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Paragonare Hamas a Mandela e’ disinformazione pura

Mentre il piano di pace di Trump sta muovendo i primi passi Hamas sta già cercando di reagire alla sua sconfitta militare ed al suo inedito isolamento politico. Nonostante il piano preveda il totale disarmo delle brigate Al Qassam e la sua esclusione da ogni futuro governo della Striscia Hamas sta cercando di garantirsi in nuove forme la sua sopravvivenza come organizzazione politica. Il terreno prescelto è ancora una volta quello della comincazione pubblica, dimensione in cui l’ organizzazione terroristica ha dimostrato di avere notevoli capacità prima e soprattuto dopo il 7 ottobre.

di Marco Mayer | 12 Ottobre 2025

Mentre il piano di pace di Trump sta muovendo  i primi passi Hamas sta già cercando di reagire alla sua sconfitta militare ed al suo inedito isolamento politico. Nonostante il piano  preveda il totale disarmo delle brigate Al Qassam e la sua esclusione  da ogni futuro governo della Striscia  Hamas sta cercando  di garantirsi in  nuove forme la sua sopravvivenza come organizzazione politica. Il terreno prescelto è ancora una volta quello della comincazione pubblica,  dimensione in  cui l’ organizzazione terroristica  ha dimostrato di avere notevoli capacità prima e soprattuto dopo il 7 ottobre. Dalle fonti pubbliche disponibili si intuisce che sono due le direzioni delle  iniziative di propaganda avviate in quesi giorni cruciali. La prima è rivolta a reclutare una nuova generazione di  fondamentalisti palestinesi (soprattutto giovani) per riorganizzare la resistenza  e ai quali promettere  l’ eterno paradiso dopo l’  eventuale martirio. In questo ambito la comunicazione in arabo  punta a diffondere il pensiero e l’ azione  dei più importanti combattenti che hanno sacrificato la loro vita. Il tentativo è  di creare e diffondere  un un nuovo  pantheon di eroi dedicato ai leader che  hanno combattuto e sono stati uccisi dopo il 7 ottobre 2023.  Si tratta della creazione di un falso  mito che in nasconde le responsabilità di chi ha usato i civili palestinesi come scudi umani  secondo quella e’ una vera e propria ideologia della morte. Un esempio recentissmo di questo primo livello di comunicazione è rappresentato dall’ esaltazione delle parole pronunciate dal portavoce delle Brigate Quassam Abu Obeida ucciso dalle IDF  alla fine di agosto 2025.

https://www.palestinechronicle.com/as-ceasefire-takes-effect-al-qassam-revives-abu-obeidas-words-of-faith-and-defiance/?utm_source=emailoctopus&utm_medium=email&utm_campaign=The%20Palestine%20Chronicle%20Newsletter%2C%20October%2010%2C%202025

Accanto alla campagna tesa a creare nuove forme di adesione e  consenso nella società palestinese Hamas sta cercando di far passare in modo sottile e sofisticato un nuovo messaggio all’ opinione pubblica internazionale e a quella europea in particolare. Lo scopo è nobilitare le proprie attività terroristiche (7 ottobre compreso) per accreditare una idea positiva  dell’ organizzazione. Ciò avviene in parte  sfruttando il network Pro-pal nonche’ una parte (influente, ma reputo minoriraria) della vasta rete della Fratellanza Mussulmana presente in Europa e negli Stati Uniti. Ma  l’ aspetto più insidioso è il nuovo messaggio veicolato da diversi canali televisivi e social media e innanzitutto da Al Jazeera. A questo proposito è emblematico il programma “Inside Story”  andato in onda ieri.What’s next for the Palestinian resistance movements? | Israel-Palestine conflict News | Al Jazeera https://share.google/du4q9aYMPjPBKmbT6

Qual’  il messaggio? In sostanza si vuol far passare l’ idea che Hamas equivale ad altre organizzazioni resistenza armata che una volta cessate le ostilità si sono trasformate in movimenti e partiti politici come ad esempio è accaduto con Nelson Mandela in Sud Africa. Per quanto ardita e completamente falsa questa  equivalenza potrebbe trovare consensi nella realtà in cui viviamo cosi’ vulnerabile 

 alla disinformazione. L’ auspicio è che ci sia finalmente una  effettiva capacità  di contrastare questo tipo di narrazioni che potrebbero creare  nuovi ostacoli al processo di pace appena avviato.

Marco Mayer

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: accordo di pace, conflitto palestinese, gaza, hamas, israele, Mandela, Onu, tregua

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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