Quest’anno si celebrano i 150 anni dei rapporti italo-nipponici, iniziati in sordina nel 1866, II°anno era Keiō. Qui di seguito si raccontano le curiose vicende dell’incontro tra i due paesi. Il tema vale però di più di un racconto d’appendice.
L’evento è molto più frizzante ed eccitante nel paese del Sol Levante di quanto non sia da noi. Non che manchino gli eventi; solo per ricordare i più vicini temporalmente vengono in mente il Nipponica Bologna, i festival di Vicenza e di Torino, il Japan Fest Catania, il XVII festival giapponese di Firenze e Scandicci, il Bunka No Matsuri di San Gemini, il XIII fest giapponese di Faenza e Ravenna.
Lo sguardo degli occhi a mandorla è però più attento e vorace quando si posa su di noi e non solo perchè intento al mito della perenne imitazione. Con umiltà e grande disponibilità all’apprendimento i giapponesi identificano sempre l’Italia come bellezza, senza ironie sorrentiniane. I nostri artisti del passato e del presente sono al loro sguardo delle rockstar. Per gli italiani è diverso.
In genere è sempre così. Gli stranieri sono sempre più affascinati dell’Italia di quanto la maggioranza degli italiani si interessi del resto del mondo.
Il Giappone però è un caso a parte. Non è un paese dalle enormi riserve, anzi. Non è un Bric. Non è Europa ma è (sic) Occidente. Ci assomiglia nelle dimensioni territoriali, nell’ansia salutista, nell’attaccamento fortissimo alle tradizioni ataviche. E ci è lontanissimo, già spostato in un’altro futuro tecnologico che vivremo tra qualche lustro.
Qui non si incontra il Giappone in realtà nei festival culturali ma nella vita quotidiana. Nippon è presente dovunque, nelle moto, negli schermi, nei macchinari, nei modelli organizzativi, nei software, nei games, nei comics. Nippon è l’economia nuova che rincorriamo. E’ la polvere impalpabile, incomprensibile, inafferrabile della globalizzazione senza confini chiari con la componente americana che sembra dominare. E’ il peso del futuro velocissimo cui tocca, malgrado noi, adeguarsi.
Il 150° è stato salutato da uno strano libro, Doromizu. E’ stato detto “il miglior libro giapponese, l’ha scritto un italiano”. Si tratta di Mario Vattani, già console a Osaka, poliedrico diplomatico che al Giappone ha dedicato la vita e vi ha trovato l’amore. Il suo personaggio, novello Caravaggio, si inoltra dentro il Giappone per spiegarselo e spiegarcelo.
Pensalibero incontrerà Vattani il 23 maggio p. v. Sollecitato dai temi d’acqua torbida (significato di Doromizu), questo Speciale 150 di Giappone affronterà i rapporti, le emozioni, le riflessioni che il Giappone suscita ed ispira. Per cominciare con l’osservazione che le acque torbide giapponesi equivalgono ai torbidi di Russia, gli smutnie vremia del falso Dimitri e di Yeltsin. E’ torbido solo l’oriente? Ovviamente, si attendono e sollecitano contributi.

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