Ammettiamolo: questa vicenda del partito democratico è proprio divertente e la suspence intorno all’argomento è uno dei motivi più stimolanti che ci inducono la mattina ad aprire i giornali con una certa curiosità e magari a sorridere di fronte a figurine tipo Rosy Bindi che non lo vuole nelle sedi dei ds, oppure al Fassino double face che spinge verso la nuova formazione senza voler sciogliere il vecchio partito, o al Bassolino che ammonisce ora o mai più, come in una canzone di Mina. In realtà siamo consapevoli non solo che i giochi sono ben lungi dall’essere tutti compiuti, ma anche del fatto che la curiosa vicenda deve fornire motivi di riflessione per chi non voglia rinunciare a credere ancora in una prospettiva in qualche modo ispirata al socialismo democratico.
Infatti ormai è abbastanza evidente che, in casa ds, le forze che maggiormente si dedicano (e magari anche con motivazioni non sempre uniformi) ad inseguire questa prospettiva hanno insieme un punto in comune, la consapevolezza di trovarsi al vertice di un partito che, esso stesso, si ritrova a gestire un patrimonio di voti ed un’area politica senza sapere che farne: sanno da dove vengono, sanno che quell’origine deriva da un fenomeno italiano distorcente rispetto alla realtà europea, sanno anche che quell’ipotesi non è stata approvata dalla storia, ma non vogliono – e sottolineo non vogliono – approdare all’unica riva possibile, che è quella del socialismo democratico non a parole, ma nella maniera sostanziale e non solo in quella troppo ecumenica e formale dell’Internazionale socialista.
Non è perciò del tutto paradossale essere d’accordo, una volta tanto, con Valdo Spini quando, qualche giorno fa affermava che occorre fare i conti con la sconfitta mondiale e storica del comunismo e che la scelta della maggioranza diessina per il partito democratico è solo un escamotage per non misurarsi criticamente con il passato, quasi – sono parole dello stesso Spini – “un meccanismo succedaneo all’autocritica che avrebbe dovuto portare ad un vero partito socialista”. Parole sante, però non vorremmo che qualcuno (non certo Spini) volesse praticare l’ennesima sopraffazione: quella di parlare per sé ed escludere ancora una volta tutte quelle forze che a questi concetti, con il pensiero e con l’azione, si sono richiamate da sempre e nelle occasioni più opportune offerte dalla storia, fin dal ‘47 e dal ’56.
Sull’argomento esprimo di seguito un parere del tutto personale. Però ritengo che non sarebbe un male se da più parti si prendesse atto che ci sono diverse componenti che possano considerarsi legittimate a muoversi verso una direzione socialista e democratica, come matrice da una parte e come obiettivi dall’altra, accettando anche che sia lecito, nella necessaria chiarezza, provenire da riferimenti e culture di origine differente. E se pensiamo che sia sempre più attuale il momento in cui l’area laica e liberalsocialista debba tornare a ricostruire il suo ruolo di protagonista nella società e nella politica italiana, non possiamo negare che si possa giungere a praticare un’intesa, se non ancora politica, quanto meno di metodo anche con quella sinistra ds, coagulata attorno al dissenso rispetto ai D’Alema, Fassino e compagnia, per non parlare del sindaco di Roma che veleggia verso altri obiettivi.
Rispondo subito alla possibile obiezione che si tratti di una fuga in avanti. No, non lo è, ognuno deve fare la propria strada, senza compromessi e condizionamenti tattici, ma l’obiettivo deve essere quello di favorire le condizioni perché un dialogo sia possibile tra le forze socialiste e liberaldemocratiche, allo scopo di creare un terreno comune di dibattito e di confronto e domani, se possibile, di iniziativa politica. Certo, se l’ipotesi del partito democratico dovesse avere un rapido sbocco, le aree confinanti ne sarebbero influenzate nel bene e nel male ed è per questo che sarà necessario predisporre un sistema di anticorpi: quel sistema che potrà rivelarsi poi sicuramente utile per offrire un’ancora di salvataggio a condizioni dettate se questo sbocco finisse per non esserci o, peggio, dovesse risolversi in un fallimento.
S. C.

Cari Compagne e Compagni Socialisti di qualsiasi sfumatura politica siate, non potete non riconoscere che l’idea del Pd è un’idea intelligente se non fosse che nasce ancora una volta dalla mente di chi vuole tenere eternamente divisa la sinistra, soprattutto quella Socialista.
Mi spiego: unire gernericamente riformismo cattolico, socialista, laico, liberale e continuate voi perchè se no mi si paralizza il polso, è l’ennesimo tentativo per impedire, ora che ci sarebbero le condizioni, la costruzione anche in Italia di un grande Psi che sia la sommatoria di chi Socialista lo è sempre stato e chi lo è diventato (vedi minoranza diessina).
Poco ci interessa fare dietrologia sul fatto che Mussi e Salvi erano comunisti: se è questo il problema allora il povero Saragat, marxista convinto assieme a Nenni nella corrente massimalista del Psiup ante 1945, non avrebbe potuto costituire il Psdi!
Lo stesso Bettino sognava di portare carovanate di ex comunisti pentiti nel Psi, dopo il 1989 e noi oggi dovremmo scandalizzarci e non gioire del fatto che al prossimo congresso Ds Mussi si candidi a fare il Segretario in contrapposizione al “democratico” non più di sinistra Fassino?
Quelli che come noi non trovano nulla di ottocentesco nell’essere oggi Socialisti, deve battersi contro quei cantastorie opportunisti alla Cacciari, Sindaco di Venezia, che promettono che nel Pd continuerà a vivere l’anima Socialista e anzi, prospererà grazie al Pd!
Balle! è l’ennesimo tentativo di toglierci di mezzo ma non ci riusciranno.
“Il Socialismo è un’idea che non muore…….come la libertà”……non l’ho detto io ma un certo Giacomo Matteotti assassinato dai criminali fascisti nel 1924.
Lo ripeto, cari Fassino, Rutelli e amici: non ci cancellerete.
PER UNITI PER IL SOCIALISMO verso la COSTITUENTE
Stefano Longo insuscettibile di ravvedimento.
Caro S.C. di Firenze
E’ indubbio il merito di Pensalibero che ci fa discutere di politica dopo anni in cui le coscienze si erano, almeno politicamente, un po’ assopite. Ma è anche merito del momento politico che viviamo che è in grande fibrillazione.
Non voglio togliere nulla alla Tua sincera analisi ed anche nella aspettativa riposta. La mia bocciatura metodologica è da leggersi, spero benevolmente, come un fermo invito a Te (anche se non Ti conosco … o forse Ti conosco?) ed a tutti ad avere coraggio e lungimiranza nelle scelte soprattutto in questa fase politica molto vivace.
E dal sito di Pensalibero lancio la proposta di lavorare subito ad una federazione tra le forze laiche liberal/socialiste e del Socialismo riformista moderato con le forze del Socialismo riformista di sinistra.
A Te la palla.
Caro Gino Di Maro, mi sembra che al di là della tua bocciatura metodologica, diciamo in fondo le stesse cose; o molto simili per lo meno. L’unica differenza è il taglio, ma anche il mio, vagamente irridente, nasconde in realtà tutta l’amarezza che si può cogliere nella vicenda di mero potere sottesa alla manovre intorno al partito democratico; e sono d’accordo con te che la Bolognina lacerò le coscienze e prometteva ben altro, però concorderai sul fatto che anch’essa non fu portata a quelle logiche conseguenze che almeno oggi, dopo quasi vent’anni, ci potevamo aspettare. Se non altro adesso non staremmo a discutere di questi argomenti.
Quindi la metodologia è un conto, ma nel mio intendimento si accompagna al riconoscimento che un’area socialista esiste, sia pur composita e forse neppure del tutto consapevole di se stessa; e questo per me è già importante. Il resto lo farà quanto noi, tutti, sapremo fare.
PS. E’ normale che tu non abbia capito chi è S.C., perché, pur avendo già scritto in questo sito e con firma estesa su altri argomenti, sono solo uno dei tanti, che non pensa o scrive di politica da molto e molto tempo, ma che in questa fase prova di nuovo un po’ di curiosità, forse per merito di Pensalibero.
Da mesi seguo il dibattito sul PD non con divertimento, ma con grande amarezza.
Ricordo il grande dibattito, che io vissi all’interno ed in un ruolo privilegiato da “socialista non iscritto al PSI”, che portò allo scioglimento del PCI ed alla nascita del PDS e non vedo nulla di paragonabile.
Su questo do ragione a Mussi e sulla degenerazione di questo processo concordo di dare ragione a Spini.
Nessuno di noi sa come andrà a finire questa vicenda del Partito Democratico, ma quello che non è concesso è di collegare tutto lo sviluppo della Sinistra italiana a questo evento, comico o tragico che lo si voglia vedere.
Continuo a ripetere che a quell’entità politica già esistente che è il PD o il patto DS+Margherita (che è la stessa cosa) c’è uno spazio politico (ed elettorale) del centro/sinistra che è compreso tra quest’entità detta e l’area dei partiti della Sinistra radicale.
Questo spazio è però composito ed è riconducibile sostanzialmente a due aree.
Una è espressione del Socialismo riformista moderato laico e liberalsocialista mentre l’altra è espressione del Socialismo ugualmente riformista, ma di sinistra che ha avuto ad oggi nei Ds una pretesa rappresentanza.
Queste due aree, e la tradizione politica che rappresentano, hanno un forte ancoraggio all’Europa. Corrispondono, se ci guardiamo con attenzione, alle corrispondenti aree che votano per Zapatero, Blair e la Segolène Royal.
Boccio l’intesa di mera metodologia che ipotizza SC (ma non ho capito chi è) in alternativa ad un’intesa politica.
Reputo opportuno perseguire subito, senza aspettare i tempi di altri, una forte intesa politica fino ad arrivare ad una federazione politica su un chiaro progetto.