
L’attuale Governo Monti si è posto degli obiettivi, uno tra questi è la riforma del sistema pensionistico.
Ma cerchiamo di capire meglio chi e cosa ci ha portato a dover urgentemente intervenire e soprattutto come mai la spesa corrente dello Stato è gravata del 40% alla voce pensioni.
La ragione per cui la spesa pensionistica in Italia è cosi alta, ci fa riflettere come negli anni la politica non abbia mai avuto il coraggio, di fare scelte impopolari, chiedendo uno sforzo ai lavoratori affinché le pensioni fossero un investimento per il futuro e per tutti e non un mero ammortizzatore sociale nell’ immediato. Il problema principale legato alle pensioni è il cambiamento demografico avvenuto in tutta Europa ed in Italia : negli ultimi 40 anni abbiamo guadagnato dieci anni di vita. Mentre la vita di ognuno aumentava, molta gente in meno ha lavorato e lavora, questo è uno dei primi problemi legato alla spesa pensionistica.
Come anche, mentre aumenta la speranza di vita, il sistema economico e lavorativo ha ceduto ed in molti non hanno più pagato i contributi per chi li ha preceduti e per chi verrà dopo di loro. Nel 1925 si lavorava, in media 45 anni, i nati nel 1945 lavoravano 8 anni in meno, quelli nati nel 1980 invece lavoreranno 15 anni in meno. Si inizia a lavorare molto più tardi, ma si va in pensione prima e molto spesso dopo gli stessi anni che si andava in passato. Ne consegue che, oggi le pensioni vengono pagate per molti più anni, a seguito del cambiamento demografico, facendone lievitare i costi.
Questi costi vengono pagati da chi oggi lavora ed ha la speranza che quando andrà in pensione, verrà trattato allo stesso modo. La domanda è una e sorge spontanea. Ma come potranno essere garantiti i futuri pensionati se oggi più del 30% dei giovani non lavora e non versa contributi previdenziali per il futuro?
Se non si riuscirà a dare una risposta ben precisa a questa domanda il futuro dei nostri genitori prossimi alla pensione e soprattutto il nostro futuro sarà sempre più buio. Infatti chi ha iniziato a lavorare negli ultimi dieci anni facendo una stima riceverà una pensione più bassa del 30% in meno in rapporto all’ultimo salario comparandolo a chi va in pensione oggi; non dimenticando che ormai molti datori di lavoro prevedono contributi previdenziali più bassi con scorciatoie come co.co.co o contratti a progetto. Il tema è molto ampio e non merita di essere ridotto a poche battute su un foglio di giornale, anzi va al più presto approfondito, magari già da questa assemblea congressuale di Fiuggi. Il futuro degli lavoratori e dei giovani va tutelato, sempre.

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