Capita a tutti di trovarsi, in ambienti politically correct, a discutere del “gigantesco” conflitto di interessi di Berlusconi e sentirsi “confidare” che la più grande colpa delle maggioranze di centrosinistra è stata l’incapacità di varare, quando avevano i numeri, una legge che lo risolvesse.
Incapacità? Vogliamo scherzare?
Prodi, D’Alema e tanti altri marpioni della politica, in carriera quando ancora il Biscione non era nato, infinocchiati da Berlusconi? Oppure a contrattare con lui chissacosa in cambio di non si sa che?
La verità è un’altra, banalissima. Ma in Italia proprio questo succede: delle verità banali non si tiene conto. Vengono nascoste e rimosse.
Non si può cancellare il conflitto di interessi che riguarda Berlusconi senza affrontare i tanti, tantissimi, conflitti di interesse che investono il mondo imprenditoriale, della finanza e dell’industria, italiano. Quel mondo che, senza avere la vocazione editoriale, detiene la totalità degli organi di informazione al fine di sostenere i propri affari che si svolgono in altri settori: industria, assicurazioni, banche, etc.
Sono quegli stessi giornali e quegli ambienti che sostennero l’azione di un gruppo di magistrati tesa a cancellare un’intera classe politica all’inizio degli anni ’90. E lo fecero assieme a partiti politici che poi divennero protagonisti della cosidetta seconda repubblica: PDS, Lega, MSI.
Ed è per non recidere questo groviglio che il centrosinistra non ha affrontato il conflitto di interessi di Berlusconi, non per incapacità.
Perché il groviglio costituisce l’essenza, la causa e l’effetto, della seconda repubblica e della sua genesi.
Gli ingenui se ne stanno con il cronometro in mano a contare il minutaggio riservato dalle tv ad ogni parte politica. Ma la “ciccia” sta altrove. La troviamo quando giornali, radio e tv provocano oscillazioni di borsa, offrono o nascondono, secondo convenienza dei loro proprietari, notizie di reato, fanno da apripista ai nodi scorsoi coi quali le banche strozzano o danno ossigeno alle imprese.
Insomma, alterano il mercato rendendo ridicolo l’agitarsi di una miriade di autorities che dovrebbero garantirne correttezza e trasparenza.
Tutto questo avviene nella totale indifferenza di una classe politica imbelle e comunque impossibilitata ad intervenire per i legami che si determinarono nella sciagurata stagione che portò a cancellare un’intera classe politica composta, come in ogni luogo e in ogni tempo, di lestofanti e di galantuomini.
Di Craxi è bene che si parli per il valore emblematico della sua figura. Coloro che trassero vantaggio dal “golpe” mediatico-giudiziario di Tangentopoli, che si appropriarono del potere politico o dei beni dello Stato tramite le privatizzazioni vorrebbero oggi imporre la vecchia abitudine italica di non fare mai i conti con il passato: con il fascismo, con l’essere stati comunisti, con l’aver creato imperi economici grazie alla benevolenza del potere politico, etc. Si vorrebbe imporre sempre che “chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto”.
E invece, per capire i problemi di oggi è indispensabile sapere come ci siamo arrivati e attraverso quali solidarietà interne e internazionali. Se non altro perché rispetto alla torta di aziende pubbliche saccheggiate e di benefits conquistati grazie ai nuovi assetti politici e di potere da imprenditori che scatenarono senza risparmio i giornali di cui ancora sono padroni, le tangenti di allora e quelle che continuano ora, sono bazzecole.
Di tanto in tanto, guardarsi allo specchio è, dunque, indispensabile.
Nicola Cariglia

L’analisi proposta da Cariglia, rispecchia ( e scusate il gioco di parole… ) quello che è oggi lo stato attuale e sulla perpetuante incapacità di un intera classe politica di affrontare superandolo un blocco della democrazia che diviene poi nei fatti una ridutio delle libertà sia individuali che collettive. Nel senso che questo sistema così smaccatamente sbilanciato verso la politica del leader e nn verso l’azione riformatrice di governo a tutela dei diritti e di doveri dei concittadini, e dico di tutti senza distinzione di casta o di classe, viene posto a tutela solo e soltanto del leader, il capo, a maggior ragione se poi è anche il proprietario. E mentre tutto questo rafforza il CDS, dall’altro si giustifica il comportamente anch’esso leaderistico e semmai più spregiudicato per assenza di mezzi ma del tutto simile del CSN. E io? Cittadino che sta in mezzo a questa pinza che posso fare? Ma prima di tutto posso fare qualcosa senza per forza dover entrare nelle grazie del capo per servirlo di tutto punto? Da vecchio socialista affrontavo le questioni nei direttivi di sezione e di partito e magari firmavamo documenti impegni insomma ” il popolo ” prendeva posizione. Oggi questo nn c’è e i Partiti, balurado di ogni democrazia, rappresentano oggi e purtroppo( con la pseudolegittimità del bipolarismo ) il più delle volte solo emanazioni, probosciti di padroni segretari Nazionali, tanto poi con la stratificazione culturale operata in questi anni basterà un sondaggio per capire l’umore del cittadino o per istillargli paura. Allora Caro Cariglia, anche se l’ho fatta lunga, la mia è una semplice domanda, le cose che sollevi sono giuste e degne ma ritieni esaustive chiuderle in questo contenitore? ( sul tipo ci siamo fatti la discussione… ok come siamo bravi… )O pensi che la tua analisi possa essere calata nella realtà diventare opinione condivisa… se è così ( e così dovrebbe essere) che strumento proponi almeno cosa fare per nn essere tacciai d solonitudine.
Craxi io l’ho vissuto, da socialista convinto e credo che il suo miglior messaggio sia stato quello di concedere il diritto di parlare di politica a tutti. Ma questo ne fu anche un limite concedendo diritto di tribuna a ” nani e ballerine… ” che oggi siedono in comode poltrone parlamentari, alla corte dei re.
Con Affetto Gianfranco Dott. Salzano
Ma nessuno riflette. Si continua a pensare che se il comunismo ha fallito è ancora colpa dei Romanoff!