Mi morderei la lingua solo per avere pensato di dirlo. E già mi aspetto insulti appassionati dai soliti tifosi di partito ma non della bella politica. Il fatto è che Zingaretti e tutti i dirigenti del PD dovrebbero prendere lezioni da Matteo Salvini. Il corso di studi raccomandato è: “come maltrattare Di Maio e i 5Stelle (o anche solo fare finta), prenderne i voti e farsi amare da loro”.
Il fatto è che, diversamente dal capo della Lega, il PD appare succube e timoroso nella alleanza con i grillini. La gente lo percepisce. E rammenta che il “capitano” nei suoi momenti ruggenti trascinava i 5Stelle, che pure avevano il doppio dei parlamentari, nella sua folle guerra ai “boat people” del Mediterraneo, rendendoli corresponsabili dei respingimenti e delle campagne apertamente razziste. Vinceva il braccio di ferro sulla TAV Torino Lione e costringeva al rinvio di un anno della demenziale e incivile abolizione della prescrizione nei processi penali. Sono passati appena dieci mesi e sembra un secolo, tanto è cambiato il registro. Ed ecco che il PD permette al ministro Bonafede di portare a termine il suo folle disegno sulla prescrizione; si cosparge il capo di cenere per i miliardi che piovono dall’Europa; tergiversa sui 36 miliardi del MES che potrebbero riversarsi subito sulla nostra dissanguata sanità; e non dice una parola sulla scuola che, affidata alle mani della signora Azzolina, sta scivolando dalla sua triste agonia ad una condizione ancora più infausta. Il tutto senza esprimere una qualsiasi posizione che faccia capire cosa sia questo PD in questo governo. Esemplare il voto sulla legge costituzionale per la riduzione dei parlamentari: con tutta evidenza una cazzata demagogica. Ma, proprio perché demagogica, sufficiente a paralizzare il partito di Zingaretti che, addirittura si è costretto al voto favorevole.
Il buffo è che il PD si assoggetta a queste figuracce non per paura di Di Maio o Conte o Grillo. No, il PD lascia campo libero ai 5Stelle perché ha paura di Salvini. Ovvero, è convinto che sia sufficiente tenere il leader leghista lontano dal governo, e soprattutto dal voto, il più a lungo possibile per evitare la propria sconfitta. Ma le cose, purtroppo, non vanno così. In politica se non si vuole perdere occorre giocare per vincere. Il che presuppone strategia e proposte che caratterizzino in maniera esclusiva un partito. Fare passare il tempo prima dell’appuntamento elettorale, da solo non basta. Tenga conto, il PD, che la crisi sanitaria lascerà presto il posto ad una crisi economica e occupazionale. E in tali condizioni, stare al governo non è proprio il massimo per vincere la corsa.
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