E’ una bella storia ; che ha avuto per protagonisti giovani, tanti; e diversamente
giovani, altrettanti. E che – fra cospirazioni e passioni politiche, carceri, esilio e condanne a morte,
insurrezioni , barricate e manifestazioni – è arrivata fino al 17 marzo 1861 , alla proclamazione
del Regno d’ Italia.
E’ la storia della nostra indipendenza, libertà , unità nazionale. La storia del nostro Risorgimento : un capolavoro di politica, diplomazia, patriottismo, che suscitò interesse e ammirazione in tutta Europa, perché fu fenomeno di portata europea , influente sui nuovi equilibri nel Mediterraneo e sui rapporti Stato – Chiese.
In quella storia Pensalibero riconosce le radici sane, le origini delle quali – nonostante tutto – possiamo essere orgogliosi, del nostro essere cittadini italiani.
A quella storia sarà dedicato il numero straordinario di Pensalibero online dal prossimo dodici marzo.
Siate con noi, amici lettori, comunicandoci, in questa occasione più che mai , le vostre diverse, libere opinioni.
Siate con noi, perché, nonostante tutto, viva l’Italia.
Adalberto Scarlino

il risorgimento è stato per il meridione quello che l’olocausto è stato per gli ebrei, la sola differenza che al meridione è stato negato anche la verità storica. Ancora oggi ci sono strade intestate a massacratori di uomini e donne inermi come Garibaldi o il Generale Cialdini che come Kappler rase al sulo due paesi interi per vendicare la morte in battaglia di un gruppo di bersaglieri. Il SUD passò dal dominio di un rè illuminato che aveva fatto del meridione una potenza in campo economico e culturale alla sottomissione ad una dinastia di imbecilli ed inetti di vili e codardi come è stata la dinastia dei Savoia se non bastasse la storia a condannarli guardate gli eredi e ditemi voi chi vorrebbe essere governato da loro??
Credo siano interessanti le ricostruzioni storiche e contabili che cercano di ricordare anche le pagine amare del Risorgimento (Giuseppe Quarto). Sono anche senz’altro utili i “sospetti” critici di chi vede nell’ enfasi retorica una distorsione delle verità storiche (Gino Giammarino).
Sarebbero molte le domande da porsi dopo questi interventi ma, la prima e più pressante è questa: “perché certi interventi proprio adesso?”.
Che si celebri la nostra Unità d’Italia alla naturale ricorrenza è del tutto ovvio. E’ perfino ovvio (e neppure tanto fastidioso) che vi sia un po’ di enfasi retorica. In fondo, tale enfasi retorica, è possibile trovarla in tante altre occasioni della nostra vita civile. Davvero siamo pronti a enumerarle tutte? L’elenco sarebbe troppo lungo anche soltanto guardando la retorica degli altri paesi, inclusi quelli di fantasia della “Padania” e della “Borbonia”. Anzi, in questi due casi l’ipocrisia è molto peggiore perché la retorica viene fatta su qualcosa che non esiste.
Invece l’Italia esiste. E’ quella per la quale paghiamo le tasse (anche se non tutti). E’ quella dove viviamo ogni giorno. E’ quella che consente a tutti di dire la propria opinione.
Il come ci siamo arrivati forse è viziato da alcuni episodi gravi, anche orribili, ma ci ha portato fin qui. Il problema è: ci vogliamo stare, oppure riteniamo che le ingiustizie passate possano essere motivo sufficiente per denigrarci, per tirarci fango addosso, anche nel giorno in cui celebriamo noi stessi?
Credo che gli italiani, chiunque siano e comunque la pensino, abbiano conquistato il diritto di celebrare in santa pace il 17 marzo. Potremmo, per favore, rimandare a dopo?……
cari amici, mi spiace non poter condividere questa enfatica (e dunque sospetta) cancellazione della possibilità di rivedere in maniera sanamente critica i fatti che portarono sanguinosamente a quella che viene definita in maniera ideale “unità d’Italia”. Anch’io ero stato drogato dalla retorica risorgimentale che impera sui testi scolastici che sono – a dir poco – anacronistici e protervi nella negazione dell’identità meridionale. Ne rispetto del pensiero -quando è davvero libero- mi auguro vogliate rivedere anche le Vostre posizioni in maniera più bilanciata. In caso contrario continuerete un’opera di disinformazione meridionale che non farà bene né a Voi né ai Vostri lettori.
Io sono come voi orgoglioso di essere italiano, il nostro e’ un grande grandissimo Paese. Siamo passati da essere emigranti a Paese che accoglie immigrati da tutto il mondo. Nei giochi internazionali tante volte siamo criticati anche per una sorta d’invidia, perche’ abbiamo una grande storia costruita non solo negli ultimi 150 anni, perche’ gli antichi romani non possono certamente appartenere ne ai tedechi ne agli inglesi. Il nostro e’ il Paese piu’ bello del mondo con una quantita’ e qualita’ di opere d’arte infinite. Anche se la Lega non festeggera’ il 17 Marzo noi festeggeremo con gioia con passione, convinti che anche Giuseppe Verdi che ha scritto l’inno della Lega, il testo VA PENSIERO ha contribuito a costruire con passione l’ITALIA UNITA, forse quelli della Lega non sanno neanche questo.
Siamo un grande PAESE perche’ siamo uniti, abbiamo ormai gli anticorpi contro il rischio di divisioni.
INSIEME TUTTI DOBBIAMO DIRE VIVA L’ITALIA, GRAZIE GARIBALDI GRAZIE CAVOUR.
Festeggiare l’unità d’ITALIA sarebbe doveroso solo se lo stato italiano avesse l’onesta intellettuale di raccontare veramente cosa avvenne al sud e quanti massacri l’esercito piemontese commise.
In francia sui libri di scuola studiano i massacri che i repubblicani commisero in Vandea, e forse e per questo che mentre al sud d’Italia lo stato viene visto o come una entita da mungere o da imbrogliare, in Francia i vandeani si sentono orgogliosamente Francesi.
In italia ricordiamo il risorgimento solo con frasi retoriche, sarebbe ora che coninciassimo anche a raccontare la verità.
Giuseppe Quarto Brescia
Teste Mozzate ancora sanguinolenti di contadini esposte all’ingresso di Isernia in gabbie di vetro come monito dei savoiardi alla Popolazione. Questo era quello che i Savoia intendevano come civiltà e progresso. Il generale Enrico Cialdini nel 1860 attaccò Gaeta senza dichiarazione di Guerra e la distrusse con 160.000 bombe. Nell’agosto del 1861 su responsabile dell’eccidio di Pontelandolfo e di Casalduini. Un criminale di guerra o un eroe della patria?
Il Regno delle Due Sicilie fu invaso da avventurieri, opportunisti e traditori e dall’esercito piemontese zeppo di mercenari, senza alcuna dichiarazione di guerra. Ed i fratelli uccisero i fratelli.
Il sud piange lacrime vere di rabbia e scrive di impotenza nei confronti dei barbari che stuprarono e massacrarono senza pietà i Napoletani, fossero essi Calabresi, Siciliani, Lucani, Abruzzesi, Molisani, Pugliesi, o soltanto cittadini della capitale di un Regno che non esiste più.
Figure romanzate di tanti briganti condannati ad essere tali dai vincitori e da tutta una storiografia risorgimentale di parte, che esalta i pochi vincitori e distrugge, annienta e cancella i più.
Quando i reggitori di questa Repubblica avranno il coraggio di togliere il segreto di Stato che ancora chiude nei polverosi sotterranei dei Ministeri dell’Interno e della Guerra, i centomila documenti cartacei e fotografici della carneficina risorgimentale, il popolo del Sud potrà ritrovare finalmente se stesso e riuscirà a dare una risposta decisa e conclusiva all’antistato che ancora serpeggia violento e senza sosta in quasi tutti i luoghi che in quel tempo orrendo furono teatro di massacri indiscriminati di donne, bambini ed umili contadini; di scempi, di rapine, di fucilazioni, di violenze ingiustificate. Vinse il più forte ed il più violento, il Nord che inculcò in quegli uomini la legge del più forte.
FORZE IN CAMPO NEL 1862
ESERCITO PIEMONTESE
120.000 uomini, metà della forza nazionale, dislocati dalla Campania alla Sicilia divisi in: 52 Reggimenti di Fanteria; 10 Reggimenti di Granatieri; 5 Reggimenti di Cavalleria; 19 Battaglioni di Bersaglieri. Inoltre agli uomini dell’Esercito vanno sommati: 7489 Carabinieri, 83927 Militi della Guardia Nazionale. In totale le forze impegnate nella repressione della resistenza antiunitaria erano: 211.416
GUERRIGLIERI MERIDIONALI
135.000 uomini male armati, divisi in 488 bande scoordinate tra di loro e composte ognuna dai 5 ai 900 guerriglieri. Ad essi vanno aggiunti i contadini e i possidenti terrieri che rifornivano e informavano gli uomini in armi, le popolazioni che si sono più volte ribellate in massa all’occupazione militare piemontese ed i numerosi parroci dei paesi che operavano quali portalettere tra le famiglie ed i guerriglieri.
GUERRIGLIERI ED OPPOSITORI POLITICI UCCISI E DETENUTI TRA IL 1861 ED IL 1872
GUERRIGLIERI UCCISI
Caduti in combattimento: 154.850
Fucilati o morti in carcere: 111.520
TOTALE PERDITE: 266.370
GUERRIGLIERI CONDANNATI
Alla detenzione: 328.637
All’ergastolo: 10.760
TOTALE DETENUTI: 339.397
GUERRIGLIERI CONDANNATI
Dopo un processo: 19.850
Senza processo: 479.000
TOTALE DETENUTI POLITICI: 498.850
SOLDATI PIEMONTESI UCCISI TRA IL 1861 ED IL 1872 NELLA REPRESSIONE DELLA GUERRIGLIA
Caduti in combattimento: 21.120
Morti per malattie o per ferita: 1.073
Dispersi o disertori: 820
TOTALE DELLE PERDITE: 23.013
Certamente tutto bene come la befana che viene di notte con le scarpe tutte rotte, le città andate alla Fracia e l’Istria etc. intanto noi a cantare che schiavi di Roma, tanto bene si sta…
Si, è davvero una bella storia, il “sogno italiano” che si è realizzato, nonostante i tentativi di qaulcuno che cerca di cancellarlo. Bravo Adalberto.
Ma, noi che amiamo i sogni, non è che non sappiamo quali sono le cose che non vanno in Italia: le abbiamo davanti tutti i giorni e tutti i giorni, come gli altri, le soffriamo. Però, nel momento giusto, sappiamo anche mettere da parte le critiche e le polemiche contro tutto ciò che non va, quando qualcuno ci tocca il “sogno unitario italiano”.
Noi siamo tanti e sognamo come i ragazzi di centocinquanta anni fa. Almeno per un giorno vogliamo di nuovo sentirci ITALIANI e non possiamo sopportare chi vuole rubarci anche questo. Tutti gli altri sogni ce li hanno già rubati, ma questo lo devono lasciar stare, lo devono lasciar correre nella pace di un giorno di festa: il 17 marzo.
Noi che amiamo i sogni da italiani, potremmo (e qui siamo già in numero minore) fare anche a meno del Natale e delle altre festività, ma di questa NO. Questa è la festa delle feste. E’ la nostra storia, siamo noi, i nostri avi e i nostri morti.
Questi 150 sono i nostri anni e nessuno ce ne può dare altri (e poi, ne vorremmo altri? Non molti altri possono vantare le personalità della politica, della cultura, dell’arte e della scienza, che abbiamo messo insieme Noi in questo secolo e mezzo).
E’ solo da quando abbiamo cominciato a perdere la memoria collettiva, circa dagli anni ’70 del Novecento, che l’Italia ha iniziato un inarrestabile declino del quale, adesso, intravediamo forse il bruttissimo fondo. Forse è proprio adesso che i “Fratelli d’Italia” dovrebbero risorgere prima che l’egoistica disgregazione chiuda una così breve e gloriosa storia!