Potrebbe essere quello delle preferenze e dello sbarramento nella legge elettorale per il parlamento europeo il terreno di incontro per il rilancio della strategia di unità delle forze laiche,liberali e socialiste. Ed è positivo che l’incontro avvenga, questa volta, per condivisione di una concreta scelta politica e (perché no?) per altrettanto concrete ragioni di interesse. Della introduzione della preferenza nella legge elettorale italiana ha fatto un suo cavallo di battaglia, fin dal congresso di Montecatini, il nuovo segretario del PS, Nencini che ora rilancia e sollecita la creazione di un fronte trasversale, ovvero «una ‘Lega nazionale per la democrazia’ tra le forze riformiste, che prima del 28 agosto metta in campo nuove iniziative comuni per dire no all’abolizione delle preferenze e all’introduzione dello sbarramento alle elezioni europee». «Alla campagna pubblica del Partito Socialista, che nella sola giornata di domenica scorsa ha visto raccogliere oltre 40000 firme a favore della preferenza in tutta Italia – dice ancora Nencini – si uniscono adesso quelle dell’Udc di Casini e del Partito Repubblicano di Nucara, mentre anche l’Mpa ha espresso una posizione chiara contro l’introduzione dello sbarramento. Segno che si tratta di una battaglia non di parte ma nell’interesse della democrazia. Rinnovo quindi il mio ‘appello nominale’ a tutti i riformisti, dal Pd all’Udc, dai repubblicani ai verdi, dai Radicali all’Mpa, affinché assieme possiamo far sentire la nostra voce per restituire ai cittadini la capacità di scegliere i loro rappresentanti nelle istituzioni».
PER LA PREFERENZA E CONTRO LO SBARRAMENTO UNO SCHIERAMENTO TRASVERSALE
Da Nencini a Casini, da Nucara a Lombardo, si delinea uno schieramento favorevole al pluralismo e al diritto di scegliere democraticamente i propri rappresentanti

Poiché è uscito un nuovo numero di ” Pensalibero” ripropongo il mio intervento sempre sulla candidatura Nencini, che forse meriterebbe qualche considerazione critica.
Caro Nicola, la tua risposta mi sembra fuori dalla realtà. Prima di tutto la preoccupazione per Firenze. Dubito che alla città giovi l’allargamento della rosa dei candidati. Troppi dottori al capezzale di Firenze, che invece è stata uccisa dai suoi soccorritori, e sfido chiunque a negare che gli interventi fatti per salvare la città si sono risolti nella sua sepoltura. Firenze morì quando si pretese farne un modello planetario, un riferimento mozzafiato da viversi in ossequio permanente, la stessa minestra riscaldata proposta da Sandro Rogari, per un centro di ricerca delle ricerche, magari dove eleggere in segreto conclave il papa della ricerca dei ricercatori più puri e eleganti del pianeta. Al di là di queste baggianate alla Piero Angela, ma scomoderei anche Odifreddi, la verità è altra e molto, molto semplice: la modernità è in disfatta storica e i suoi centri propulsori, uno è Firenze, non possono che patirne le conseguenze. Fuori da ciò sta l’accanimento terapeutico, chi vuol accomodarsi si accomodi, il problema di governare una città resta, ma non di governare Firenze. Da cui deriva la conclusione che Firenze, come nessun altra città ormai sfilata dalla storia, è il laboratorio di niente, i laboratori politici non esistono più, poiché, anche grazie alla modernità “fiorentina” non siamo più padroni di noi stessi, il cosmopolitismo dilaga in metastasi extraterritoriale, a decidere sono gli euroceti e gli eurofurbi e il loro indotto a Bruxelles, a Strasburgo o altrove. Se la città non è laboratorio di niente è risibile che il segretario nazionale del PS Nencini lanci il guanto di sfida. Ma quanti elettori ha il PS? E il guanto di sfida non finirà guanto perso e scalpicciato di cui nessuno s’accorge? Poi la tua chiusura: “la battaglia decisiva infuria” sulla “linea del fronte”. Quale sia questa battaglia decisiva vorrei me lo spiegassi: l’insalatona dei partitini laici per sopravvivere tra PD e PDL? Ma decisiva per cosa? Per la libertà minacciata? Ma via. E poi la linea del fronte esiste solo in una guerra con eserciti contrapposti, appunto il bipartitismo, ma il megapartitismo frantuma la linea del fronte, come nelle battaglie antiche e attuali si hanno tante scaramucce, pochi fanti producono un volume di fuoco che prima era dei reggimenti, e l’interfono mantiene i collegamenti tra combattenti isolati, ma i partitini elitari a riccio familistico non hanno l’interfono e il combattente isolato finisce accerchiato a chiedere aiuto a chiunque, foss’anche al nemico. E così rispunta la politica come convulsione partitica. M.S.
L’affermazione clamorosa e roboante tende a far dimenticare un particolare non di poco conto : essere stato lui ,il Nencini ,socialistoide (SDI),uno dei fautori e difensori illo tempore della abolizione delle preferenze.
Perchè non viene detto : “ho sbagliato ,compagni scusatemi “(come nella classica vecchia storiella su Marx ). No ,si vuole cavalcare l’onda dello sdegno ( battendosi il petto stile Tarzan )per adunare seguaci dietro le proprie insegne.
Ora la domanda è : a prescindere dall’interesse sbandierato ,quale credito è possibile concedere a simili condottieri ?