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PARENTI SERPENTI?

L’unità socialista non può prescindere da una più ampia aggregazione laica, che guardi con interesse alle tematiche care al repubblicanesimo democratico, al federalismo europeo, al liberalismo riformista ma anche all’ambientalismo liberale, e faccia della società civile il suo principale interlocutore.
Perché ciò sia possibile, convinti da sempre che la forma equivalga alla sostanza, avanziamo una proposta che suonerà a taluni provocatoria e a talaltri irrituale: a Bertinoro si disponga una tavola rotonda. di Giulio Laroni

di Giulio Laroni | 12 Febbraio 2007

L’unità socialista non può prescindere da una più ampia aggregazione laica, che guardi con interesse alle tematiche care al repubblicanesimo democratico, al federalismo europeo, al liberalismo riformista ma anche all’ambientalismo liberale, e faccia della società civile il suo principale interlocutore. E’ quanto da sempre ribadito dal Gruppo dei Centouno e dal Polo laico liberalsocialista, non da ultimo in occasione della movimentata assemblea che si è tenuta a Roma sabato 10 febbraio. Un’assise, quella romana, alla quale i Centouno non hanno fatto mancare una massiccia presenza, con suoi esponenti – oltre venti persone – venuti da Toscana, Veneto, Puglia, Lombardia, Lazio e Campania, ma che, complice la cattiva organizzazione, non si è purtroppo espressa con la dovuta chiarezza circa questa fondamentale priorità “inclusiva” e non già “preclusiva”.
Ed è precisamente in un contesto “inclusivo” che dovrà strutturarsi il seminario che si terrà il 3 e 4 marzo a Bertinoro, che servirà ad approfondire i temi politici e programmatici su cui fondare un’azione politica comune, a stabilire il percorso organizzativo e a definire i tempi e i modi di una Costituente di tutti i laici italiani: senza dimenticare di tendere la mano a quell’area riformista che sta stretta nei Ds e che trova in Nicola Rossi e Peppino Caldarola i suoi più qualificati rappresentanti, ma anche a quella corrente autonomista che in nome di un non meglio precisato “diritto di tribuna” ha scelto, con risultati deludenti, di candidare propri dirigenti nelle liste di Forza Italia.
Sarà un processo che dovrà necessariamente partire dal basso: il modus operandi dovrà emergere da un dibattito approfondito e costruttivo e non già da un documento precedentemente redatto a computer, le scelte dovranno essere prese in modo corale e le alleanze – da decidersi soltanto nel momento in cui le condizioni lo richiederanno e quando sarà nota la legge elettorale con la quale si andrà alle urne – non potranno costituire motivo di divisione.
Perché ciò sia possibile, convinti da sempre che la forma equivalga alla sostanza, avanziamo una proposta che suonerà a taluni provocatoria e a talaltri irrituale: a Bertinoro, invece della canonica presidenza con uditorio plaudente, si disponga una tavola rotonda. Senza tema di dare a socialisti, ma anche repubblicani, liberali e socialdemocratici, la possibilità di intervenirvi con pari dignità.
Dando un segnale preciso, forte e inequivocabile di discontinuità e cambiamento.
Ecco la sfida che ci viene posta. Ecco la sfida di tutti – ma proprio tutti – quelli che chiedono la novità con la vis vitalis di un ideale, che nessun magistrato potrà mai mettere a tacere.
E invocano a gran voce una concezione innovativa, giovane e moderna della politica. Facciamola nostra.

Giulio Laroni
g.laroni@pensalibero.it

Pubblicato in : Primo piano

Info Giulio Laroni

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Gabriele Ariola

    13 Febbraio 2007 alle 22:53

    Mio caro,vecchio amico e compagno franchini,
    non me ne volere,considero il tuo invito a rivolgerci direttamente al popolo laico,liberale e socialista tanto nobile,quanto di difficile attuazione.Non disponiamo degli indispensabili mezzi madiatici,tantomeno delle risorse finanziarie necessarie.Il mezzo telematico è assolutamente insufficiente.
    La politica è l’arte del possibile.Occorrono pazienza,perseveranza,volontà di dialogo e…qualche pelo sullo stomaco,purtroppo.Una volta stabiliti gli inderogabili limiti,a salvaguardia dei propri irrinunciabili principii,occorre anche capacità di mediazione.Per concretizzare quanto più possibile di corrispondente agli ideali messi in gioco.
    Da quasi tre lustri mi ero ritirato,disgustato,dalla politica attiva,lo sai.Sono ritornato con te,anche per te.
    Da troppo tempo non mi reco più alle urne e,quelle rarissime volte che ho deciso di farlo,mi sono dovuto,montanellianamente,turare il naso ed altro.Sono stufo di tutto ciò!
    La strada che il tuo animo generoso(di cui sono da oltre trent’anni diretto tesimone) ci indica,credo vada percorsa solo quale ultima,estrema,disperata ratio.Una volta esperito ed,ahimè,fallito ogni altro più realistico tentativo.
    Solo allora sarò disposto a gridare insieme a te nel deserto.Poi ,non mi resterà altro che tornare al mio splendido isolamento,appena interrotto.
    Con l’affetto e la stima di sempre,
    Gabriele

    Rispondi
  2. franchini

    13 Febbraio 2007 alle 17:45

    Mi stanno a cuore, per spontanea ammirazione, le sorti di un galatuomo quale Nicola Cariglia senza il cui sforzo -almeno io- alcuno di noi avrebbe incentivi alla discussione, protestazione, esposizione di idee.
    E’ inutile che ciascuno di noi faccia la propria storia.
    Correggo, affettuosamente Mercanzin, per dirgli, qualora non ne avesse avuta corretta notizia che solo lo scrivente franchni –sin quando fu presente – per due volte, a Roma, protestò, con la consueta e forse discutibile veemenza sia la illogicità delle proposte avanzate dal “tavolo” di presidenza, sia le conclusioni -pratiche e di interesse di gruppi altri- cui si voleva impropriamente addivenire. Qualcuno presente, ricorderà e testimonierà.
    Ciò detto, non posso che rappresentare il mio stupore che sulla mia lettera aperta a Nicola e sulle riflessioni di Di Maro non si sia formalizzato un dibattito, cha al contrario qui si legge.
    Così ci si disperde e poichè i luoghi non contano trasferisco in queste pagine, alla fine di questo scritto, le mie riflessioni, che apertamente sono di soluzioni opposte a quelle che pone il giovane Laroni. Invito De Maro a fare altrettanto. Per completezza di dialogo.
    Ancora una volta rilevando –pretendo di essere smentito- che le chiacchiere e i bizantinismi furono buoni – e sono purtroppo ancora buoni- al parlare del sesso degli angeli, in una società formale e formalizzata, occupata ed egemonizzante.
    Qui, occorrono nuovamente i giacobini. Per definire il perchè, il come, il quando dell’essere giacobini (ma fa tanta paura questa parola?) in autonomia di pensiero e azione, con idee e proposte e intenzoni chiare. Per intervenire, concretamente, alla salvezza dallo sfascio economico, lavorativo, morale, sociale cui tutti assistiamo.
    Creiamo, allora, senza remore e pur diversi –la dialettica è quella democrazia su cui fondiamo il credo- un gruppo, un partito, un movimento di opinione. Sfuggendo l’apparenza dei belli e bravi e buoni, con il fiore all’occhiello e seduti a prendere il caffè in piazza.
    So come fare la mia battaglia di rispetto verso la mia storia e verso la storia di tutti. E la continuerò nella forza di tutti gli atti, anche umili, della mia vita. Non attendo -nè mi attendo o chiedo consacrazioni o lasciti o prebende. La vita è presenza Non attualità del fraseggio.
    Invito tutti , con umiltà, a riflettere sulle esigenze e necessità di quei -ormai 5000000- di concittadini in fascia di povertà; ai concittadini che lavorano e non rubano nell’inefficienza, nelle collusioni. Ai quali non può interessare nulla delle parità dei “tavoli” e dei discorsi sul liberismo o socialismo riformista o repubblicanesimo democratico.
    Siamo alla follia del nulla. Mi dissocio. Poi, ognuno scelga secondo la propria verità o ipocrisia.

    “Caro Nicola,
    sai bene che ieri sono pervenuto a Roma, presso la riunione autoconvocata, solo per omaggio alla tua persona.
    Questa pubblica affermazione non è l’anticipazione di un diritto al ringraziamento ma la chiave di accesso –anche la sintesi e conclusione- delle mie considerazioni e valutazioni sull’avvenimento in sè e sulle desunzioni e risoluzioni che se ne devono, a mio avviso, trarre.
    Sgombrando il campo da ogni sotterfugio dialettico credo sia emerso palesemente che la tua moderata azione, gradualistica, per portare alla aggregazione su una comune piattaforma politico/programmatica si sia dimostrata non praticabile, per un radicata alternanza di interessi e indirizzamenti diversi che si sono rivelati.
    Ho dovuto prendere atto che il tuo intervento, capacemente propositivo e illuminato nei toni, non ha trovato quell’adesione, quell’affidamento riflessivo, che pure, per i suoi significati, meritava.
    Non è questa lettera una attestazione di una ”sconfitta”. Traggo, dall’esperienza, una crescente considerazione per la tua politicità. Che, però, invito ad essere consapevole e determinata sino in fondo.
    Caro Nicola,
    credo –e giro questo mio credo a quanti leggeranno- che la tua attesa -nonchè sensibilità- verso l’autonomia di una aggregazione laica liberale e socialista (come ti piace affermare) vada –questa si, autonomamente- affermata. Credo che i tempi dei tentativi e dei tentennamenti, delle attese e dei gradualismi, delle aggregazioni e federazioni varie, non abbiano più ragione e spazio.
    Molti sono attenti alla tua persona e a quanto vai proponendo e lavorando. Un’attenzione che non desidera essere coinvolta in artefizi, la tua prudenza e sincerità ne sono consapevoli. Un’attenzione guadagnata sul campo e che su questo campo intende progettare, aggregarsi, lottare.
    Qui è, quindi, un invito: preparare e avviare il processo politico che hai pensato. Costituendo una realtà politica (quale sia il nome non importa, ma potrebbe anche essere “pensalibero”, che già ne rappresenta il punto di discussione e coagulo) che, consentimi, trovi il collante primordiale nell’enciclopedismo, attualizzandolo. Così da superare d’un colpo -con il ritorno al prologo delle teorie politiche da cui ognuno per varie espressioni proviene- divisioni e contrasti ipotetici e formali, finanche setacciando interessi. Condensando dialettiche di confronto per un progetto autenticamente innovativo.
    Progetto che, già di per sè, può manifestarsi nella formulazione e applicazione della democrazia telematica, con quelle forme ritenute più confacenti ai conferimenti delle deleghe e, perchè no, alla raccolta dei fondi necessari al mantenimento della struttura.
    Ti invito, quindi, ad assumere le responsabilità che la fiducia e la stima di quanti ti conoscono, anche solo attraverso i tuoi editoriali, riversano e riverseranno sulla tua persona.
    So che tu sai che non ti troverai solo e gradirei che alla fine di questa mia si attivasse un sondaggio: un si o no alla costituzione di quella formazione politica -qui auspicata- che sia espressione della tua attenzione sociale.
    Ti ringrazio per la considerazione che vorrai avere di questa mia, ”

    franchini

    Rispondi
  3. Raffaele MAURO

    13 Febbraio 2007 alle 15:13

    Caro Fabio,
    io penso che il potenziamento di pensalibero sia veramente importante. Io stesso vi avevo offerto le mie energie per Roma, ma mi è stato detto di attendere.
    Decidetevi una buona volta !

    Rispondi
  4. Fabio Amiranda

    13 Febbraio 2007 alle 13:23

    Cari amici e compagni di pensalibero,
    sulle nostre teste pendono scelte rispetto alle quali la nostra capacità d’influenza è “realpoliticamente” debole.
    Attorno all’egemonia berlusconiana da un lato, e a quella ulivista dall’altro, hanno proliferato “piccoli orticelli” e “partiti ad personam” dediti alla raccolta delle briciole, senza ricambio interno di classe dirigente e d’indirizzo politico, (il partito di di pietro, il partito di ascanio, il partito di boselli, il partito di de michelis e quant’altro).
    Prassi che, a onor del vero, ha riguardato in modo ancora più assordante i partiti più grandi degli schieramenti. L’irriducibilità del pluralismo politico-culturale e delle molteplici fratture esistenti nel nostro paese (Nord-Sud, innovatori-conservatori, particolarismi sociali, inclusione/esclusione) ad una logica maggioritaria sostanzialmente bipartitica (i vari partitini personalini del 2% sono diciamo cosi, per nobilitarli, “correnti politiche”) ha prodotto un’offerta politica globale “falsamente” variegata incapace di soddisfare, di sintetizzare, una domanda politica cosi frammentata.
    Riporre attesa, fiducia, energie, nelle vecchie schegge incancrenite dei partiti che furono non porta ai risultati sperati. Ho vissuto sulla mia pelle l’inconsistenza politica delle dirigenze dei vari partitini della diaspora socialista.
    Si era presentata un’occasione irripetibile, sappiamo che in politica i treni al massimo passano una sola volta: riunficare in un solo contenitore i socialisti, puntare su volti giovani, sull’entusiasmo dell’unità ritrovata, su poche ma significative “riconoscibili” proposte concrete (altro che l’utopistica abolizione del concordato) e realizzare all’interno del centrosinistra un buon bottino elettorale.
    Una nuova forza compatta che, successivamente avrebbe potuto allargare i suoi confini alle altre forze laiche, e soprattutto avrebbe potuto frapporsi tra Ds e Margherita, agganciando i vari malpancisti.
    Nanismo e politica politicante hanno vanificato un progetto che pure aveva sollevato l’interesse di molti giovani e dell’opinione pubblica.
    D’altra parte, data la staticità e l’immobilismo dell’attuale sistema politico, dati gli equilibri consociativi esistenti che il quadripartito unico (ds-margherita-forza italia-an) difenderanno strenuamente, i due partiti o federazioni (possibile mediazione) unici o uniche si faranno per forza d’Inerzia.
    Che fare?
    A Pensalibero l’onere di consolidarsi come gruppo d’opinione che possa in un modo diverso e innovativo fare politica. In una democrazia, non esistono soltanto i partiti, ma anche i gruppi d’opinione. Indipendente e autonomo dai vari partitucoli esistenti, un gruppo d’opinione può cavalcare le frontiere della democrazia telematica, contribuire alla maturazione del sistema politico, dell’elettorato.
    La democrazia senza etica della responsabilità, senza decisione, autorità, degenera in oligarchia corrotta e corruttrice, in cui regnano protervia, cinismo e arroganza del potere. Unire ed Europeizzare l’Italia, preservarla da scenari sudamericani, rigenerare la democrazia dai comitati d’affari, affrancare il paese dal crescente disagio sociale e dai corporativismi di gruppo, dovrebbe essere il fine politico di una formazione che ambisca a raccogliere la migliore eredità delle tradizioni politico-culturali del paese.
    E stiamo attenti al gattopardismo!

    Rispondi
  5. Beppi Lamedica

    13 Febbraio 2007 alle 11:45

    Caro Giulio,
    sostieni che “[…] invece della canonica presidenza con uditorio plaudente, si disponga una tavola rotonda. Senza tema di dare a socialisti, ma anche repubblicani, liberali e socialdemocratici, la possibilità di intervenirvi con pari dignità.[…]”

    La tua proposta è la logica conseguenza delle tue convinzioni “[…]L’unità socialista non può prescindere da una più ampia aggregazione laica, che guardi con interesse alle tematiche care al repubblicanesimo democratico, al federalismo europeo, al liberalismo riformista ma anche all’ambientalismo liberale, e faccia della società civile il suo principale interlocutore[…]”

    Di conseguenza “[…]è precisamente in un contesto “inclusivo” che dovrà strutturarsi il seminario che si terrà il 3 e 4 marzo a Bertinoro, che servirà ad approfondire i temi politici e programmatici su cui fondare un’azione politica comune, a stabilire il percorso organizzativo e a definire i tempi e i modi di una Costituente di tutti i laici italiani […]”

    Ma perché l’unità socialista non dovrebbe prescindere da una più ampia aggregazione laica? Forse per sottrarsi al richiamo del Partito Democratico in cui vi sarebbe l’egemonia degli eredi del PCI? Ma l’unità socialista non potrebbe, invece, realizzarsi con un soggetto politico che si richiama al socialismo europeo, come preferisce Macaluso?

    Forse non è l’unità socialista la cosa essenziale. Ciò che è necessario è smetterla con l’antipolitica (antiberlusconiani versus anticomunisti) e risvegliare la lotta politica. Questa scaturisce solo dal confronto di dignitose opzioni politiche che, oggi, hanno riferimento più nei partiti europei che nei soggetti politici italiani. Di qui la scelta di alcuni socialisti, quindi non di tutti. Se confondersi con gli eredi del PCI costruendo un Partito Democratico che faccia riferimento al socialismo europeo oppure contribuendo a costruire un soggetto politico nazionale che faccia riferimento ai liberali europei. Questo è il compito storico dei socialisti liberali, dei socialdemocratici e dei liberalsocialisti. Sta a loro scegliere, piuttosto che ai liberali di confondersi con chi persegue la chimera dell’unità delle forze laiche. Piuttosto potrebbe essere auspicabile l’unità laica tra un soggetto politico che si riferisce ai liberali europei e un Partito democratico che si riferisse al socialismo europeo. Naturalmente ponendosi in alternativa ai conservatori, eventualmente riuniti in un partito che faccia riferimento ai democristiani europei. Ma la condizione essenziale, lo ripeto, è che sussistano almeno due soggetti: l’uno liberale e l’altro socialista.

    La ristrutturazione del sistema politico, in questa direzione, passa anche da una diversa legge elettorale, di qui la priorità da dare a questo argomento. Ma di questo se ne parlerà in altra occasione.

    Beppi Lamedica – attivista liberale

    Rispondi
  6. SPFD+

    13 Febbraio 2007 alle 11:12

    Cari compagni/amici,
    per fare certe operazioni, bisognare essere in grado di:
    1) muovere (e smuovere) le masse
    ovvero
    2) agganciare chi le masse le muove.

    la 1) mi pare difficile (salvo chiedere sostegno a Trochetto Telecom e ai suoi potenti mezzi mediatici).

    La 2) sarebbe fattibile. Ma ci vuole un progetto chiaro, alcune persone nuove e credibili, cioè un INIZIO sano ed innovativo . Poi sono necessari i i vecchi saggi (!?) che conoscono la poltica (quella vera non la filosofica politica), le persone che la fanno nonchè i politicanti di varia natura che lavorino nel sottobosco della politica.

    Certo che se tutti si sentono i nuovi Nenni o i nuovi Einaudi, il discorso muore prima di iniziare qualsiasi avventura…

    Quindi se i matusalemme senza arte nè parte (in senso politico), i politicanti di quartiere/paese, vedono nel progetto un modo di uscire dal limbo di una vita politica mediocre, chiudiamo tutto e appassoniamoci ad un altro progetto o guardiamoci Sanremo in TV!!!!
    Non è che, peraltro, veda delle facce nuove migliori. Anzi, quelli più giovani sono senza idee (o con poche idee), senza convinzioni e spesso parlano ed agiscono come i peggiori politicanti. Vedere, sentire, facce nuove che parlano della politica e non dei problemi del Paese, mi fa paura.

    Quindi, e chiudo, facce nuove di persone convinte, con idee e fuori dagli schemi sostenuti da matusalemme, dai politicanti di di cui sopra.

    Rispondi
  7. Gino Di Maro

    13 Febbraio 2007 alle 10:25

    Saluto il ritorno del giovane Laroni alla politica con un grande tiro di orecchi per il lungo periodo di assenza.
    La proposta di una tavola rotonda è allusiva da un lato, è politicamente valida dall’altra.
    Stiamo vivendo un momento molto delicato, oserei dire un crocevia politico della vita politica nazionale ove le scadenze sono: congressi in vista della nascita (ormai certa, salvo aborti spontanei) del c.d. Partito Democratico; scissione conseguente dell’ala meno burocratizzata dei DS; elezioni amministrative (da non sottovalutare).
    Opportunamente i Socialisti ed anche l’area laica liberal/socialista si interroga e si riunisce. Sarà solo una passeggiata piacevole in Romagna?
    A tutti pongo una domanda che apre una discussione reale sul convegno di Bertinoro: Al di là delle rotondità, a Bertinoro cosa vi aspettate?
    Non è consentito sottrarsi a questa domanda!

    Rispondi
  8. Giampaolo Mercanzin

    13 Febbraio 2007 alle 08:18

    Roma porta male!

    Mi sa che le riunioni fatte a Roma non portano bene al POLO LAICO.
    Anche quella di Gennaio si è rivelata un vero fallimento.
    Credo che ciò sia dovuto alla preoccupazione dei “romani” che si attivano di fronte ad un susseguirsi di iniziative territoriali, delle quali sperano di ottenere il controllo.
    Da quanto ne so hanno fatto bene Cariglia e Laroni ad essere critici in merito.
    Se ci sarà Bertinoro, e noi saremo compatti. DA NORD A SUD o VICEVERSA, probabilmente potrà nascere veramente quell’incontro LIBERTARIO che agogniamo!

    Rispondi
  9. franchini

    13 Febbraio 2007 alle 00:42

    Non condivido, nè posso condividere per quanto nella mia lettera a Nicola Cariglia, argomentazioni che sollecitano -pure ricercando diversità di approcci- una continuità di confronti che nulla può apportare ad una formulazione innovativa della presenza laica, intesa a largo spettro, come viene ad essere testimoniata da “pensalibero”.
    Non ha nessun senso inseguire o perorare quando si ha, si deve, avere la coscienza e la capacità di “rischio” politico nell’individuare e indirizzare.
    Alla fine il “gioco delle chiacchiere”, se può essere affascinante per conquistare amori e prestigio, stanca. E si perdono, nei fraseggi esausti, gli amori e il prestigio.
    Allora, ci si conti! Pochi o molti –certi- si agisca.
    I “tavoli”, ricordano i casino. Privilegio una popolare tombola dove ogni numero ha una casella certa.
    franchini

    Rispondi
  10. Raffaele MAURO

    12 Febbraio 2007 alle 21:09

    Proposta di Laroni:
    “Perché ciò sia possibile, convinti da sempre che la forma equivalga alla sostanza, avanziamo una proposta che suonerà a taluni provocatoria e a talaltri irrituale: a Bertinoro, invece della canonica presidenza con uditorio plaudente, si disponga una tavola rotonda. Senza tema di dare a socialisti, ma anche repubblicani, liberali e socialdemocratici, la possibilità di intervenirvi con pari dignità.
    Dando un segnale preciso, forte e inequivocabile di discontinuità e cambiamento.
    Ecco la sfida che ci viene posta. Ecco la sfida di tutti – ma proprio tutti – quelli che chiedono la novità con la vis vitalis di un ideale, che nessun magistrato potrà mai mettere a tacere.
    E invocano a gran voce una concezione innovativa, giovane e moderna della politica. Facciamola nostra.”

    Per quanto mi riguarda non mi interessa fare parte del pubblico plaudente di Bertinoro, nè di perdere tempo con i nulladicenti veterotutto di 70 o 30 anni.
    La concezione giovane, innovativa, moderna della politica cui Laroni si riferisce per quanto mi riguarda è la sua concezione, la mia concezione, la nostra concezione che noi vogliamo condividere con altri.

    Rispondi
  11. Gabriele Ariola

    12 Febbraio 2007 alle 18:51

    Caro Giulio,
    condivido ed è quello che avrei detto a Roma se,visto l’andamento dell’assemblea,non avessi preferito non parlare.
    Del resto,molti miei interventi su queste pagine e sul forum della RnP sono andati in tal senso.
    Ho riportato il tuo articolo sul forum della RnP.

    Rispondi

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