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Pellicola d’oro

di Giuseppe Mele | 5 Luglio 2015

Per una serata di gala i sindacati convivono con il nemico ammazzaCinecittà Abete, citato solo come banchiere e non si urtano per la concorrenza dell’attore Valerio Mastrandrea, premiato “per la vicinanza ai problemi delle maestranze del set”.

 

I tanti premi del cinema sono sempre occasioni, oltre  il plauso culturale, per commercializzare i film, che restano una merce da vendere che garantisce pane e companatico. Unica nel suo genere, la Pellicola d’oro dell’associazione Art9, giunta alla V° edizione, premia le specializzazioni dei lavoratori del settore, quelli dei titoli di coda, per intendersi.

Un vero premio di massa, affidato al giudizio via email di 90 professionisti che attraverso l’esame di 121 film e la selezione di 50 colleghi, sceglie, dal 2011, i migliori dell’anno tra 9 categorie di attività (direttori di produzione, operatori di macchina, tecnici di effetti speciali, costruttori di scena, sarte, costumiste cineteatrali, capoelettricisti, attrezzisti). La Pellicola ha avuto i suoi, se non anni, mesi ruggenti quando la cultura applicata sul campo agitava, a mò di libretto rosso, l’articolo 9 della Costituzione. L’impegno pubblico alla salvaguardia del patrimonio culturale, citato nell’articolo, veniva allora interpretato per tutelare i posti pubblici e difendere Cinecittà, il Teatro Valle e altri luoghi creativi dalle pretese della necessità del profitto.

Chi oggi governa urlava più degli altri; poi una volta al potere ha avviato in Italia da Roma a Firenze ed oltre, una sparagnina stagione repressiva di chiusure, di sgomberi e di licenziamenti, contro le quali non si è finora levata una protesta di massa all’altezza. Complici i patrocini della politica (Quirinale, Campidoglio, Mibac, Regione), e degli organi di settore (Centro sperimentale, Agis, Anac, Accademia David) oltre al sostegno fattivo di Rai e Università 3, il premio dei mestieri e artigiani si è istituzionalizzato. Gli hanno dato sostegno anche i sindacati tramite la Fitel che raggruppa 400 circoli dopolavoristici presenti nelle principali aziende e nel pubblico impiego.

La Pellicola è in fondo un’oasi di pace familiare, dove tutti sono amici di tutti e ritrovano le inamovibili sequel generazionali del set romano di una volta, rappresentate dall’86nne capoelettricista Brescini, trait d’union di 90 anni di cinema di famiglia dall’avo che lavorò nel ’25 per Ben Hur agli eredi, più o meno giovani, oggi elettricisti, montatori e organizzatori. Dove non si trascura nemmeno il cinema dei Vanzina per i quali ha lavorato, in 65 anni di carriera, il capoelettricista Mancini. Dove staziona il rimpianto per qualcosa di nuovo, anzi d’antico, che la presentatrice Poggi, fuoriuscita dagli schermi Rai bianconeri di Chiari e Bramieri lascia intravedere, accanto al monumento Gregoretti che, per chi se lo si fosse scordato, da 3 lustri è sempre presidente dei cineautori Anac.

E’ un oasi dove per una serata di gala i sindacati convivono con il nemico ammazzaCinecittà Abete, citato solo come banchiere e non si urtano per la concorrenza dell’attore Valerio Mastrandrea, premiato “per la vicinanza ai problemi delle maestranze del set”, quasi vivente rimprovero ad una mancata rappresentanza. L’iperreale Mastrandrea, nativo di Garbatella, ricorda a tutti che da tempo il teatro luogo della premiazione, il Palladio tornato alla gestione universitaria della 3, fa parte di un lungo emiciclo di centri sociali e case occupate del quartiere. La sua cadenza ed i suoi jeans esaltano l’operaismo nazionalpopolare d’antan, in voga negli anni giovanili dei Gregoretti, ma ormai inesistente da tempo tra i lavoratori, non solo del settore. Dovrebbe esprimere le ragioni di chi non c’è, dagli stunt men agli operatori digitali, dai cassintegrati ai precari Rai.

D’altronde la Tv di Stato è rappresentata da Art21 unico sindacato con Fitel in giuria. Non ci sono neanche i politici e gli autori famosi (a parte qualche figlia). Come i soldati di Cesare, che con sé aveva ben altro che un solo cuoco, sono gli stessi i lavoratori, uno dopo l’altro, al momento del ritiro del premio, ad evocare l’assente regista con cui hanno collaborato. Borni, miglior direttore di produzione e la Tirelli, migliore costumista raccontano di Martone; a Vicari, miglior macchinista, e Traversari, migliori effetti speciali, tocca trattare di Salvatores; i migliori capomacchinista e capoelettricista Mastropietro e Capozzi introducono ad un nuovo capitolo dell’epica moretteide già iperonorificata con David di Donatello, Nastri d’argento, Globo d’oro, Ciak d’oro e nomination a Cannes; l’americana Crane, miglior sarta di scena, tratta de L’Oriana e Franculli, miglior capocostruttore, de La Trattativa guzzantiana.

Non è colpa della Pellicola se non c’è più stato un film da 52 milioni di incasso come nel 2013. Non è però stato possibile premiare la troupe di uno dei film 2014 andato oltre gli 8 milioni. Ci si è solo avvicinati con i trofei per Borni e per il miglior attrezzista Carbonaro del Scusate se Esisto. Sono stati invece elevati due flop come la miniserie Rai1 sulla Fallaci (15% di share) o l’opera guzzantiana dei 340mila euro di incasso. La Pellicola si è così accodata allo slogan “pagine piene (di recensioni), sale vuote” del David, l’Oscar italiano, ed altre premialità. L’oasi di pace rimpiange ed esalta mammarai, soprattutto nell’enfasi per le produzioni tutte di RAICinema, RAIFiction, IndigoFilm e Fandango, presente anche in giuria ( a parte, e parzialmente, il caso di Italian International Film per Milani). Non è però esorcizzando il nuovo volto dei Media di Stato, che tra risparmi e disimpegno pubblico, voltano le spalle a Cinecittà che si può sviluppare e difendere il pane e companatico del lavoro del cinema.

Pubblicato in : Primo piano

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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