
“Per avere prosperità il governante non deve avere né ricchezza finanziaria né proprietà” Socrate
In un agosto terribile che ha assorbito le risorse mentali e fisiche delle persone una serie di notizie hanno avuto molta eco negli USA poca in Europa sotto zero in Italia dove il sistema politico ruota intorno alla trincea di Ranucci per distrarre sull’inattività generale e sul costo dei carburanti con il gasolio che ha superato 2,30 euri anche fuori dalle autostrade.
Dagli USA pessime notizie dal commercio e dal mercato del lavoro
Martedì 18 agosto, a testimoniare che l’amministrazione trumpiana lavora 24 ore al giorno 365 giorni all’anno, il Segretario al Tesoro, Bessent ha dichiarato, alla CNBC, di avere ordinato il riacquisto di circa 4 miliardi di dollari di obbligazioni, da 10 a 30 anni, emessi dal suo stesso ministero: “Abbiamo a disposizione una vasta gamma di strumenti per calmare i mercati obbligazionari vedremo quali usare”. “È un po’ come pagare il mutuo con la carta di credito”, ha dichiarato alla CNBC James Sullivan, di JPMorgan Chase, “può funzionare per un po’, ma alla fine la discrepanza inizia a diventare economicamente insostenibile ”. Bessent è intervenuto in quanto nei giorni precedenti il rendimento dei titoli del Tesoro trentennali avevano superato il 5,27%, e quelli a 10 anni, un parametro chiave per i tassi dei mutui privati , erano al 4,69%.
Le tensioni del mercato obbligazionario con un aumento dei tassi stanno portando i costi di indebitamento del governo al livello più alto degli ultimi vent’anni, con un costo annuale del debito ben oltre i 1000 miliardi di dollari. La seconda notizia sembrerebbe a prima vista di minore portata ma non lo è perché riguarda l’andamento i consumi del mercato interno.
Le azioni della Walmart, colosso della grande distribuzione, sono scese del 9% dopo che l’azienda ha dichiarato di aver registrato la peggiore crescita trimestrale delle vendite negli ultimi sei anni. L’azienda ha indicato l’aumento dei prezzi della benzina, la crescita dell’inflazione e l’incertezza economica generale come fattori che hanno spinto i consumatori a ridurre le spese.
Per le dimensioni enormi e la presenza capillare in tutti gli Stati Uniti, Walmart offre uno spaccato sull’atteggiamento dei consumatori negli Stati Uniti molto più preciso e puntuale rispetto ai dati forniti dal Dipartimento di Statistica di cui nessuno si fida più. Advance Auto Parts, il più grosso fornitore di pezzi di ricambio per auto degli USA, ha subito un crollo del 24,5%, registrando la peggiore perdita degli ultimi trenta anni, dopo che ha riportato ricavi inferiori alle aspettative degli analisti per l’ultimo trimestre.
Per l’intero settore del commercio si fa interprete l’amministratore delegato di Walmart, Shane O’Kelly: “i budget familiari più ristretti hanno limitato la spesa più di quanto previsto. E questo ci preoccupa”. Se non bastassero le pessime notizie sui consumi, a luglio il mercato del lavoro ha registrato una lieve perdita di 23.000 posti di lavoro, in controtendenza rispetto alle aspettative di 103.000 assunzioni. Il dato giunge dopo quello che sembrava essere in corso un aumento nella creazione di posti di lavoro da marzo e aprile in poi.
Una serie di pessime notizie sia a livello statale che privato compensate, si fa per dire, dal nuovo record del debito federale che il 13 agosto ha raggiunto i 40.000 miliardi di dollari, con una velocità sorprendente di 1000 miliardi ogni 4 mesi, raggiungendo circa il 130% del PIL e con il deficit di bilancio per il 2026 al 6%. Bisogna ammettere che in queste cose gli americani fanno le cose alla grande!.
Gli ultimi 8 presidenti hanno consegnato al successore l’onere di contenere il deficit
Non necessita di essere analisti di Wall Street per comprendere che queste notizie stanno insieme e testimoniano di un peggioramento costante e continuo dell’economia e della società americana. Da Reagan in poi il governo federale ha speso più di quanto abbia incassato in tasse. Ogni deficit annuale ha fatto aumentare il debito nazionale, prima lentamente e poi a balzi rinviando surrettiziamente una inevitabile resa dei conti. Negli ultimi 10 anni, Trump e Joe Biden hanno aggiunto altri 20 trilioni di dollari, raddoppiando il debito nazionale e rendendo il costo del debito il maggiore onere annuale per i contribuenti. Tinte fosche e pessimistiche?. Non direi e come sempre per un giudizio mi affido a chi questo lo fa per mestiere. Il Congressional Budget Office ha stimato all’inizio di questa settimana che nel 2026 il divario annuale tra entrate e spese pubbliche supererà i 2 trilioni di dollari . Per Marc Goldwein, direttore senior delle politiche del Committee for a Responsible Federal Budget, un’organizzazione apartitica: “Quello che mi preoccupa è che siamo sull’orlo di una vera e propria spirale del debito, che si verifica quando gli interessi passivi crescono più velocemente dell’economia, della produzione di ricchezza. Le compravendite immobiliari sono ferme con i tassi sui mutui al 7/8%, le rate di quelli stipulati, i clienti, fanno fatica a pagare, così’ come per le carte di credito “. C’è da chiarire, per un migliore comprensione della situazione americana, che l’aumento del debito pubblico statunitense è parte di un fenomeno più ampio di uno stock mondiale del debito, di ogni tipo, pubblico come privato, che ha raggiunto nel 2025 la cifra record di 353 trilioni di dollari, oltre tre volte il PIL mondiale. Dalle parti mie si dice “non è a me” o anche peggio, ma purtroppo non è così. Intanto noi italiani abbiamo poco da insegnare a tutti con uno stock di debito a 3.150 miliardi di euro, ai massimi storici del rapporto debito/PIL al 137-138%. Ma anche Francia, Giappone, Gran Bretagna sono alle prese con deficit pubblici fuori controllo. Questa situazione di debiti statali fa la differenza rispetto alla crisi finanziaria del 2008 scatenata dai prestiti ipotecari e personali dei privati. Da allora sono stati i governi i maggiori debitori con le collettività che hanno questa enorme mostro debitorio sulle spalle.
Sono i ricchi che prestano denaro agli stati
Il professore di Harvard Michael Hudson, uno dei massimi esperti di scienze bancarie e dei sistemi finanziari, si è occupato negli ultimi 50 anni di studiare questi sistemi dalla Mesopotamia, dai Sumeri e dagli Egiziani ai giorni nostri. Ha certificato quello che è da tutti conosciuto: il cambiamento, le differenze dei sistemi bancario e finanziario prima di Reagan e Clinton e dopo. Tra la fine dell’800 e il 1988/1992 le banche operavano in un ambiente industriale che politicamente combatteva le rendite e i monopoli a favore delle aziende produttive e manifatturiere e lasciava al mercato la capacità di auto regolarsi. In questo ci volevamo distinguere dagli stati autocratici dove al di sopra del mercato c’è uno stato regolatore che media il mercato e si occupa di fare investimenti infrastrutturali. Dopo quel periodo le banche si sono occupate principalmente di finanziare attività speculative incassando lauti compensi con pochi rischi. Ma Hudson ha detto una cosa in più “Lo spostamento dell’intermediazione finanziaria dalla produzione alla speculazione e stato favorito dalla scelta politica di conservatori e progressisti di far pagare poche tasse ai ricchi che hanno accumulato un surplus finanziario con cui finanziano gli stati”. Ora siamo vicini al punto di non ritorno in cui il 90% dei contribuenti paga le tasse che servono soprattutto a finanziare gli interessi del debito, statale e pubblico, detenuto, in una porzione rilevante, dall’altro 10% dei cittadini. Per Adam Abbas importante gestore di fondi obbligazionari della Oakmark Funds: “ il momento della resa dei conti potrebbe essere vicino. Dopo decenni di spesa incontrollata, abbiamo due leve per evitare il default: aumentare le tasse o tagliare la spesa, partendo dalla difesa”. Nessuna delle due opzioni è politicamente popolare a Washington, particolarmente per un presidente che 20 mesi fa aveva promesso “una nuova età dell’oro”.
Un’ultima osservazione utile a fissare socialmente il fenomeno e comprendere come cittadini e politici europei siano fuori equilibrio. Douglas Holtz-Eakin, presidente del conservatore American Action Forum ha dichiarato: “ La crescita della forza lavoro è in calo a causa dell’invecchiamento della popolazione, del recente abbandono del lavoro da parte dei lavoratori più anziani e della diminuzione dell’immigrazione. E Trump continua a provocare shock dal lato dell’offerta: dazi, guerre con l’Iran. Il lato dell’offerta è completamente fuori controllo e sta trascinando a fondo l’economia”. In Europa, compresa l’Italia, si dibatte di “remigrazione”. Auguri.
Fulvio Rapanà

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