Se c’era qualche dubbio sulla priorità assoluta che deve guidare l’azione della Casa comune dei laici e liberalsocialisti una volta che sia stata edificata, due improvvide iniziative di queste ultime ore ce lo ha tolto.
Mi riferisco alla sentenza della Corte Costituzionale sulla inappellabilità delle sentenze assolutorie e al disegno di legge presentato dal ministro Mastella che colpisce le discriminazioni per motivi razziali, etnici o religiosi.
Questi due atti, apparentemente indipendenti, sono legati da uno stesso filo nefasto: quello che unisce tutte le manifestazioni dello Stato tendenti a schiacciare il cittadino trattandolo da suddito.
L’inappellabilità delle sentenze di assoluzione è un principio cardine delle democrazie liberali: basti pensare ai tempi praticamente illimitati che ha a disposizione l’accusa per perseguire i reati (e alle sofferenze senza fine cui è sottoposto chiunque, colpevole o no, incappi nelle maglie della giustizia). Come se non bastasse, l’appello da parte dell’accusa nei confronti di un imputato assolto porta ad un’altra aberrante conseguenza : quella di un cittadino dichiarato innocente dopo un pubblico dibattimento nel quale vengono esaminati testimoni e prove, e colpevole, invece, in secondo grado, sulla base di soli documenti.
Gravi per le libertà anche le conseguenze del DdL Mastella. Nonostante alcune modifiche, si prevede la punibilità delle opinioni: che, si sa, sono mutevoli sia in chi le manifesta, sia in chi le giudica. Dunque, anche in questo caso, il cittadino è messo alla mercè dello Stato.
Ecco: si pensi a tutto questo. E si pensi anche a cosa è stato fatto per minare il concetto di sovranità popolare ( elezioni a liste bloccate, poteri e soldi ai partiti senza il corrispettivo della democrazia interna, etc.).
Sarà facile, allora, individuare la priorità assoluta dei laici, liberali e socialisti: le libertà, i diritti ed anche la sovranità dei cittadini.
Niente di strano che ai liberali che lo inventarono secoli fa, tocchi anche oggi di difendere lo Stato di Diritto.
La democrazia non si conquista una volta per tutte. Ed è per questo che la cultura liberale è sempre attuale.(N. C.)
APPELLO PER LE ASSOLUZIONI E DDL MASTELLA INDEBOLISCONO LO STATO DI DIRITTO
Questi due atti, apparentemente indipendenti, sono legati da uno stesso filo nefasto: quello che unisce tutte le manifestazioni dello Stato tendenti a schiacciare il cittadino trattandolo da suddito.

L’interesse inquisitorio, a tutti i livelli verso Berlusconi è iniziato, nel momento stesso in cui questi ha ritenuto di impegnarsi in politica.
E’ lo stesso interesse inquisitorio portato contro i primi democristiani, negli anni 50, naturalmente caduto nel nulla (o deviato contro i DEBOLI socialdemocratici Saragattiani, in quanto i magistrati di fede democristiana erano allora molto più potenti dI tutti gli altri.
E’ lo stesso interesse inquisitorio portato DA SEMPRE contro i SOCIALISTI, perché visti come intralcio, e alla presa del potere, e, dopo il 1974, al “compromesso storico”.
Ovvio quindi che Berlusconi al potere abbia tentato di DIFENDERSI anche con deprecabili LEGGI AD PERSONAM, del resto ampiamente DEMONIZZATE, da questo IUS PERSECUTIONIS. Come dire in questi casi: ognuno si difende con le armi che ha!
Qualcuno invece – anche il nostro compagno malabrocca – pensa che come TECOPA bisogna restare fermi di fronte allo spadaccino che vuole infilzarti!
La realtà è che i tre gradi di giudizio, sono maturati proprio a garanzia dell’accusato, che diventa imputato e che una volta assolto non dovrebbe più essere DISTURBATO.
La GIUSTIZIA DEL RE invece tende a pretendere ragione sui sudditi anche quando sbaglia, dimenticandosi del famoso adagio: “meglio cento colpevoli fuori che un innocente dentro”. Quanto all’appello, non dimentichiamo la regola del diritto germanico ricordata dalla famosa esclamazione del contadino: “ci sarà pure un giudice a Berlino!”, la quale fa intendere che l’appello è istituito a garanzia della parte “più debole”.
Questo non vuole giustificare certo gli abusi e le sconcerie commesse, che vanno doverosamente perseguite. Ma che lo possono essere solo da parte di una magistratura credibile, cosa che non è.
Del resto che fine ha fatto il REFERENDUM POPOLARE sulla GIUSTIZIA GIUSTA. Quello rappresentava la volontà del POPOLO “ANTIFASCISTA” SOVRANO, disattesa da una cricca al potere che non vuole lasciarsi scardinare. PEGGIO CHE CON IL RE!
A malabrocca vorrei anche dire che per la cultura di stampo sovietico, una volta sconfitto Berlusconi, proveranno ad accantonare Prodi, poi qualsiasi altro che non gli consenta di ottenere quello che pretendono: IL POTERE. Hanno sempre antagonisticamente agito cosi.
Mi chiedo se valga la pena perder tempo a parlare d’un ministro della giustizia di nome Mastella Clemente. A.D.
Le leggi at personam, promulgate dal berlusconismo, legge elettorale compresa(la porcata),hanno sconvolto il già malconcio sistema giustizia nel nostro paese.
Queste leggi hanno portato a dividersi anche sulla giustizia in modo verticale, questo ha rotto quell’equilibrio che, nel bene e nel male esisteva e a portato le parti avverse al berlusconismo a cercare in modo, spesso non abbastanza ragionato e/o ragionevole a cercare di porre rimedio, a volte propinando una medicina più devastante della malattia.
Purtroppo, fino a quando il berlusconismo non sarà sconfitto in modo definitivo non vedo via d’uscita, essendo gli interessi personali gettati nella mischia molto elevati.
L’opposizione dovrebbe riuscire a ragionare con calma sulle devastazioni causate dalle leggi berlusconiano e affrontarne le modifiche senza l’assillo di dimostrare di essere migliori ma con la ponderatezza che non deve mancare ad un legislatore veramente democratico e al di sopra delle parti.
E’ difficile, lo sappiamo, però bisogna provarci.
Non mi sento di aggiungere nulla alla denuncia spassionata del Presidente Cariglia.
L’emergenza del pianeta Giustizia è prioritaria ed è stata evidenziata in tutta la crudezza da recenti inchieste giornalistiche.
Solo una piccola integrazione: ai tempi illimitati che ha l’accusa per perseguire i reati si accompagnano gli stessi tempi per poter non perseguire i reati stessi che può indurre chiunque al sospetto di disparità di trattamento processuale incidenti, con la prescrizione, con l’esito stesso del processo penale.