collettiva che nei 240 anni di questa “antica democrazia” ha saputo risolvere momenti topici della sua vita nazionale e collettiva.

Ma il pulire tutto e gettare ogni cosa nella pattumiera determina spesso dei danni macroscopici.

Pochi si ricordano o vogliono ricordare che la presidenza Obama ha creato più di 15 milioni di nuovi posti di lavoro, ha riassorbito la crisi terrificante con effetto domino a livello planetario che era stata lasciata come eredità da George W. Bush.

Per molti americani è la presenza di un nero alla Casa Bianca che determina da anni forti risentimenti viscerali perché la guerra civile non è finita nel 1865 con 600.000 morti. Ma si perpetua in non sopiti risentimenti sociali e culturali che trovano la loro massima espressione negli Stati del sud.

Hillary Clinton è un personaggio che piace poco anche a molti democratici costretti a votare per lei nonostante che alcune pesanti leggerezze di comportamento, come nel caso dell’uso di un conto personale di posta elettronica quando era segretario di stato, abbiano leso non poco la sua immagine.

Dalla sua Hillary potrebbe vantare a ragione l’esperienza fatta sia come first-lady, sia come senatore, che come ministro degli esteri della più importante nazione mondiale.

Si tratta di talenti professionali che dovrebbero rappresentare una garanzia per chi voglia essere tutelato al massimo livello della amministrazione della cosa pubblica.

Ma per molti americani sa di vecchio, di già visto, di obsoleto.

Percio’: cambiare tutto, cambiare subito…

Pubblicato in : Primo pianoTag: amministrazione, anni, bush, campagna elettorale, casa bianca, crisi, danni, democrazia, Donald Trump, elezioni, espressione, hillary clinton, lavoro, nazione, obama, opinione pubblica, posti di lavoro, Presidenziali USA, primarie, senatore

Info Oscar Bartoli

Oscar Bartoli, Avvocato, giornalista pubblicista, collabora con molti media italiani. Risiede negli Stati Uniti dal 1994 e vive tra Washington D.C. e Los Angeles. Ha lavorato per molti anni nel gruppo SMI,leader europeo nel settore metalli non ferrosi, successivamente nell’IRI come responsabile dei contatti con i media e in seguito direttore IRI USA. Ha insegnato per dieci anni alla scuola di giornalismo della Luiss e per due anni alla Catholic University di Washington DC. Tiene un corso sulla comunicazione nel Master di Relazioni Internazionali dello IULM di Milano. Da giovane, per pagarsi gli studi ma, soprattutto, perche’ gli piaceva, ha lavorato come chitarrista – cantante suonando nelle case del popolo, circoli cattolici, night clubs, radio e televisione. Gli articoli per la rubrica Pillole d’Oltreatlantico sono pubblicati dal blog Letter from Washington DC

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