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Pensioni: giornalisti si mobilitano per il rispetto della sentenza della Corte Costituzionale

di Redazione Pensalibero.it | 7 Giugno 2015

Una serie di atti di diffida e messa in mora nei confronti dell’INPGI (l’ente di previdenza dei giornalisti) stanno pervenendo alla sede romana dell’Ente da tutta Italia. Li stanno inviando numerosi giornalisti che chiedono la ricostruzione del trattamento pensionistico attualmente spettante per effetto della declaratoria di incostituzionalità dell’art. 24 (comma 25) del dl n. 201/2011. L’iniziativa è partita da Franco Abruzzo, storico esponente del sindacato e dell’ordine dei giornalisti italiani. Pubblichiamo il fac-simile della richiesta, che potrà essere utile a tutti, ovviamente se inviato all’ente previdenziale competente.

Fac simile

Fac simile della richiesta da presentare all’INPGI per ottenere i ratei delle pensioni degli anni 2012-2015 integrati dalla perequazione spettante, come conseguenza della sentenza n. 70/2015 della Consulta, ovvero ricostruzione del trattamento pensionistico attualmente spettante per effetto della declaratoria di incostituzionalità dell’art. 24 (comma 25) del dl n. 201/2011 – Atto di diffida e messa in mora. – FRANCO ABRUZZO: “L’obiettivo è quello di riportare questa grande questione di civiltà all’esame della Corte costituzionale. Servono tanti ricorsi in città diverse. Dobbiamo trovare un giudice che sollevi la questione di legittimità costituzionale del dl 65/2015 con il quale il Governo Renzi ha cancellato i diritti fondamentali di milioni di cittadini in quiescenza. Cerchiamo ‘imitatori’ che prendano la stessa iniziativa nei riguardi dell’Inps”.

 

Alla PRESIDENZA E ALLA DIREZIONE GENERALE DELL’INPGI –  Via Nizza 35 – 00198  Roma  – Pec: posta@inpgi.it,presidenza@inpgi.it,direzione_generale@inpgi.it

 

OGGETTO: Richiesta ratei pensioni anni 2012-2015  integrati dalla perequazione spettante,come conseguenza della sentenza n. 70/2015, ovvero ricostruzione del trattamento pensionistico attualmente spettante per effetto della declaratoria di incostituzionalità dell’art. 24, comma 25, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 – Atto di diffida e messa in mora.

 


Il sottoscritto   Francesco (“Franco”)  ABRUZZO,    nato  a Cosenza                         (Cs) in data 3 agosto 1939,
BRZFNC39M03D086F, residente  a Sesto San Giovanni (20099) Via XXIV Maggio n° 1, titolare di pensione INPGI di valore lordo superiore ai 1450 euro, con la presente, chiede – ai sensi dell’art.136 della Costituzione – che sia doverosamente ed effettivamente applicata nei propri confronti la  sentenza della Corte Costituzionale n. 70/2015, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’ art.24 (comma 25) del decreto legge 6.12.2011 n. 201, convertito con modificazioni nella legge 214/2011,

 

PREMESSO CHE

 

La Corte Costituzionale con sentenza n. 70/2015 ha sancito l’illegittimità costituzionale dell’art.24 (comma 25) del decreto legge 6.12.2011 n. 201

 

CONSIDERATO CHE

 

 

secondo il dispositivo “il mancato adeguamento delle retribuzioni equivale ad una loro decurtazione in termini reali con effetti permanenti, ancorché il blocco sia formalmente temporaneo, non essendo previsto alcun meccanismo di recupero, con conseguente violazione degli artt. 3, 53, 36 e 38 Cost. Tale blocco incide sui pensionati, fascia per antonomasia debole per età ed impossibilità di adeguamento del reddito, come evidenziato dalla Corte Costituzionale, secondo la quale i redditi derivanti da trattamenti pensionistici non hanno, per questa loro origine, una natura diversa e minoris generis rispetto ad altri redditi presi a riferimento…”.

 

 

CHIEDE

 

 

a codesto Ente Previdenziale l’integrazione dei ratei di pensione, maturati e non liquidati, relativi al biennio 2012-2013 e successivi, al netto dei relativi interessi maturati, come effetto della dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma, citata in epigrafe, relativa alla mancata  perequazione automatica delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo Inps.

 

Con la presente si intima e diffida codesto Ente citato ad adempiere alla citata pronuncia ex art.136 Cost., entro e non oltre 30 giorni dal ricevimento della presente,  avvertendo che, decorso inutilmente tale termine, il Sottoscritto siriserva di agire in giudizio, con ulteriore aggravio di oneri e spese a carico dell’Ente medesimo. La presente è da intendersi come formale atto di costituzione in mora, interruttivo dei termini di prescrizione.

 

 

Con ogni più ampia riserva di diritti, ragioni e azioni.

Pubblicato in : Primo piano

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