
Chiedere la sospensione del patto di stabilità a causa della crisi energetica e geopolitica è cosa in sé legittima, ma è davvero insopportabile e comunque autolesionistico che un vicepresidente del Consiglio trasformi la questione in un conflitto totale con l’Europa, guidata a suo parere da “cretini” (anche Raffaele Fitto?). Addirittura, addebitando all’”accoppiata malefica UE/BCE” scelte a presunto danno di sanità e previdenza italiane, cose di cui dovrebbe occuparsi lui stesso come governante.
E’ molto scorretto, innanzitutto verso la buona fede dei propri sostenitori, aizzare una Piazza peraltro semivuota insieme all’estrema destra antieuropea dei Bardella e dei Wilders, in nome del vetusto slogan “padroni a casa nostra”, come se i padroni fossero sempre gli altri, non chi governa da molti anni, e firma gli accordi europei da ben prima dell’avvento della Meloni, con il Governo dell’ex Presidente BCE, Mario Draghi. E soprattutto dopo aver incassato dall’Europa 70 miliardi di regalo e 122 di prestiti agevolati senza produrre effetti sullo sviluppo interno. Soldi dati in nome di un equilibrio comune che fa parte della stessa logica dei patti di stabilità. Nessuno è padrone a casa propria, del resto, in tempi di globalità sanitaria, ambientale, economica e geopolitica. L’espressione è retrograda e antipatriottica, perché irreale.
L’Italia di cui Salvini è vicepremier è socia di rango dell’Europa, e ha gli strumenti e la forza per porre le questioni nelle sedi appropriate, innanzitutto il Consiglio europeo.
Ma allora è una vera e propria volgarità politica – a 70 anni dai Trattati costitutivi – trattare l’Europa come un soggetto estraneo e ostile, volutamente sadico verso i malati e i pensionati italiani.
La sospensione del patto di stabilità un giorno sarà magari decisa, ma sarà allora un brutto giorno perché vorrà dire che le cose del mondo andranno ancor peggio, magari anche per queste piazzate poco responsabili e per la pratica di un sovranismo regressivo insieme a Trump, Netanyahu e l”’amico” Orban. Dare del guerrafondaio “stupido” a Macron proprio nel giorno in cui la Presidente Meloni va a Parigi con i volonterosi e Trump minaccia di spianare l’Iran, è utile all’Italia?
Vorrà pur dir qualcosa che nessuno tra i soci UE chieda in questo momento lo stop al patto di stabilità e Giorgetti per primo sa che se alza la voce, qualcuno gli chiederà conto dell’uso fatto di quei 200 miliardi europei. In questo, le cose non stanno andando molto bene. C’è chi ha lavorato efficacemente, ad esempio i comuni bergamaschi di destra e di sinistra, ma molti non saranno in grado di rendicontare positivamente i soldi ricevuti dall’accoppiata malefica. Abbiamo portato a termine solo il 64% dei progetti, e ben 6 Paesi sono più avanti di noi, a cominciare proprio dalla Francia di Macron (83%). Seguono Austria (79%), Danimarca (75%) e Irlanda (72%). Siamo stati I più grandi percettori, ma il debito pubblico in percentuale è diventato in questi giorni peggiore di quello della Grecia. E che dire della non crescita in tre anni dell’indice di produttività, alla radice dei record spagnoli?
Alzare la cresta con questa pagella economica è insensato. Meglio star zitti e cercare rimedi, sperando che il deficit annuale Istat scenda dello 0,1% raggiungendo quel 3% senza il quale niente prestiti agevolati Safe, niente aggancio alla difesa comune, niente tagli di imposte preelettorali. Si tratta di 678 milioni di troppo, guarda caso più o meno il costo dell’operazione immigrati in Albania.
Certo è che l’Italia del 2027 non potrà più replicare le finzioni attuali attorno ad accordi fasulli. Prima delle elezioni bisognerà sciogliere contraddizioni clamorose dentro gli stessi schieramenti tra chi vuole aiutare l’Ucraina e chi lasciarla al suo destino, tra chi maledice l’Europa e chi deve cominciare a riflettere sul fatto che il conflitto atlantico la rende l’unica via di uscita da questa crisi non solo trumpiana.
Non è possibile che solo gli azionisti di Fininvest, convocando (molto) irritualmente un Ministro degli Esteri a Cologno Monzese, si accorgano che così non si può andar avanti.
Beppe Facchetti

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