
La Pm del processo a Piero Sansonetti ha chiesto 3 anni e spiccioli di carcere per Piero Sansonetti, accusato di diffamazione dagli ex procuratori di Palermo Scarpinato (ora parlamentare 5Stelle) e Lo Forte che avevano chiesto pochi giorni prima dell’attentato a Borsellino l’archiviazione di una parte dell’inchiesta Mafia-Appalti sostenuta dal Ros di Mario Mori, da Giovanni Falcone e proseguita dallo stesso Borsellino.
Non entro nel merito, ma una richiesta di 3 anni di carcere per un giornalista serio che pone questioni serie è una aberrazione. Il referendum bocciato ieri non c’entra? La condanna, perché la sentenza è di condanna, è diversa, ma non lieve.
Oggi Scarpinato dice che l’inchiesta “in realtà non fu mai archiviata e portò nei primi mesi del 1993 a varie decine di arresti di capimafia, imprenditori e politici”.
L’inchiesta in realtà fu archiviata nella parte che portava a figure chiave dell’economia italiana allora. Non so se la richiesta di Borsellino fosse fondata ma dire che non ci fu l’archiviazione non è vero.
Così come è invece vero, ma qui non c’entra Scarpinato, che l’indagine sull’attentato a Borsellino venne depistata e portò alla condanna di un piccolo delinquente palermitano che scontò 15 anni in carcere prima che la sentenza, definitiva, venisse annullata a seguito della scoperta, grazie a un vero “pentitol, della verità.
È legittimo chiedersi se procedere con querele a raffica, come fanno i magistrati dell’epoca, contro chi indaga senza pregiudizi su quel periodo oscuro della storia italiana, sia un modo per aiutare la ricerca della verità o per insabbiarla.
Marco Taradash

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