Eccolo:
PAROLE IN VIA DI ESTINZIONE
Per non perdere il ricordo di espressioni idiomatiche toscane ormai in disuso. Da “abbriccico” a “aveggio” da intoppare in qualcuno allo starsene chiotto chiotto.
Assistiamo a rapide mutazioni di espressioni gergali (della politica, dell’economia, dello sport Parliamo spesso anche dello slang giovanile e di vari neologismi che vengono man mano recepiti nei vocabolari, ma ci sono anche espressioni dialettali usate ormai solo da persone anziane e in aree geografiche sub regionali. E che rischiano di essere completamente dimenticati.
Alcuni modi di dire sono scomparsi dalle città da oltre cinquant’anni hanno resistito un po’ di più nei piccoli centri e nelle campagne ma sono in via di estinzione. Tuttavia, fanno parte della nostra storia e di quello che era il nostro modo di essere.
Proprio perché con il tempo rischiano di risultare incomprensibili mi è sembrato opportuno stilare un elenco di termini toscani mutuati soprattutto dall’area pisano lucchese perché li conosco meglio essendoci vissuto fino agli anni ’70. Ne riporto qui una parte.
Abbriccico – Cosa strana che non si sa come fa a stare in piedi. A Pistoia vale per cosa di poco valore
Attrasso noi in Toscana intendiamo una cosa ingombrante di poco valore o mal funzionante. Ebbene la stessa parola c’è anche a Napoli e in tutta l’Italia del sud ma con un significato del tutto diverso perché vuol dire ritardo, indugio o rinvio, come riporta Giovanna Riccio, in Ispanismi nel dialetto napoletano
Acquetta in varie aree della Toscana sta per candeggina. Invece, nei vocabolari trovo questo termine come diminutivo di acqua o come pioggerella. Esempio quell’acquetta primaverile così benefica..
A uso Nell’area pisano lucchesesignifica come, con la funzione di.. ma spesso serve per chiedere una spiegazione. Se annuncio “faccio una vacanza ecologica” mi possono chiedere “A uso ?” per sapere se la voglio fare in bicicletta o se voglio andare in posti non turistici ecc
Aveggio -Pentola rotonda e bassa con due manici. Ne La Voce del Serchio del 4/6/2014 trovo che deriva da Laveggio con il fenomeno linguistico della “deglutinazione” per cui la lettera L è sentita come articolo e quindi eliminata dalla parola(Paolini M).
Camiciata – Sudata dopo una corsa o un lavoro duro
Chiòtto in Toscana usato soprattutto nella dizione chiotto chiotto. Significa che sono ben rimpannucciato o al calduccio sotto le coperte. Nel Vocabolario Treccani trovo Quieto, fermo e silenzioso, per soggezione, per paura […..] oppure con zitto: il ragazzo se ne stava zitto e chiotto per paura di buscarle; Quindi non ha la stessa valenza positiva
Compagno Quando ero giovane lo usavano gli anziani come sinonimo di eguale Es. il mio cappello è compagno al tuo
Companatico ciò che si mangia insieme al pane dal latino cum pane … può essere un formaggio, un salume ma anche una pietanza Tipico di un passato frugale in cui il pane era l’alimento principale e gli altri cibi avevano un ruolo “secondario”. Oggi le parti si sono invertite (almeno per un po’ di gente…).
Di nulla – Non diminuisce ma accresce es. è tirchio di nulla oppure anche ironico come falso accrescitivo ovvero sei un ganzo di nulla
Effetto – Fare effetto è ovunque sinonimo di funzionare. Del tipo l’analgesico mi ha fatto effetto ecc. Ma talvolta si arricchisce di un ulteriore significato in quanto può essere sinonimo di ripugnanza . quella ferita mi fa effetto come dire mi fa senso
Esse’ di papea – Debole
Franchi – Al tempo dei miei nonni dicevano “costa 50 franchi “ per intendere cinquanta lire…probabilmente un lontano ricordo di la Toscana fece parte dell’Impero napoleonico
Futere – Bambino vivace . Si ritrova nel vernacolo pisano, lucchese e livornese
Grondone – A testa bassa grondon grondone sta per sconsolato, abbacchiato
Intoppare imbattersi in qualcuno (che magari non avevamo voglia d’incontrare)
Ito latinismo per andato E questo è risaputo ma annoto una cosa interessante scritta come esempio Massimo Pratali . “È ita ‘n Buti a cerca’ il damo”..
Lernia da noi persona fastidiosa lamentosa ma il vocabolario lo porta come toscanismo come persona di gusti alimentari difficili: come riporta il dizionario di Repubblica
Miracoli nel pisano stanno per giochi dei bambini … quer bimbo è sempre a fa’ i miracoli
Nimo Dal latino Nemo, nessuno
Pomba – Nel gioco del nascondino o meglio del rimpiattino (variante del nascondino) contraddistingue(va) il luogo dove si corre perché lì non si può essere presi. Pomba o bomba, appunto da cui la frase torniamo a bomba…a Buti invece si dice piomba e se uno viene raggiunto si dice piombato. Mentre nel resto d’Italia è si usa il termine “tana.”…(libera tutti)
Roccia – Nel pisano stava per immondizia.. più esattamente come ha suggerito un mio amico non era mero sinonimo di immondizia ma indicava quel “sudicio generico che sporcava i pavimenti e costituito molto spesso dalla terra rimasta attaccata sotto le scarpe tanto che– mi ha scritto – mi ero fatto l’idea che si chiamasse roccia per questo.. dopotutto la terra dalla roccia proviene ed ha con se anche sassolini” .
Sborniare usato soprattutto come riflessivo sborniarsi[prendere la sbornia] Sborniare, invece, in Toscana vuol dire guardare senza esser visti…es. ha deviato per non incontrarmi ma io l’ho sborniato
Sorte Una sessantina di anni fa lo sentivo usare per dire “ ci mancherebbe altro, speriamo che non” . Oggi locuzione disusata. Esempio . sorte che con questa pioggia non allaghino i campi
Spicinìo Toscanismo dal verbo spicinare che significa sbriciolare anche con senso estensivo di macello. Il Vocabolario Treccani riporta: se usciva di strada a quella velocità, con la gente che c’era, faceva uno s. ma vuol dire anche consumo sperpero: A Buti prevale proprio questa un’accezione più ampia e anche più ironica. Esempio: in termini sportivi: “se entra in campo lui fa uno spicinìo“ Oppure “questa gita mi è costata uno spicinìo.”.
Troccolo pezzo di legno spesso scarto di lavorazione che viene usato come legna da ardere, Ma nella tradizione pugliese è un tipo di pasta e per estensione è una specie di matterello scanalato che serve a preparare queste paste.
Gabriele Parenti

Lascia un commento