Dopo l’entusiastico successo ottenuto a Salisburgo con la Tosca in forma di concerto, l’opera lirica ritorna all’83° Maggio musicale fiorentino con uno dei maggiori capolavori di Verdi, La forza del destino. Sul podio si erge ancora una volta l’instancabile Zubin Mehta, impegnato a dirigere orchestra e coro del Maggio e affiancato da un validissimo cast di interpreti, composto da
Amartuvshin Enkhbat (Don Carlo), Saioa Hernández (Leonora), Roberto Aronica (Don Alvaro), Annalisa Stroppa (Preziosilla), Ferruccio Furlanetto (Padre Guardiano), Nicola Alaimo (Fra Melitone) ed Alessandro Spina (il marchese di Calatrava). La regia è affidata a Carlus Padrissa, uno dei fondatori della straordinaria compagnia La fura dels Baus, che anni fa aveva stregato il pubblico di Firenze con una strepitosa regia della Tetralogia wagneriana.
La forza del destino debuttò a San Pietroburgo nel 1862, ma negli anni successivi venne revisionata da Verdi e, nella nuova veste, debuttò a Milano nel 1869. La prima al teatro del Maggio sarà venerdì 4 giugno alle 19 (repliche alla stessa ora il 7, 10 e 16, mentre il 19 sarà alle 15,30). Il 6 giugno alle 21 l’opera verrà trasmessa sulla piattaforma ITsART.
Nella conferenza stampa di presentazione il sovrintendente Pereira, in collegamento telefonico da Dresda, ha sottolineato di essere felice di avere un regista come Padrissa, che propone una lettura avanguardistica dell’opera verdiana, aggiungendo che Mehta sta facendo un lavoro meraviglioso con l’orchestra e i cantanti. Proprio Zubin Mehta (lui presente insieme al regista ed ai cantanti in teatro) è apparso raggiante: «Sono molto felice di lavorare con un grande regista come Padrissa e con una compagnia di cantanti di alto livello. La forza del destino è un’opera molto profonda e che affronta diverse tematiche: l’amore in vari aspetti, la guerra, il destino, ovviamente, ma anche il razzismo nei confronti di Don Alvaro, discendente dagli Incas». Il regista catalano espone alcuni aspetti della sua regia: «Anzitutto è un’opera musicalmente molto difficile, in quanto alterna momenti buffi a momenti seri, con un’orchestra molto importante. Nel destino vi è l’essenza della vita, che io immagino come una nave, ma che in sostanza rappresenta la Terra, dove tutto avviene. L’amore fra Alvaro e Leonora, una sorta di modello di altri amori impossibili, è come un buco nero: io faccio il confronto con la pietra gettata nell’acqua, che genera cerchi concentrici, come delle onde che si perdono nell’universo. Per cercare di rendere questa dimensione spazio-temporale, realizzeremo una prospettiva infinita nella scenografia, sfruttando il palcoscenico in tutta la sua profondità di circa 70 metri e dando molto rilievo alle luci e alle proiezioni, che in realtà accentuano la visione tridimensionale. Passato, presente e futuro coesistono sullo stesso piano, ma si va dal XVIII secolo, per poi passare al presente e quindi al futuro». Padrissa ricorda comunque che nel finale si ritornerà alla preistoria, perché tutto sarà distrutto dopo un’orribile guerra con innumerevoli vittime; il regista ha ripensato alle famose parole di Einstein, che affermava di non sapere come sarebbe stata combattuta la terza guerra mondiale, ma era certo che nella quarta sarebbero stati utilizzati bastoni e pietre.
Per info ed acquisto biglietti www.maggiofiorentino.com
Luca Summer

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