Prima di alzare il ditino e dirci quel che dobbiamo fare i Francesi devono imparare ad accogliere. Troppo facile crearsi l’alibi incolpando l’Italia per chi sa quale nefandezza. Che avrebbe compiuto. Pare che Macron abbia seri problemi.
Ma non c’è chiarezza. Intanto la Francia blinda i confini e schiera 500 agenti alle frontiere. E sospende la ricollocazione dei 3500 rifugiati che aveva promesso di accogliere.
Ma l’azione più aberrante è l’appello agli altri Paesi UE a fare altrettanto. Ritorsioni a non finire. Ma la Germania non ci sta e boccia la linea dura della Francia, con la promessa di accogliere attenendosi al meccaniosmo di solidarietà anche nei confronti dell’Italia che ha permesso lo sbarco di tre navi.
Mentre l’UE pensa di convocare un vertice ad hoc che dovrebbe fare il punto sulla situazione, sulla nuova crisi portando avanti una iniziativa europea. Forse solo a livello tecnico, senza escludere l’ipotesi della presenza dei Ministri dell’interno. Ne dà notizia ANSA.
Non sono simpatici, non ostante la nonchalance e la raffinatezza di alcuni pari alla ignoranza, supponenza e arroganza di altri.
Gli eredi di Asterix, dopo aver devastato, per mere ragioni mercantili la Libia che è una delle cause principali dei nostri problemi migratori, ci vogliono dare lezioni di umanità.
Ricordiamo ai cuginastri i respingimenti a manganellate di Ventimiglia anche su donne incinte e la vergogna di Calais. Prendere a pretesto e crearsi l’alibi per disattendere impegni assunti per alcune improprie ed improvvide affermazioni di qualche esponente della maggioranza è stupefacente… Collaborazione non deve essere mai sinonimo di sottomissione..
Dopo l’affaire della Francia e la sua reazione inconcepibile, sostenuta vergognosamente da alcuni esponenti della sinistra e del PD in particolare.
Mentre gli uomini di buona volontà, si stringono attorno al Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana. Al Governo tutto e al Parlamento. Dovrebbero farlo tutti gli Italiani di qualunque parte politica.
Intanto, nella stessa giornata si assiste allo spettacolo inverecondo del Presidente del Consiglio raffigurata in un manichino vestito da militare e appeso a testa in giù. Alla quale rivolgiamo tutta la nostra sentita solidarietà.
Non occorre sottolineare l’orrore suscitato dai collettivi, odiatori seriali. Proprio quelli che, a destra e a manca, accusano altri di seminare odio.
Non se ne fanno una ragione quelli di una sinistra malata gravemente quasi in fase terminale, tanto il loro rancore è forte veemente e talvolta piuttosto autoritario. Mi rifiuto di usare l’abusatissimo termine fascista come loro fanno nei confronti della destra, avendone fatta anche unica ragione di propaganda elettorale. Certo, perché Treccani lo dà sinonimo di autocratico, dispotico, dittatoriale nonchè prepotente. Proprio come alcuni, non tutti, componenti e rappresentanti della sinistra più sinistra e infausta. “Pulsione sovversiva” può andare meglio, forse.
Ma alcuni sinceri e onesti esponenti di quella parte, più equilibrati, se ne stanno accorgendo, aprono gli occhi e scappano verso lidi centristi.
Come il Sindaco di Bagno a Ripoli, cittadina alle porte di Firenze che ha fatto outing , non sessuale bensì politico, e ha scritto una lettera aperta ai suoi concittadini.
“Care amiche e cari amici,
care cittadine e cari cittadini,
senza troppi giri di parole, ho deciso di lasciare il Partito Democratico. Per me non è stata una decisione per niente facile.
È il partito che ho contribuito a fondare 15 anni fa. Che ha segnato il mio cammino politico e amministrativo dal 2007 ad oggi. A cui ho dato anima e corpo. So che molti potrebbero non capire né condividere la mia scelta di lasciare il PD e aderire a Italia Viva, che oggi per me è l’unica casa possibile per i riformisti e dove sono convinto di ritrovare quel “fuoco” per la politica che stavo perdendo.
Non me ne vado con rancore né per rivalsa verso nessuno. Ma mi sento perso in un partito che su temi cruciali per il Paese non solo non ha una visione comune, ma lancia anzi messaggi fortemente contraddittori. Che non ammette nemmeno la propria sconfitta alle urne. E che anziché rispondere immediatamente al proprio elettorato sceglie di tentennare sei mesi prima di andare a congresso. Sono da sempre un riformista convinto.
Questa è la linea a cui resto e resterò sempre fedele.
Compio questo passo con una convinzione: a Bagno a Ripoli e sul territorio metropolitano come consigliere delegato, in questi anni abbiamo lavorato tanto, si sono create relazioni forti con le colleghe e i colleghi sindaci, abbiamo vinto molte battaglie insieme e ottenuto bellissimi risultati, facendo crescere il territorio e la comunità. Ai cittadini dico che il mio impegno non verrà meno. Anzi, sono convinto che se possibile aumenterà ancora, forte di un consenso che va oltre ai partiti e grazie anche al rinnovato entusiasmo che ritrovo con il passo che faccio oggi”.
Francesco Casini (sindaco di Bagni a Ripoli)

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