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Pasticcio digitale

di Davide Giacalone | 9 Settembre 2012

L’Agenzia Digitale è già un miracolo se partirà prima della fine della legislatura. Per essere stata concepita da tecnici e per doversi dedicare all’innovazione, non c’è dubbio che rappresenta un ragguardevole capolavoro di contraddizioni.

Il governo ha malamente pasticciato, relativamente alla neonata e già gravemente malata Agenzia Digitale. Il guaio è che continua a pasticciare, lasciando supporre che ne verrà fuori un mostriciattolo. Per non dire l’ennesimo carrozzone. Tanti governi si sono trastullati con il futuro digitale, riuscendo ad assicurare un presente d’arretratezza, ma solo l’attuale è riuscito a violare i decreti legge nello stesso momento in cui li emanava. I decreti legge, si sa, servono a legiferare in condizioni di necessità e urgenza. Alla fine del giugno scorso il governo decise essere necessario e urgente creare una nuova Agenzia Digitale, fondendovi DigitPa, l’Agenzia per l’Innovazione e il Dipartimento innovazione della presidenza del Consiglio. Vale a dire pere, patate e zucchine. Ma lasciamo perdere, sta di fatto che il decreto prevedeva la scomparsa dei fondendi ben prima della conversione in legge, con la nomina del nuovo direttore generale, che sarebbe dovuta avvenire, dopo una procedura d’evidenza pubblica, entro un mese, vale a dire entro la fine di luglio. Il Parlamento ha deglutito tutto, come anche il Quirinale, un tempo puntiglioso, compreso il fatto che prima ancora della ratifica il decreto avrebbe provocato eventi irrimediabili, sicché il voto dei parlamentari era da considerarsi inutile. E passi, tanto oramai il Parlamento è lì solo per approvare, e il primo che prova a ragionare gli danno del traditore e sabotatore. Ma le cose sono andate diversamente, perché il governo decretante non ha mai avviato alcuna procedura pubblica, non ha mai detto quale profilo dovesse avere questo direttore generale e, quini, non ha mai chiesto chi volesse andare a svolgerne le funzioni, presentando il proprio curriculum. Così è passato luglio. Poi è passato agosto. Intanto il decreto è stato convertito in legge, ma il direttore non si vede, e neanche la pubblicazione dei criteri. Per occupare il tempo morto, lungi dall’applicare la legge che loro stessi hanno scritto, per giunta sostenendo che era urgente, due ministri, Corrado Passera e Francesco Profumo, hanno pensato bene di cominciare a litigare su quale dei loro adepti meritasse di diventare direttore generale. Nello scucuzzarsi hanno dimenticato la procedura, in compenso lasciando trapelare non solo i nomi dei mal capitati, ma anche quelli delle possibili alternative. Il tutto come se non fosse mai esistito il loro decreto. Adesso siamo a settembre e il governo dice: è giunta l’ora di dare evidenza pubblica a questa nomina. Benedetti figlioli, avreste dovuto farlo a giugno! Ora sapete cosa vi capiterà? sarete sommersi dai ricorsi, nel mentre avete fatto una pira di nomi pur rispettabili. Mettiamo che tutto questo sia tollerabile (non lo è, anzi, è vagamente vergognoso), fatta la nomina sarà risolto il problema? No. Perché l’Agenzia per l’Innovazione (che ho presieduto e dalla quale mi sono dimesso, suggerendo di fare l’opposto di quel che hanno fatto) era un gioiello a bassa spesa e grandi risultati, salvo avere una parte delle competenze totalmente inutili: hanno salvato le cose inutili e soppresso le preziose. Grandioso. In più sono riusciti a bloccare il lavoro di centri di scambio con la Cina, annunciando che sarebbero stati seguiti da chi non li ha affatto accuditi. Perché dal Dipartimento non passerà nessuno alla nuova Agenzia, visto che il trasloco è volontario e non esiste un solo dipendente pubblico che lo accetti. Perché DigitPa ha un contenzioso infinito, nonché funzioni nel frattempo impoverite e svuotate (compreso il parere sugli appalti pubblici, che, forse, era il vero obiettivo di tutta la manfrina). L’Agenzia Digitale, quindi, è già un miracolo se partirà prima della fine del governo che l’ha creata, candidandosi a rinfoltire il già lungo corteo dei carrozzoni orfani. Per essere stata concepita da tecnici e per doversi dedicare all’innovazione, non c’è dubbio che rappresenta un ragguardevole capolavoro di contraddizioni.

L’Agenzia Digitale è già un miracolo se partirà prima della fine della legislatura. Per essere stata concepita da tecnici e per doversi dedicare all’innovazione, non c’è dubbio che rappresenta un ragguardevole capolavoro di contraddizioni.

Pubblicato in : Primo piano

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

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