Ci vorrebbe un bon ton del cellulare. Due o tre regole base sarebbero già in vigore ma ben pochi le rispettano.
Prima regola: 4 o 5 squilli poi arrendiamoci. Spiegazione. Il cellulare ti segue ovunque, o meglio noi seguiamo ovunque i nostri cellulari, quindi quando facciamo una chiamata voce (sempre più rara) dobbiamo immaginare che il nostro interlocutore o la nostra interlocutrice possa essere in tutt’altre faccende affaccendato/a e quindi non possa e o non voglia rispondere.
Non facciamo esempi di “tutt’altre faccende affaccendato” benché si possano comodamente immaginare: dal dormire alla preghiera in chiesa, un esame in ambulatorio o all’università o molto più comunemente un episodio di momentanea sordità.
Quindi: se non ti rispondo, o non riesco a risponderti, entro i primi 5 o 6 squilli, con le musiche più diverse, perché mai continui a trillare sino al numero dieci o dodici? Per reciprocità? Per contrappasso? Perché vuoi provare fino a che punto ti regge la batteria? Dai, facciamo così: al sesto trillo arrenditi e manda un messaggio.
Seconda regola: attenzione a quel che alleghi. E anche: attenzione a quanto alleghi. Il mio smart non è la cassetta di deposito delle tue cartoline e dei tuoi filmatini. Fino a quando dominavano i vecchi e paciosi sms tutti ci guardavamo bene dall’allegare foto e filmati perché erano soldini in più che partivano.
Vi ricordate quando un sms superava una certa soglia di battute parole partivano addebiti doppi e tripli. Adesso, ahime, ahivoi, con whatsapp tutto parte e tutto arriva come in un grande incrocio continuo di scambi.
Una mattina ti apri il cellulare e ti trovi una sfilata di moda, una carrellata di musetti felini, mezzo spot dei Medici, una barzelletta che già hai sentito dieci volte e gli ultimi ritratti di amicizie remote del peso ognuno di svariati mega.
La domanda è: perché mi alleghi tutti quei gattini? Perché mi vuoi allietare con le immagini che piacciono a te e che possono rattristare o indisporre me? Senza contare la voragine che si apre attraverso i gruppi di whatsapp dove lo scambio e gli arrivi di immagini, filmati, quadri, scritte e varie amenità consimili sono potenzialmente infinite.
Penso alla sofferenza del mio smart quando deve scaricare mega che sono sicuro il suo sistema operativo non vorrebbe contemplare. Perché, azzardo, ci sono sistemi operativi che possono battere, in senso dell’opportunità, molti sistemi cerebrali.
Invoco un’applicazione griglia che grigli gli allegati. Per quantità e qualità. Ma vi ricordate quanto e come stavamo attenti, ai bei tempi della posta di carta busta lettere francobollo timbro e ufficio postale a scegliere gli allegati o anche solo a cosa mettere dentro in quella busta anche perché se superavi i 20 grammi erano dolori in termini di francobolli da aggiungere (anche adesso) e ti facevi scrupolo nell’inviare fascicoli che potevano assomigliare a faldoni di tribunale. Ora in whats rischiamo di mandare mezzi magazzini e non ci facciamo scrupolo.
No dai davvero, spiegami perché mi mandi tutti quei gattini? Pensi che abbia bisogno di affetto? Immagini che mi debba alzare con un miao virtuale e la mia giornata sarà migliore? Hai così pena di me?
Terza regola base. Se non ti rispondo al messaggio in whats entro due minuti non pensare che sia morto. Magari, semplicemente, non ho lo smart sottomano, sto facendo il bagno, mi sto confessando, sto a lezione, sto mangiando, sto facendo la pennichella. E ci fermiamo qui, ad esempi.
Quindi se non ti rispondo entro due, tre , quattro minuti non sentirti in obbligo di mandarmi una serie di “ehi”, “ohi”, “ci sei?”, “dove sei?”, “ma mi leggi?”, “uhei?!” , e via fonemando in libertà, la cui successione nella conversazione ti fa perdere la prima domanda o la prima scritta che forse era utile alla giornata o alla vita. Conosco gente che risponde il giorno dopo. Cosa devono fare gli amici di quella gente ? Andare a Chi l’ha visto?
Pensierino finale: la stagione della condivisione totale può diventare il tempo della moderazione personale e della temperanza globale. Che bella sarebbe una settimana di digiuno e astinenza almeno da allegati!
Fabrizio Binacchi

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