Si tratterebbe di un’uscita senz’altro onorevole, che potrebbe consentire al Berlusconi stesso di affrontare con più facilità e serenità le future battaglie politiche. Ammesso che ne abbia ancora voglia.

La prima, riguardo al fatto che con Tangentopoli veniva dichiarata la fine di un sistema politico che occorreva dunque superare. Quel sistema politico era imperniato su un partito, la democrazia cristiana, senz’altro centrale nella storia del paese e fin dall’immediato dopoguerra. La seconda, in generale e relativa agli stravolgimenti accaduti in epoca di globalizzazione. Altro fatto dunque indiscutibile, che ha mutato il destino, non solo politico, di ogni singolo paese e in particolare dell’Italia.
Veniamo pertanto alla prima questione, e per non annoiare il lettore, dirò subito che non ha alcun senso o significato logico discutere ancora di neo o post-democristiani e tanto più usare espressioni del tipo “moriremo tutti democristiani”, quasi che il termine democristiano possa indicare un modo universale di essere nell’ambito dell’azione politica o ancora più assurdamente una categoria di tipo aristotelico con cui l’essere, non solo politico, possa essere giudicato. Non moriremo tutti democristiani semplicemente perché i tempi sono cambiati e inoltre i democristiani non ci sono più da circa venti anni, in quanto hanno provveduto a fare i conti con la propria storia e non pensano assolutamente di poterla riprodurre. A differenza invece di tutti coloro che, provenendo da parte opposta, da venti anni a questa parte si ostinano ad andare avanti ritenendo che sia superfluo parlare del proprio passato. E ritenendo inoltre che abbia invece senso parlare del passato degli altri, i democristiani, semplicemente ipotizzando che nel futuro, ormai non loro stessi ma altri come loro, possano ritornare. In pratica, una sorta d’incubo, fors’anche vissuto, ma comunque narrato alla maniera di Stephen King.
La seconda questione riguarda, così potremmo anche sostenere, una variante di tale racconto; che narra del possibile ritorno, anzi, secondo il giudizio di alcuni, addirittura dell’impossibile allontanamento dei centristidalla vita politica del paese. Prova ne sarebbe l’impossibilità politica di governare questo paese in assenza di forze politiche di centro: prima la democrazia cristiana, poi i governi di centro-sinistra e, con la seconda repubblica, a turno sia governi di centro-sinistra che di centro-destra. E tuttavia, anche la questione della definizione aprioristica di un centro politico contrasta con ogni senso o significato logico, in quanto ogni prospettiva o azione politica ha essenzialmente a che fare con gli interessi politici in atto. Propriamente intesi nel senso che vedrebbe d’accordo anche Aristotele, allorquando nel libro della Meta-fisica distingue trapotenza e atto.
La terza questione ha riguardato e, come si può immaginare per le altre, riguarderà ancora la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. In analogia alle precedenti di cui si è detto, anche questa terza questione, dopo l’intercorso voto di fiducia al governo, sembra assumere un rilievo del tutto formale e quindi non sostanziale. Brevemente e a seguire: da un punto di vista procedurale, dopo il voto della Giunta è previsto entro venti giorni il voto definitivo in Aula del Senato. Ma, già entro il 15 ottobre, in applicazione della sentenza definitiva della Cassazione, Berlusconi dovrà decidere se affidarsi ai domiciliari o ai servizi sociali. Infine, per il 19 ottobre è stata fissata l’udienza della Corte d’Appello di Milano per il ricalcolo della pena accessoria di cui alla sentenza, in merito alla durata dell’interdizione dai pubblici uffici.
Si tratta di tre questioni, formali, ma che, in effetto, rinviano alla questione sostanziale del cambio di potere che si rende necessario dopo circa venti anni di declino del nostro paese. Esiste un modo, credo, che possa vedere ancora protagonista lo stesso Silvio Berlusconi, di accelerare questo processo di transizione, che pure volge al termine. Un modo, non più formale ma sostanziale, e quindi positivo, che consiste nel rassegnare le proprie dimissioni dal Parlamento e in effetti sia chiudere una parentesi di storia, contrassegnata dalle vicende di quest’ultimo ventennio, sia consegnarla alle classi di giovani politici che in parte sono già subentrate. Infine, si tratterebbe di un’uscita senz’altro onorevole, che potrebbe consentire al Berlusconi stesso di affrontare con più facilità e serenità le future battaglie politiche. Ammesso che ne abbia ancora voglia.

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