
Quando 41 persone decidono di affrontare il mare con un barchino senza motore (o con un motore attaccato con lo scotch, perso nella traversata) si deve avere la lucidità di guardare la realtà in faccia: chi li ha messi in mare voleva rischiare le loro vite. E li ha mandati a morire per un calcolo cinico, ma di successo: quello che questa gente SA è che qualcuno sulla nostra sponda si sentirà in colpa. Ripetiamolo: una organizzazione senza scrupoli ha armato un guscio di noce sovraccarico e ha mandato a morire 41 esseri umani nella speranza che la notizia pieghi il fronte della fermezza e riattivi i taxi del mare.
Questo rende immensamente meno costose le traversate. Se le barche devono sopportare poco mare e devono sfidare la traversata per poco tempo, i costi crollano. Ma sapete che altro crolla? La qualità dei vascelli. E con mezzi sempre più sgangherati i morti salgono. Questa non è teoria, lo abbiamo visto negli anni del boom dell’immigrazione che hanno preceduto il 2018. Sì, vi sanguina il cuore quando vedete i corpicini galleggiare sulle onde. Siete puri di cuore, ci è chiaro. Ma mentre voi vi percuotete il petto in piazza e date la colpa delle stragi alla durezza del nostro cuore, forse vi sfugge chi sta brindando. LORO. I trafficanti di uomini.
Certo, è così FACILE indignarsi, no? Quale essere umano con sangue rosso e caldo nelle vene potrebbe resistere a questo orrore? Eppure, cedendo, lo amplificheremmo. Se fossimo chiamati, come decisori pubblici, a rispondere di queste morti potremmo davvero giustificare di aver abbandonato una linea che funziona, come i numeri indiscutibilmente dimostrano? Nel 2016, con il picco degli arrivi e dei morti in mare, 3800 persone hanno perso la vita nella traversata. Nel 2018, con il tanto vituperato metodo Salvini, 2250. 1550 vite risparmiate. E allora, mi chiedo e vi chiedo: vogliamo meno morti o più morti? Perché se ne vogliamo meno, dobbiamo ridurre le partenze.
Qualcuno sogna di salvare vite allargando i ponti per attraversare il mare. Non funziona. Qualcuno sogna di erigere muri così alti da spezzare il coraggio di chi vuole partire. Non funziona. L’unica soluzione è di tipo pragmatico. Da sempre il dilemma resiste: cosa intendiamo fare, vogliamo importare i beni coltivati, costruiti e intermediati in Africa o i loro figli? L’Europa, in nome di una malintesa politica autarchica alimentare sceglie, da sempre, la seconda. Salvo lamentarsi. Chi dei morti che queste migrazioni ingovernabili provocano, chi della vita che fanno qui i sopravvissuti.
Nessuno, per ora, propone di far crescere questi paesi come abbiamo fatto con l’Asia: ovvero senza aiuti, ma con l’arma di sviluppo più forte che l’umanità abbia scoperto. Il Capitalismo di Libero Mercato. Sì, esatto, tutto maiuscolo. Perché? Perché gli aiuti non fanno crescere. Deprimono. E allora, non dobbiamo avere paure o complessi dei supereroi. Solo il banale buonsenso di far prosperare a casa propria chi intraprende. Perché l’alternativa è la partenza, il viaggio pericoloso e la morte.
Ma no, non salveremo vite aprendo porte che sarebbe meglio tenere socchiuse. Illuderemmo solo una sterminata gioventù che rischia, per inseguire un sogno, di morire in fiore. Diciamo piuttosto che porteremo lavoro e sviluppo nell’unico modo che funzioni. Liberamente.
Luca Rampazzo

Perché non fanno come gli ucraini che da extra comunitari non scappano e combattono il criminale invasore russo?
Che vadano, si organizzino e facciamo la loro Maidan, invece di alimentare il business delle mafie costiere.