Alcun passaggio evidente, trasformazione essenzialmente quasi epiteliale, mutazione apparente. Non c’è la vera Pasqua della politica.
La Pasqua della politica. Ovvero il “passaggio” della politica a qualcosa di nuovo e più vicino alla gente che non digerisce più la politica. Sin da piccoli ci hanno insegnato, forza del catechismo, che Pasqua significa, appunto, passaggio, quindi trasformazione e mutazione nel contempo.
Che passaggio ha, o ha avuto, la politica in questi ultimi anni e mesi? Non servono saggi di decine di pagine, bastano poche parole. Alcun passaggio evidente, trasformazione essenzialmente quasi epiteliale, mutazione apparente. Non c’è la vera Pasqua della politica.
Anche per questo nell’appuntamento pasquale di questo Corner saremo molto ma molto brevi, c’è poco da aggiungere. Perché proprio nella settimana di Pasqua abbiamo avvertito e registrato quanto può essere vulnerabile e drammaticamente apparante un passaggio che sembrava di sostanza.
Grandi titoli sulla ripresa e sui nuovi posti a tempo indeterminato e poi, il giorno dopo, la doccia fredda della disoccupazione che continua ad aumentare e sull’impennata delle tasse.
Tanto che l’altro ieri il Wall Street Journal ha fatto un titolo non proprio pasquale per il nostro Paese: “Italy, Not Greece, at Heart of Euro Question”.
Siamo noi il problema per l’euro, non la Grecia. L’Italia e la sua inesistente crescita sono l’elefante nella stanza dell’Europa rispetto al canarino greco. L’Italia, e non la Grecia, è il cuore della questione dell’euro. Questa è l’amara non-sorpresa nell’uovo di Pasqua 2015.
Invochiamo un passaggio che non arriva, invochiamo una riscossa che dagli anni 80 non scatta. Possiamo rifugiarci in un “passaggio” interiore, magari moralmente salvifico e corroborante, salvo risvegliarci il giorno dopo con le grandi immobilità pubbliche e collettive. Se non il penoso ritorno-in-dietro di malaffare e tangentamenti.
Visto che non siamo capaci di trasformarci ci sia almeno data in regalo l’arte del silenzio, di cui possiamo tutti imparare qualche principio e qualche esempio dall’Abate Antoine Dinouart, “L’art de se taire”, Paris 1771 (pubblicato in Italia da Sellerio). Buon silenzio a tutti.

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