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Per il Pd i veneziani non hanno capito la grande novità del Campo largo

Hai voglia a parlare degli altri risultati positivi delle elezioni comunali. Venezia era la sfida vera, quella davvero significativa per il Centrosinistra. E fino a poche ore prima dello spoglio, i ‘capoccioni’ del Pd in prima fila, davano per certa la vittoria. Dopo i ‘guai’ del sindaco uscente finito nell’inchiesta ‘palude’; dopo il casino della nomina della direttrice Beatrice Venezi al teatro La Fenice imposta dal centrodestra, con l’orchestra che gliele ha suonate fino a quando, sempre il centrodestra, non ha deciso di licenziarla; passando per lo scandalo della Biennale che il destro presidente Buttafuoco aveva aperto all’arte del dittatore Putin, beh la strada, pensavano, era tutta in discesa per un ‘campo’ che più largo non si può. 

di Nico Perrone | 28 Maggio 2026

Hai voglia a parlare degli altri risultati positivi delle elezioni comunali. Venezia era la sfida vera, quella davvero significativa per il Centrosinistra. E fino a poche ore prima dello spoglio, i ‘capoccioni’ del Pd in prima fila, davano per certa la vittoria. Dopo i ‘guai’ del sindaco uscente finito nell’inchiesta ‘palude’; dopo il casino della nomina della direttrice Beatrice Venezi al teatro La Fenice imposta dal centrodestra, con l’orchestra che gliele ha suonate fino a quando, sempre il centrodestra, non ha deciso di licenziarla; passando per lo scandalo della Biennale che il destro presidente Buttafuoco aveva aperto all’arte del dittatore Putin, beh la strada, pensavano, era tutta in discesa per un ‘campo’ che più largo non si può. E invece, cacchio cacchio, i veneziani hanno votato e deciso che Simone Venturini, assessore da 11 anni della giunta uscente del ‘cattivo’ Brugnaro, come sindaco era meglio di Andrea Martella, segretario regionale Dem, scelto dagli strateghi romani.

Una batosta che ha messo in ombra tutte le vittorie e le riconferme che i candidati sindaci del centrosinistra hanno conquistato in giro per l’Italia. Qualche telefonata e dietro le quinte Dem salta fuori una spiegazione della disfatta veneziana. Ma per il Pd la colpa è dei veneziani. “Non erano pronti per il cambiamento” ha detto lo sconfitto Andrea Martella. Il popolo non capisce la novità? “Io della mia campagna elettorale non cambierei una virgola” ha detto secco Martella. Auguri per le prossime battaglie.

A Venezia è stato un  secondo tempo, perché la stessa cosa era successa alle recenti regionali in Liguria. Ricordate? Anche lì la giunta di centrodestra era stata travolta dallo scandalo, il sindaco di Genova costretto a saltare in regione come candidato del centrodestra… anche allora per il Pd era fatta. Con Andrea Orlando, già ministro e parlamentare del Pd di lungo corso, che lasciava il suo posto a Montecitorio per la causa ligure. Ma pure in quelle elezioni i liguri decisero che come presidente della Regione il sindaco di Genova era meglio del politico che si spostava da Roma.

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“Questi che comandano adesso- spiega un Dem di lungo corso- vivono ancora nella dimensione della vittoria referendaria. Fanno riunioni per decidere già i posti da assegnare dopo la vittoria, certa, alle prossime politiche… e poi invece arrivano brutte sorprese. Il centrodestra vuoi o non vuoi ha una leader riconosciuta, sono lì da tempo, comunque governano insieme. Da questa parte, quando manca solo un anno al voto, ognuno va ancora per conto suo. Fanno finta di niente, convinti che poi la gente all’ultimo li voterà comunque. Ma voterà chi? Per fare che cosa? Non si sa. Nemmeno fanno finta di mettersi a discutere una bozza di programma comune, organizzare eventi in coalizione, niente, tanto vinceremo… roba da pazzi”.

Ma il segnale che arriva dal popolo votante, a meno che qualcuno non pensi di cambiare popolo, è abbastanza chiaro. Non fa niente che lo ‘sceriffo’ De Luca si ripresenti per la quinta volta dopo 30 anni a Salerno senza nemmeno un simbolo. Sa fare il sindaco? La gente lo vota. Quindi o la politica si rimette pancia a terra per riconquistare credibilità oppure alla fine l’usato sicuro risulterà sempre meglio di un finto nuovo pure non garantito.

Nico Perrone

(direttore responsabile Agenzia Dire.it)

Pubblicato in : Primo piano

Info Nico Perrone

Nico Perrone è il direttore dell'”Agenzia Dire”. Perrone, nato 64 anni fa a San Benedetto del Tronto, nel 1988 è tra i fondatori dell’agenzia Dire, di cui è stato il primo praticante giornalista. Da cronista parlamentare segue la politica nei vari ‘Palazzi’ fino al 1994, quando si trasferisce a Bologna per lanciare ‘Dire Emilia-Romagna’ come capo della redazione. Nel 2000 accetta la proposta di far nascere e di dirigere il nuovo quotidiano cittadino ‘Il Domani di Bologna’, allegato al quotidiano nazionale La Stampa. Nel 2006 il direttore della Dire, Giuseppe Pace, lo richiama a Roma per guidare il servizio Politico parlamentare affidandogli la vicedirezione della Agenzia.

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