Sono un vecchio pazzo. O, forse, meglio, un pazzo stanco. Perché anche la pazzia (quella sublime, s’intenda!) viene violata nella sua propria tollerante pazienza.
Sì! Sono assediato, sommerso, sfrangiato, dilaniato da rimbombi, assordamenti, di immolazioni senza sangue, di martirii senza fustigazioni, senza carboni ardenti, senza oli fumiganti.
Sono costretto a dileggiare da me medesimo la mia pochezza di genio – eccelso, unico, incommensurabile, immacolato – perché la mia vita è deserta di passione e di anelito al servizio.
Mi struggo. Nella mia rivelata inefficienza, inutilità. Come ravvedermi e poi, forse, adagiarmi in un clamore consolante di sottomessa penitenza?
Andrò ad un pulpito medioevale, quando la predica veemente castigava sul peccato carnale; mentre il clero lucrava sui bordelli?
Passione e servizio. La più empia delle mistificazioni dell’occidente religioso e cattolico apostolico romano si è insinuata e espansa nella cialtroneria politica dell’oggi.
In un volteggio acrobatico dove si esibiscono, comprimari, giudici, critici, filosofi, opinionisti e, finanche, i “qualunque” e i “probabili”.
Le azioni non hanno compimento – e riscontri – in esternazioni su adempimenti comportamentali o su progetti morali; poi, variabili per interpretazioni semantiche addossate a opportunità di aggregazione e proselitismo. Queste appartengono all’apoteosi della consacrazione ascetica.
Nella pratica della politica la vantata ostentazione dell’essere illuminati dalla predestinazione alla passione e al servizio ha olezzi untorei di una viralità di mistici. Viralità mortifera per i “pastori erranti” tra le insalubri necessità del vivere quotidiano o tra i gusti verso la comunità sociale nella sua espansione condivisa, esplorativa e creativa .
Viene, peraltro, da riflettere che la passione, come coacervo di pulsioni emotive -quindi, con moderna interpretazione delle alterazioni piscologiche – si addice alla esaltante pratica di devianze comportamentali; alle quale ci si applica devotamente con un compiacente “servizio” agli scompigli dell’es.
E tra gli scompigli si consolidano come attitudini l’arroganza e il privilegio. Attitudini di abietto profilo. Stimoli alle efferatezze. Senza separazioni o distinzioni. Senza connotazioni e specificità di fedi o convinzioni ideologiche o scientifiche o censi sociali. L’arroganza e il privilegio sono nella santità come nella blasfemia, nel giudice come nel condannato.
E vengo a chiedermi se l’arroganza e il privilegio non si annidino in agguato tra declamatorie moralistiche bilanciate tra il voler essere delle commozioni e il dover essere delle identificazioni; tra la passione e il servizio.
Il vecchio pazzo teme e diffida dei giudici che hanno passione per la giustizia e anelito al servizio dello stato; teme e diffida dei santi che hanno passione per il martirio e anelito al servizio della fede; teme e diffida dei difensori che hanno passione per la verità e anelito al servizio della causa; teme e diffida dei politici che hanno passione per la repubblica e anelito al servizio dei cittadini.
Io temo e diffido degli esseri umani che non hanno curiosità e pietà di se stessi.
Da vecchio pazzo, stanco, forse, eccedo; forse sbaglio. Ho dubbi su di me; ma “ Il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola. Solo gli imbecilli son sicuri di ciò che dicono.” (Voltaire)

il peso addosso di tutto ciò che rimane dell’onnipotenza culturale che arde come un fuoco sacro e poi inevitabilmente si distrugge. Poesia della decadenza al massimo “splendore nell’erba” I commenti sono superflui così come è superflua e riidcola l’intelligenza ma l’istinto e la passione che muove un qualunque gesto di presenza è sempre gradito (nell’autentica accezione della parola gradimento)
concordo nessuno può essere giudice dei comportamenti e delle idee di un altra persona… ogni individuo ha le sue idee che difende e i suoi comportamenti dettati appunto dalla sua personalità… e anch’io temo e diffido degli esseri umani che non hanno curiosità e pietà di se stessi.