Sulla carta sembrano sei i quadranti critici per il traffico italiano: Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Napoli. Roma è esclusa perché tra Grande Raccordo Anulare e Bretella d Fiano fa un po’ da sé. Ma a ben guardare le aree decisamente più drammatiche, tra quelle critiche, sono solo due: Venezia e Bologna. Non a caso i sistemi di traffico di queste due città hanno bisogno dei passanti, da anni allo studio e ancora nei sogni. Perchè Venezia e Bologna sono i due buchi neri del traffico italiano, e quindi sud europeo? Perché sono snodi obbligatori. Da est a ovest (e viceversa) e da sud a nord (e viceversa) devi passare da lì. Detto fatto. È dal 1995 che sia per Mestre sia per Bologna si auspica, si progetta, si pianifica, si invoca un “passante” e da oltre dieci anni si fanno solo carte. Effetto imbuto, ma imbuto piccolo. Da Lione, Torino Milano arrivi a Mestre su tre corsie, larghezze standard europei, e dopo la barriera di Villabona (un nome che autisti camionisti turisti vivono come l’orticaria) due corsie strette, a volte una, l’altra occupata da autoarticolati. Fermi. Coda perenne. Se pensi di andare al mare a Jesolo o a Caorle e sei di Cavriana, meglio studiare flussi e orari. E partire un giorno prima, meglio di notte notte. Uguale per la viceversa, con l’aggravante che oltre all’auostrada che viene da Trieste all’imbocco della tangenziale da est confluisce anche l’autostrada da Conegliano Belluno. Flussi da 4/5 corsia a due, a volte una e mezza. Code. È matematico. Bologna è anche peggio, volendo. Da nord si arriva con la 4 corsie: tra Modena e Bologna c’è l’autostrada più larga d’Italia ma a volte non basta, e già qualcuno invoca la quinta corsia. Più che strade, piazzali di scorrimento. Poi a Borgo Panigale, panico. Infatti qualcuno lo chiama Borgo “Panicale”. Da 4 corsie a due, strette. Ritornano tre dopo 20 chilometri, verso Rimini Ancona, ma dopo aver solcato la cosiddetta complanare, idea geniale 30 anni fa, tangenziale sud, autostrada sud, autostrada nord, tangenziale nord, ma adesso, una trappola. Pura. Ci aggiungi l’autostrada da e per Padova, e una delle tante fiere che sono proprio sull’autostrada ed ecco, più che trappola, il blocco. Fermi, immobili. Addio consegne, addio appuntamenti, addio mare. Dunque, passanti, al parola magica. Passante a Nord per Mestre, passante a Nord per Bologna. Qualcosa di romantico qualcosa di letterario? No. Qualcosa di urbanistico si spera. Ma anche qui ostacoli e problemi, comuni e comunità contrarie, forse anche qualche comunità montana casualmente in pianura, e passano gli anni. In coda. In Danimarca e Svezia ci hanno messo il tempo di una idea per fare il ponte tra Copenhagen e Malmoe: dieci chilometri sul mare del Nord tra campate e piloni, un’opera d’arte, anche.
Noi non pretendiamo un ponte sulla pianura padana, ma almeno una strada che non deve nemmeno bucare montagne e che ci faccia passare. Sia pure nelle proporzioni diverse anche dalle parti di Mantova non va benissimo. Puoi capitare di uscire dall’Autobrennero a Mantova Sud e di stare in una lunga coda a passo d’uomo fino all’incrocio di Cerese, attraversando paesi, quasi salotti di casa, che avrebbero diritto alla loro privacy urbana. Diciamo così: se le strade sono state inventate per far passare la gente e i veicoli perchè ora nell’età moderna della circolazione anche virtuale le strade più che far passare le persone le tengono ferme?. Domande forse ingenue e infantili, ma con lo stupore dell’infanzia a volte si vedono meglio le cose. Altre domande: perché dobbiamo vivere nel traffico e per il traffico? E’ vero. Legge elettorale, criminalità, mutui folli e caro pasta sono vere emergenze, anche i “passanti” pero’ non sono da meno. Passanti, non passatelli!
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Fabrizio Binacchi

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