Si può raccontare di un poeta amato, di un regista amato e odiato con la stessa intensità, di uno scrittore che si è scagliato contro una società e una borghesia malate, contro un PCI che cominciava già a perdere la sua anima, di un uomo che si chiama Pier Paolo Pasolini? Ferrara punta la sua attenzione sugli affetti familiari e non, sugli amici più cari, tutto per narrare le ultime 36 ore dell’uomo Pier Paolo Pasolini.
Dal film, anche se non completamente riuscito, emerge a tratti la genialità di Abel Ferrara: dall’apertura con alcune scene del Salò, alla capacità di sovrapporre a queste scene le parole del romanzo incompiuto Petrolio e le scene di quel progetto appena accennato del film che doveva essere “Pornoteokolossal”, fino alla ricerca quasi maniacale dei particolari: la ‘Lettera 22’ che Pasolini usava per i suoi scritti, la sua agenda personale aperta al 9 novembre con l’appunto che era atteso al congresso radicale.
Tutto ruota attorno a un William Defoe che avrebbe ampiamente meritato la Coppa Volpi, ma questa è un’altra storia . Un Dafoe/Pasolini che per rendere l’immagine di un uomo, uno ‘scrittore’ (come risulta dal suo passaporto), un poeta ha studiato “… il suo modo di pensare, di agire … sentivo la responsabilità di instaurare un dialogo … e se funziono nel film lo devo a questo dialogo”. Questo ha dichiarato Dafoe in sala stampa a Venezia e le sue poche parole hanno fatto da contrappunto alla verbosità di Ninetto Davoli. Cercando di capire quanto sia costata a Dafoe questa sua identificazione, anche dal punto di vista fisico, non riesco a capire la necessità di doppiarlo nella versione italiana, anche se credo che questa sia stata più un’esigenza della distribuzione che non del regista.
Il film può non aver convinto del tutto gli spettatori e la critica, sia a Venezia che a Roma o nelle sale ( il film è uscito il 25) ma è innegabile che Ferrara e Dafoe, aiutati anche da Scamarcio e Ninetto Davoli hanno scritto una bella pagina di cinema.
Fra le scene più valide l’intervista di un giovanissimo Furio Colombo a colloquio con Pasolini , per molti uno dei pochi, veri grandi della letteratura del nostro Novecento. “Siamo tutti in pericolo” afferma Pasolini nel corso dell’intervista e le sue parole sono attuali ancora oggi come lo erano ieri.
Veramente grande l’ultima mezz’ora del film accompagnata dalla scelta delle musiche, dalla bella fotografia e dall’ottimo montaggio di Fabio Nunziata, senza dubbio affiancato da Abel Ferrara ma ricordiamo che il montaggio è una delle fasi più delicate, possiamo definirlo una seconda regia.
Unica nota dissonante , e scusate se uso un termine di dipietrana memoria , ma “che c’azzecca” la Medeiros con Laura Betti ? Ma anche questa è un’altra storia.

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