
C’erano una volta i sindacati e i contratti nazionali…così si potrebbe parafrasare il paradosso dell’Italia attuale senza una vera classe media e attanagliata da una crisi crescente del tessuto sociale e una carenza di difesa sociale dei lavoratori, precari e non, nei riguardi di datori di lavoro sempre più simili a nuovi padroni di stampo neomedioevale. Eppure l’Italia è il paese che dalle gilde e dalle arti medioevali in poi ha sempre trovato un equilibrio sufficiente fra istanze dei lavoratori e dei datori. Ma è anche il paese del Tumulto dei Ciompi nella Firenze del 1378 con la presa di potere quasi in una res publica dei lavoratori ante litteram degli operai della lana di Michele di Lando e le analoghe rivolte in Francia, Fiandre, Inghilterra nei secoli. L’Italia con il Regno Unito, la Francia, la Germania è uno dei paesi che ha visto lo sviluppo pieno e reale dei sindacati fin dal 1800 e anzi ha costruita la sua evoluzione e poi la sua democrazia in sinergia con i sindacati.
Certo oggi la triade storicizzata di Cgil Cisl Uil, i contratti nazionali di massa dei lavoratori, quasi di ispirazione rousseuiana dal Contratto Sociale di Rousseau, appare un ricordo della prima repubblica e del ‘900. Oggi i partiti si occupano di altro e quasi snobbano i temi sociali se non in vista delle elezioni. Oggi non esistono più partiti dei lavoratori o che prendono il nome e le difese del lavoro. Il turbo capitalismo globale e ora la AI e il lavoro da remoto, i lavoratori virtuali e i lavoratori robot sembrano avere cancellato secoli di lotte sindacali. I diritti conquistati nel tempo vengono progressivamente erosi ma con essi arretra la democrazia, arretrano i diritti civili e sociali. ( Jurgen Habermas lo ha detto spesso) eppure i sindacati e i diritti dei lavoratori sono un argomento universale di ogni epoca, di ogni cultura e civiltà.
Adam Smith fondatore dell’economia moderna diceva che ogni ora dedicata al lavoro è un sacrificio poiché viene sottratta alla libertà di scelta e di vita libera degli individui.
L’Italia inoltre ha espresso grandi sindacalisti e grandi sindacati che nel tempo hanno lasciato traccia con i loro traguardi nelle leggi, nel plesso sociale, nel bilancio di poteri fra finanza, economia, industria e lavoratori, famiglie, società civile. Non esisterebbe l’Italia attuale senza i sindacati. Il 1969 è paradigmatico in tal senso con lo Statuto dei Lavoratori accolto dal padronato e dai poteri forti con bombe e violenze e percepito come un 1789 italiano o come il completarsi della rivoluzione sociale promessa ma mai attuata nella Costituzione del 1948.
In parallelo si è evoluto il tessuto sociale da popolo dei partiti e sindacati di massa in popolo di nuovi sfruttati e di part time di massa, contrapposto al “popolo” delle partite iva, degli industriali, dei professional, a loro volta nella PMI Piccola Media Impresa sfruttati e oberati se onesti dal fisco e dalla giungla legislativa.
Per questo è ora tempo di risvegliare la coscienza sindacale, di rilanciarla di creare dei sindacati partiti o partiti sindacali per costruire un domani di uguaglianza.
Leonardo Dini

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