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Perché siamo tanto insicuri

di Fabrizio Binacchi | 2 Marzo 2014

Non abbiamo più le certezze di una volta. Non abbiamo sicurezza economica, ma quella forse non c’era nemmeno una volta, ma almeno c’era una prospettiva civica, una coscienza sociale, una sicurezza socio-umanitaria.

insicurezzaUsciamo da casa e ci guardiamo attorno come se stessimo per uscire a Bagdad o nel Bronx. Non in piazza Cavallotti a Mantova o in via Gioberti a Firenze. Entriamo in banca e mentalmente ci predisponiamo a un’eventuale rapina. Così, per non lasciare nulla di intentato. Non si sa mai. Facciamo un investimento e mentalmente ci prepariamo anche al peggio. Addio risparmi. Una mia amica assessore a Bologna mi dice “Ho il terrore anche ad attraversare la strada, sui viali come in centro. Se vedo una macchina anche a un chilometro mi blocco”. Siamo diventati tutti insicuri. Abbiamo tutti più paura. Non abbiamo più le certezze di una volta. Non abbiamo sicurezza economica, ma quella forse non c’era nemmeno una volta, ma almeno c’era una prospettiva civica, una coscienza sociale, una sicurezza socio-umanitaria. Le sicurezze di una volta non ci sono più, sparite come le mezze stagioni. Beh una volta crescevi in mezzo ai pericoli ma ti sentivi attorno una cintura di sicurezza familiare e sociale. C’erano le famiglie più numerose, madre e padre sicuro, poi nonni, zii zie cugini , persino i bisnonni, potevi cadere e farti del male ma presto ti rialzavi e, anche acciaccato, ricominciavi. Adesso gran parte dell’insicurezza parte proprio dalla disgregazione delle cinture familiari e sociali di sostegno, dai cuscinetti affettivo solidali che pian piano sono scomparsi. Ci rimangono i centri di volontariato e di accoglienza sociale ma non sono la stessa cosa. Un conto era essere sorretto da un nonno o da una zia d’America come d’Italia e un conto è pensare di ruotare attorno alla Caritas o ai centri di sostegno, con tutto il rispetto, tutta un’altra cosa. E’ così. Viviamo nella stagione dell’insicurezza presente e futura. Ci sono dati macro, cioè i fenomeni e le cifre nazionali e mondiali, e ci sono i dati micro, la paura di strada, l’insicurezza anche davanti al caminetto. Non ci scalda nemmeno più il focolare. E’ il futuro incerto che ci fa insicuro il presente. L’Italia alle prese con una eterna transizione, senza che però si intraveda verso dove, verso una meta, un approdo al quale agganciarsi per cercare di avviare una faticosa e problematica  risalita dal fondo della crisi. Tutti ce lo diciamo da anni: la crisi non è solo economica e sociale, ma, per molti aspetti, ancor più culturale e politica, persino identitaria. Lo dicono molte ricerche, compresa una recentissima di Unipolis, che è il Paese nel suo insieme, sono i cittadini che non riescono a intravedere il proprio futuro, considerato meta e approdo sempre più confuso e smarrito, in una nebbia che rende tutto impalpabile. Ma, proprio per questo, inafferrabile. Una situazione che risalta ancor di più a confronto con i principali paesi europei come Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna, che sembrano disporre di qualche sicurezza in più.  Tre italiani su 4 considerano l’insicurezza economica come emergenza principale, anche come somma dei diversi elementi, come disoccupazione – il 50% ha come paura principale quella di perdere il lavoro – tasse, costo della vita. Una percentuale complessiva inferiore di sei punti percentuali rispetto all’anno scorso, ma di 15 più alta del 2009. Solo gli spagnoli e in parte i francesi  esprimono dati paragonabili, mentre britannici e, soprattutto, tedeschi, con il loro poco più che 30%,  sembrano considerarsi fuori dalla crisi. L’insicurezza personale conserva una valenza importante tra le preoccupazione e le “paure” degli italiani, che indicano nelle interviste un “aumento” anche rilevante della criminalità, sia a livello nazionale (84%), che nella zona di residenza (aumentata per il 43% negli ultimi cinque anni). Insomma paurosi e smarriti, sfiduciati e desiderosi di sperare in qualcosa di nuovo. Che sia l’anno della scoperta di una speranza ben riposta in una società che trova risposte e non solo domande appese.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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