Il 2012 deve essere l’anno di un’altra riforma elettorale toscana, che superi, in modo semplice ma anche innovativo, le attuali odiate liste bloccate e il troppo limitato esperimento delle primarie facoltative.

La Toscanadeve rimettere mano alla propria legge elettorale per la terza volta in meno di dieci anni e deve farlo adesso, approfittando di questo momento di tregua politica nazionale, prima del possibile referendum anti-Porcellum, dando una risposta coraggiosa all’inquietudine popolare e alla richiesta di rafforzamento della sovranità popolare, che viene dalle reti, vecchie e nuove, di partecipazione e cittadinanza.
Nel 2004 furono abolite le vecchie preferenze all’italiana. Nel 2009 furono introdotti correttivi contro l’eccessiva frammentazione. Il 2012 deve essere l’anno di un’altra riforma elettorale toscana, che superi, in modo semplice ma anche innovativo, le attuali odiate liste bloccate e il troppo limitato esperimento delle primarie facoltative.
Questo è quanto chiedono i cittadini toscani, che vogliono il potere di scegliere le persone e non solo le liste. E’ un importante segnale di speranza che il sistema politico toscano può dare all’opinione pubblica nazionale, scettica, se non addirittura indignata, con tutti i “nominati”. E’ la riforma che è stata promessa dal presidente regionale Enrico Rossi nella sua vittoriosa campagna elettorale del 2010. Molti importanti esponenti dell’attuale maggioranza in consiglio regionale, fra i quali Vittorio Bugli, PD, e Marco Manneschi, IDV, si sono messi al lavoro per cambiare le regole elettorali regionali. Il presidente del principale gruppo di opposizione, Alberto Magnolfi, PDL, è pronto al confronto.
La campagna è stata, innanzi tutto, di ascolto. Sono stati approfonditi contributi di accademici, esperti, commentatori e appassionati. Fra i tanti, ne ricordiamo solo alcuni: Roberto D’Alimonte, Alessandro Chiaramonte, Antonio Floridia, Paolo Armaroli, Stefano Ceccanti, Marco Faraci, Daniela Lastri, Francesco Clementi, Carlo Fusaro.
Questi interventi spingono, ci pare, verso un nobile compromesso fra tre elementi: la grande esperienza storica di una forma classica della democrazia, il collegio uninominale; una esperienza politica ben nota al sistema politico italiano, quella del sistema elettorale del Senato prima del Porcellum, che temperava il maggioritario con un recupero proporzionale per i migliori piazzati non eletti nei collegi; una idea molto innovativa, tutta toscana, di primarie obbligatorie.
I primi due elementi sono così sintetizzabili: se nel 2015 andremo a eleggere un nuovo Consiglio regionale toscano di 40 membri, possiamo immaginare di eleggerne una parte importante, diciamo il 60%, cioè24, inaltrettanti collegi uninominali; i rimanenti 16 potrebbero invece essere eletti in modo proporzionale. Non è una proposta astratta, ripetiamolo, ma un compromesso onesto e comprensibile, che può incontrare un consenso trasversale.
Il terzo elemento consiste dell’originale proposta di un “doppio turno alla toscana”. Si propone un turno preliminare di primarie istituzionalizzate, contestuali e obbligatorie per tutte le formazioni politiche. In questo primo turno l’elettore troverebbe sulla scheda molti nomi per ciascun partito. Il suo voto andrebbe obbligatoriamente alla persona. Al turno successivo, che sarebbe poi quello decisivo, resterebbe in gara, per ciascun partito, solo il vincitore di primarie ufficiali, garantite da un voto generale, libero e segreto.
A queste primarie istituzionalizzate, è nostra convinzione, parteciperebbero molti più elettori di quel 15%, che ha partecipato alle primarie facoltative sperimentate sin qui in Toscana, e molti più cittadini di quel 25% circa, che usavano dare le vecchie preferenze alle regionali, prima che venissero abolite.
Questa campagna per la riforma elettorale toscana viene portata avanti con umiltà e con elasticità, nella convinzione che possiamo farcela, qui nella nostra terra, con le nostre forze, senza aspettare che succeda qualcosa più in alto o altrove.
Noi Toscani possiamo dare, ancora una volta, un segnale di rinnovamento politico a tutto il paese e all’Europa. Il nostro sistema politico regionale, che è stato uno dei più stabili – e forse statici – nel lungo sessantennio di egemonia della vecchia sinistra toscana, è oggi in piena trasformazione. Le diverse anime della politica locale si stanno rimodernando più rapidamente che nel resto d’Italia.
Con il recupero proporzionale si garantirebbero rappresentanza e diritto di tribuna a tutte le forze in grado di competere sopra il 5% dei voti. Non si costringerebbero i partiti a formare coalizioni artificiali o strumentali, prima del voto.
La vittoria nel collegio uninominale rappresenterebbe il giusto incentivo alla formazione di grandi partiti a vocazione maggioritaria, inclusivi e plurali.
Le primarie obbligatorie sarebbero un primo concreto modo per imporre alle forze politiche delle regole di democrazia interna uguali per tutti, un primo esempio di quello “statuto pubblico dei partiti”, la cui esigenza è stata spesso ribadita, fra gli altri, dal senatore Paolo Amato e dall’ex portavoce dell’opposizione della Cdl toscana, Alessandro Antichi.
Crediamo nella semplicità e, se ci consentite, nella bellezza di questa proposta di “doppio turno alla toscana”, di questo sano compromesso fra maggioritario e recupero proporzionale, di questa riforma che consentirebbe agli elettori il “vaglio” delle persone, non solo degli schieramenti.
Crediamo che questa campagna sia giusta e, cosa non secondaria, che essa possa davvero unire, non dividere, e arrivare presto a un risultato concreto, al varo in Toscana di un processo elettorale più equo e più competitivo, che ci aiuti nella selezione di quella nuova generazione di leader locali di cui abbiamo davvero bisogno.
Dateci una mano!
Link utili
http://diversotoscana.blogspot.com/2011/11/la-babele-delle-preferenze.html
http://diversotoscana.blogspot.com/2010/12/uninominale-in-toscana.html

Ben detto, da realizzare al più presto