Mai come oggi il guardare la televisione è diventato un tormento. Segui un film giallo, ti concentri per cercare di scoprire in anticipo chi sia il colpevole; caso mai ti confronti con la moglie per vedere se le tue valutazioni investigative coincidono; stai allora per esprimere una cervellotica ipotesi sulle varie considerazioni svolte, quando arriva il trauma pubblicitario. Sul più bello ti trovi difronte i pannolini per la signora che non vuole invecchiare oppure un profumo per un “macho” che, se fosse veramente tale, non avrebbe senz’altro bisogno del profumo.
Le più strazianti interruzioni pubblicitarie sono però quelle dei supermercati o presunti tali. Prima lo sketch ti illustra una serie di prodotti con delle motivazioni propagandistiche che mi ricordano quelle boccette che nel Far West curavano tutti i mali; poi ti sventaglia il solito opuscolo, che maledici tutte le volte che ti intasa la cassetta delle lettere, facendoti scorrere sotto gli occhi la numerosa produzione miracolosa della quale, se vorrai non sentirti un frustrato alieno, non potrai farne a meno.
La mia attenzione è stata proprio attratta da questa vulgata commerciale. Ho notato, senza però all’inizio farci molta attenzione, che i prezzi cha accompagnavano il prodotto, non portavano mai una cifra pari; dopo la virgola c’era sempre un arzigogolo di numeri che complicavano anche la lettura del prezzo. Poi ho prestato più attenzione a questa caleidoscopica indicazione, ed ho notato che tutti i prezzi hanno per ultima cifra un 9.
Ovviamente mi sono domandato perché. Che motivo c’è di mettere in vendita una confezione di formaggio al prezzo di € 9,69 ben sapendo che un centesimo non altera assolutamente il borsellino della massaia?
Facendo poi ancora più attenzione alla vulgata commerciale ho notato un altro particolare: la cifra avanti il 9 finale: questa non è mai un 6 od un 7 od un 2 o 3, ma è sempre un altro 9 oppure un 4. Infatti la confezione di formaggio non costerà mai € 9,69 bensì € 9,99, come una confezione di spinaci non costerà € 4,29, bensì € 4,49.
La spiegazione che mi sono dato è semplice: il post virgola 49 oppure 99 sta semplicemente a nascondere un 50 oppure un 100. In altri termini ti vendo una confezione di formaggio ad € 10,00, ma ti faccio apparire che la paghi € 9 più qualche altro spicciolo.
Si tratta, a mio avviso, di una forma di pubblicità ingannevole che però non inganna nessuno, salvo chi la formula; il pubblicitario infatti inganna se stesso, pensando che la massaia che va al supermercato non si renda conto di essere presa in giro; accetta il post virgola perché non può fare altrimenti, perché quelli sono i prezzi.
Non so poi quanto valga questo successivo ragionamento, ma io preferirei non dover fare tanti conti in decimali e dunque opterei per un prodotto con prezzo a cifra tonda; se fossi dunque un negoziante accompagnerei l’offerta del prodotto con uno slogan pubblicitario di questo tono: prezzo a cifra tonda per semplicità contabile. Verrebbe così eliminato quel velo di ipocrisia e di sciocco raggiro che mette solo in evidenza il limite intellettuale di chi crede di prendere in giro il consumatore.
Carlo Eugenio Casini – Avvocato in Firenze

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