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Pensioni, scurdammuce o’ passato …

di Silvano Miniati | 8 Luglio 2013

Il sistema contributivo può reggere e rivelarsi scelta davvero utile se si decide finalmente che esso va applicato a tutti senza eccezione di sorta. Esso presuppone l’istituzione del conto previdenziale personale unico.

pensioni1Sembra ormai assodato che il ministro Giovannini sia intenzionato a intervenire con proposte che riguardano la legge Fornero anche sul versante previdenziale.
Una scelta questa che sarebbe non solo giusta ma anche inevitabile se davvero si intende proseguire sulla strada del sostegno alla occupazione, in particolare a quella giovanile. Un sostegno che può infatti diventare credibile soltanto se dopo i tanti disastri combinati da Marroni e da Sacconi prima, e da Monti e Fornero dopo, apparirà chiaro che si intende dimenticare il passato e ristabilire un corretto rapporto tra politiche per l’occupazione e politiche previdenziali, prendendo atto che la scelta di sovrapporre ad un mercato del lavoro zeppo di disordinate flessibilità un sistema previdenziale ingessato per quanto riguarda l’uscita dal lavoro, ha rappresentato un vero e proprio disastro.
In queste ore Mario Monti sembra morso dalla tarantola, bacchetta Letta, strizza l’occhio a Renzi, loda Berlusconi e minaccia il governo, affermando che, se non si dà una smossa, Scelta Civica passerà all’opposizione.
Abbiamo improvvisamente riveduto il Monti che, da Rimini, tuonava contro l’ipotesi di un patto tra le generazioni e invocava uno sciopero dei giovani contro gli anziani e quello che all’Eur, in occasione dell’assemblea nazionale Abi, rispiegò con voce concitata che la concertazione era il male dei mali e che, quindi, andava ripudiata per l’oggi e per il futuro.
A ben vedere, però, in quella sua vocazione a dare sempre e comunque la colpa agli altri non c’è proprio niente da riscoprire. Monti rifiuta di prendere atto che, se almeno sulla previdenza anziché agire in fretta fossero rimasti fermi, magari a cullarsi nelle loro ideologie antisindacali, lo stato della previdenza sarebbe al momento sicuramente migliore.
Il loro operato ha infatti dimostrato chiaramente che il problema non è fare in fretta, ma fare bene, essendo consapevoli che materie complesse come quella previdenziale non si governano se si è preda di pregiudizi ideologici e si intende semplicemente togliersi sassolini dalle scarpe.
Il ministro Giovannini, a prima vista, dà l’impressione di essere una persona alla quale, se dici buongiorno, ricambia il saluto, dimostrandosi abbastanza convinto che discutere prima col sindacato e le parti sociali rappresenta il metodo giusto per trovare soluzioni. A questo proposito, suggeriamo al ministro alcuni punti fermi, che andrebbero resi, almeno da parte sua, “brutalmente” espliciti.
Il sistema contributivo può reggere e rivelarsi scelta davvero utile se si decide finalmente che esso va applicato a tutti senza eccezione di sorta. Esso presuppone l’istituzione del conto previdenziale personale unico e quindi uno scenario nel quale ogni cittadino godrà (fatta salva la reversibilità) di una sola pensione il cui importo dipenderà esclusivamente dalla carriera lavorativa e dai contributi versati. In questo scenario potranno inserirsi nuove politiche di redistribuzione del lavoro esistente visto che è ormai assodato che di lavoro per tutti, almeno nel breve e medio periodo, non ci sarà.
Metà lavoro-metà pensione, invecchiamento attivo, abbattimanto del cuneo fiscale, servizi alla persona e alla famiglia, soluzioni che nei convegni vengono indicate a livello macro-economico, nella realtà concreta, non vanno oltre il bricolage. E’ auspicabile che Giovannini, avendo dato sicuramente un contributo rilevante a letture della realtà e dell’andamento economico e sociale che non escludono la qualità della vita e la condizione sociale delle persone, sia in grado di costringere tutti a guardare oltre. E’ ovvio che guardare oltre significa piedi per terra e testa nel futuro.
Non mi sfugge affatto che questo non è sicuramente il momento migliore per cercare di guardare oltre, visto che tanti, francamente troppi, anche nel PD, sembrano impegnati più ad accorciare la vita del governo Letta anziché rendere più rapida ed efficace la sua azione.
C’è infine una questione di metodo che non va affatto trascurata. Le misure più efficaci non sono mai indolori e spesso impattano con realtà comunque difficili da gestire. Chiariamo allora che prima  vengono gli obiettivi generali e poi gli interventi parziali per garantire  un allunaggio morbido. Il contrario cioè del metodo Marroni-Sacconi-Fornero.
Sulle scelte difficili si è infatti sempre partiti (vedi privilegi pensionistici) dall’individuare i possibili punti di crisi e di sofferenza, evitando ovviamente di pestare i calli a chi avrebbe strillato troppo forte e avrebbe remato contro.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti; i pensionati hanno pagato rimettendoci l’indicizzazione, i lavoratori del fondo lavoratori dipendenti (unico fondo INPS in equilibrio) sono gli unici ai quali è stato integralmente applicato il contributivo. A Giovannini e Letta chiediamo ora che, a partire dalla condizione drammatica degli esodati, si fornisca la prova evidente che, questa volta, governo e parti sociali sono in grado di trovare soluzioni costruttive e consapevoli che, questa volta, le lacrime alla Fornero non commuoverebbero nessuno.

Pubblicato in : Primo piano

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