
Il massiccio walk-out delle delegazioni straniere durante l’intervento di Benjamin Netanyahu all’ONU evoca una profonda inquietudine. Le critiche al premier israeliano sono legittime e parte del dibattito politico, ma abbandonare l’aula senza ascoltare significa certificare il fallimento della diplomazia. Non si tratta di hasbara o di difendere una parte, ma di difendere il principio stesso del confronto internazionale.
Questo gesto non colpisce solo Netanyahu, leader transitorio, ma manca di rispetto all’intero Stato d’Israele che egli oggi rappresenta. Scegliere la sedia vuota significa chiudere definitivamente i ponti diplomatici. La storia insegna che senza ascolto reciproco la pace rimane impossibile: se le istituzioni mondiali rinunciano alla parola, aprono la strada al linguaggio esclusivo della forza.
Raffaele Amendola

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